Il prologo alterna una tournée di concerti al gioco di seduzione di Onassis. Ambivalenza della donna di fronte a un bivio. Poi il filo della narrazione diventa cronologico e ci accompagna in quattro scenari principali: la New York degli anni ’30, Atene sotto l’Occupazione, l’Italia musicale degli anni ’50 e la Parigi degli anni ’70.

Due domande dominano il racconto: Perché ha voluto costruire la Callas? Come ci è riuscita? Il perché si chiarisce a New York, nelle condizioni della sua infanzia e persino della sua nascita, e in primo luogo nel rapporto con la madre. Il come trova la sua risposta ad Atene, dai 13 ai 21 anni.
Il film cerca a questo punto di resuscitare la grande Callas, evocando gli anni della Scala, tra il 1951 e il 1957.
Nel 1959, le due domande sono simmetriche rispetto a quelle iniziali: Perché ha voluto distruggere la Callas? Come ci è riuscita?
In questa parte è il suo vissuto intimo a essere messo in scena. Nella sua vita coesistono due mondi che si escludono: l’ascesa della musica e la “società dei caffé”.
Tutto è doppio in lei: selvaggia e piccolo borghese, musicista intrattabile e ragazzina frivola, regina dell’opera e schiava dei suoi amori, ecc.
La distruzione della Callas è anche quella della figura della diva e il film iscrive la fine della Divina nel ribaltamento dei mondi. Il mondo della Callas, quello dei piroscafi e della rappresentazione umana, si conclude all’inizio degli anni ’60.
Il sacro abbandona il mondo dell’arte per spostarsi verso la tecnica. La Callas sarà l’ultima diva.

























