Alex Gambino al Motor Bike Expo 2012

Motori

Come già annunciato, una delle principali novità del Motor Bike Expo 2012 sarà l’ “apertura” del salone della moto di Verona alle 4 ruote. Protagoniste di una grande area, nel padiglione 5, saranno infatti le Hot Rod, ovvero le auto, per lo più statunitensi, profondamente personalizzate. In realtà l’iniziativa non segna un cambio di rotta ma piuttosto l’ampliamento della prospettiva entro al quale già si muove il MBE che punta ad abbracciare un panorama più completo del genere custom. Nel campo delle personalizzazioni, infatti, la contrapposizione tra moto e auto è praticamente inesistente e in molti casi i protagonisti del settore sono gli stessi e le fonti di ispirazioni le medesime.

L’evento clou del padiglione 5 sarà la customizzazione live di una Dodge Coupé del 1948 in una sorta di workshop ideato e organizzato dal Rumblers Car Club. A coordinare l’intervento di un gruppo di specialisti italiani del settore sarà un’autentica star delle personalizzazioni e cioè Alex Gambino, tecnico statunitense di chiare origini italiane, uno dei massimi esperti americani del settore, considerato tra i numeri 1 al mondo.

A raccontare la storia un po’ “maledetta” (e proprio per questo più affascinante) di Gambino è Romano Brida, Presidente dei Rumblers italiani, che è volato in Texas nell’aprile del 2011 appositamente per conoscerlo e che è riuscito a portarlo a Verona.

“Se alla vita di Gambino dovessimo dare un titolo – esordisce Brida – potremmo utilizzare quello ideato dalla storica rivista americana “Gearhead” e pubblicato, in italiano, per il reportage che gli ha dedicato nel 2009: “Una vita riacquistata dalle belle macchine!”. L’headline , forse linguisticamente non impeccabile, fa però subito comprendere che è grazie alla passione per le auto che Alex è riuscito a raddrizzare un’esistenza che sembrava compromessa da gravi problemi con la giustizia e da conseguenti, lunghi periodi di detenzione”.

Alex Gambino nasce a Buffalo (New York) l’11 settembre 1958. La sua è una famiglia di italo americani da tre generazioni, una vita tranquilla in una cittadina rurale e dei parenti con un cognome e delle attività un po’ “particolari” nella città di New York. La passione di Alex per le auto si manifesta fin da bambino: il padre e il nonno avevano diverse auto, tra cui una Chevrolet Impala del 1959 su cui riversavano passione e tempo libero. Alex soffriva di asma e quindi era costretto a trascorrere lunghi periodi in casa che occupava costruendo modellini di auto.

“Alex dice scherzando – è sempre Brida a raccontare – che ha pronunciato la famosa frase “Choppin’ Cars is not a Crime” già all’età di 6 anni mentre con un coltello da cucina scaldato tagliava e modificava le carrozzerie dei suoi modellini”.

Gambino ha 13 anni quando i suoi genitori si separano ed emigra con la madre in California. Ad attirare i due verso il grande stato dell’Ovest è sicuramente il clima ma anche la convinzione (che poi si rivela errata) che in California non c’è la mafia italo-americana. Per Alex la nuova casa coincide con un’esplosione di passioni: musica, sesso, auto, moto, club di motociclisti, gang messicane e soprattutto droga.

I primi problemi con la giustizia arrivano quando è ancora minorenne e con il passare del tempo si ingigantiscono al punto che Alex trascorrerà ben 17 anni detenuto in diversi istituti penitenziari statunitensi. Gli interminabili periodi in carcere permettono ad Alex di sviluppare due grandi passioni: l’abilità nella lavorazione dei metalli, già acquisita nel periodo correzionale in riformatorio trascorso in carrozzeria, e l’arte del tatuaggio.

“Anche per la sua profonda passione per le auto LowRide, Gambino ha sempre avuto un look più simile ai Cholos che non agli italo-americani: si trovava quindi – racconta Brida – in una situazione paradossale di integrazione, non rientrando in nessuno dei diversi gruppi razziali presenti nel sistema carcerario americano (afromaericani, bianchi anglosassoni, sudamericani)”.

“Aveva un unico modo per schierasi apertamente e farsi accettare dalla sua comunità bianca ed erano i tatuaggi, sia quelli che porta ancora sul suo corpo sia quelli che realizzava con grande abilità. Ancora oggi dice che è tra i migliori “tattoo artist” del sistema penitenziario americano”.

Finalmente, nel 1992, Alex salda i conti con la giustizia del suo paese e, avendo dedicato gli anni della prigione a leggere, studiare e disegnare Custom Car, comprende che questo mondo gli offre l’opportunità per ricominciare a vivere. Inizia così a lavorare duramente su carrozzerie e sistemi idraulici di sospensione, prima sulle auto degli amici poi presso una carrozzeria di San José.

“Alex continua a realizzare i suoi sogni a quattro ruote – sottolinea Romano Brida – in uno stile sempre più classico e tradizionale “lowbrow” anni ’60 che non sempre coincide con lo stile “street rod” delle auto custom negli anni ’90”. “All’inizio del nuovo millennio decide di aprire il suo Garage: “Gambino Kustoms” diventa subito un luogo interamente dedicato allo stile ’60 che sempre ha appassionato Alex. Da sottolineare il forte ruolo di sua moglie Suzie in questa nuova avventura”.

Il resto è storia recente, molto conosciuta: decine di progetti su auto, pickup e Hot Rod che stanno influenzando da anni gli appassionati sia negli Stati Uniti che in Europa. Una panoramica dei suoi si trova sul sito http://gambinocustoms.com/

“Alex – conclude Brida – vive tutto questo in modo semplice e schietto come ha fatto per il resto della sua vita. Oggi è uno dei customizer più stimati e interessanti della scena statunitense. Ma la prima volta che l’ho incontrato, ad Austin, per il “Lone Start Round Up”, dopo una decina di minuti che chiacchieravamo, Alex ha chiesto alla sua inseparabile Suzie di scattarci una foto con la sua macchina fotografica. Voleva avere un ricordo di un appassionato che dall’Italia era “volato” in Texas per un raduno di auto. Questo è Alex Gambino”.

2 Commenti

  1. bambo ha detto:

    con codesta posa da stupido dove vuoi andare povera italietta

  2. WiseGuys ha detto:

    Bambo povero…

    Conoscilo e poi parla…
    Altro che noi italiani….

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