“Credo che sia una situazione arrivata a questo punto perché la Juventus ha notato che questo sistema che preclude una vera e propria difesa induce gli avvocati quasi a convincere il tesserato al patteggiamento. Gli avvocati si trovano in conflitto con i loro assistiti. E’ difficile spiegare a chi si crede innocente a patteggiare. Io non entro nel merito del singolo caso. Questo è sintomo che qualcosa che non va. Non credo che sia spia sul fatto che non funzioni la commissione disciplinare o Andrea Agnelli.

A non funzionare è questo sistema, altrimenti la prossima volta sarà uguale, affrontiamo il problema alla radice. Non è il singolo giudice ad aver sbagliato, ma è l’ansia di rapidità”
. E’ quanto osserva l’avvocato Giulia Bongiorno su Tgcom24, intervistata da Antonio Bartolomucci di SportMediaset per il processo calcio scommesse.

Sul ruolo degli interrogatori dei collaboratori di giustizia aggiunge: “Noi dobbiamo escludere che ci sia solo un interrogatorio anche se fatto dalla persona più corretta del mondo; io stimo molto Palazzi e sono convinta che nel verbale ci sia la verità.

Metto in discussione il fatto che soltanto quando l’avvocato fissa il collaboratore di giustizia, facendo molte domande, confutando le illazioni, riesce a sgretolarne l’attendibilità. Se in vece quel soggetto non ha contraddittorio allora per forza resterà attendibile. Bisogna dare alla commissione disciplinare i mezzi per poter giudicare” .