A dieci anni dalla prematura scomparsa di Remo Binosi, venerdì 28 e sabato 29 settembre, il Festival Tramedautore rende omaggio all’autore veronese; uno dei più importanti esponenti della drammaturgia contemporanea italiana degli anni Novanta, che sarà protagonista di un’intensa due giorni al Piccolo Teatro Grassi dedicata alla sua produzione e alla sua poliedrica indole creativa.

Venerdì 28 settembre alle ore 19.00 il Piccolo Teatro Grassi ospita la rappresentazione de Il martello del diavolo prodotto da Teatri d’Imbarco. Messo in scena sotto la direzione delle stesse interpreti Maria Ariis e Paola Salvi, Il martello del diavolo è una raffinata indagine dell’universo femminile e un moderno testo teatrale che spazia dal registro drammatico a quello comico. «Remo era un “autore luminoso” e conoscerlo personalmente è stato un bel dono che la vita mi ha fatto – racconta Maria Ariis, che insieme a Binosi, Francesco Migliaccio e Carla Manzon hanno fondato la Compagnia “La nostra” – Poter oggi interpretare un suo testo che indaga temi comuni a ogni donna, mi permette di riallacciare un concreto dialogo con lui, un dialogo vivido e dolce, forse mai interrotto, neppure dalla sua scomparsa».

Scritto da RemoBinosi nel 1997 e rappresentato per la prima volta al Festival di PortoVenere con Carola Stagnaro e Daniela Poggi per la regia di OresteValente, Il martello del diavolo racconta di due donne, Ada e Laura, che s’incontrano in una casa al mare. L’occasione è quella di una vendita immobiliare.

Laura vuole vendere la sua casa e Ada potrebbe essere una potenziale cliente. L’incontro fortuito fra le due è l’innesco per la nascita di un rapporto che sarà molto profondo. Scoprono diverse analogie fra loro. In un gioco avvincente di svelamento progressivo, nell’arco di una sola giornata, Ada e Laura si raccontano, ricordano, arrivano a confessare il loro segreto. Le due donne, opposte e speculari, sono il tramite attraverso cui l’autore riesce ad affrontare le tantissime e variegate sfumature dell’universo femminile: la forza dell’amore, il matrimonio, la violenza subita, l’omosessualità.

Sempre venerdì al termine dello spettacolo teatrale, alle ore 20.30, la manifestazioneprosegue nel Chiostro di via Rovello con il reading del testo inedito La Regina Margò, diretto da Massimo Navone con Laura Marinoni, Francesco Migliaccio, Carola Stagnaro, Daniela Schiavone, Massimiliano Speziani, Luca Mammoli e Giusto Cucchiarini.

Una storia urbana, una riflessione sugli ultimi, ambientata ai giorni nostri. Vite dimenticate che si muovono nell’abbraccio della notte. In una stazione della metropolitana di una città in cui trovano rifugio senza tetto e disperati, quando fuori nevica e la temperatura precipita sotto zero, avanza una strana figura: è Margò. La donna è piccola, non più giovane ma illuminata da una strana bellezza che neppure gli abiti stracciati riescono a celare. Grazie a Margò, regina indiscussa di questo regno di anime perdute, veniamo a scoprire le storie degli altri abitanti del rifugio: unaprostituta dall’animo generoso, uno studente universitario che fatica a mantenersi agli studi, un vecchio divorato dalla malattia e dai rimorsi di un indicibile delitto da lui compiuto, un professore che teorizza sui costi e benefici derivanti da un atto suicida, una donna muta che comunica con il corpo la sua disperazione e infine un broker finanziario, capitato lì per sbaglio, che stringe al petto una misteriosa valigetta. Cosa conterrà? Forse il mezzo possibile per ambire a una vita normale? Un testo avvincente e di toccante attualità, in cui le vicende dei singoli personaggi diventano metafora di comportamenti sociali in un momento di crisi economica e mancanza di certezze per il futuro.

Sabato 29 settembre è il giorno dedicato agli incontri che si svolgeranno all’interno del lato conferenze del Teatro Grassi. Il via alle ore 12.00 con la drammaturga Renata M. Molinari e le attrici Franca Nuti e Maria Ariis che accompagnano il pubblico in una lezione-spettacolo attorno alle pagine del testo incompiuto di Remo Binosi L’Inganno, rivisitazione dell’omonimo racconto di Thomas Mann. Un’opera che il drammaturgo scomparso non ha avuto il tempo di completare: « “L’Inganno” è un testo incompiuto, non certo per difetto di parti, ma piuttosto per sovvrapporsi e moltiplicarsi di scene e situazioni. E soprattutto perché al testo è mancato il compimento della scena, quella relazione vitale con l’ interprete che ha così felicemente segnato tutto il teatro di Remo Binosi», spiega Renata M. Molinari, docente e drammaturga che ben conosce la scrittura di Binosi e che ha potuto completare il testo attraverso l’analisi delle varie stesure lasciate dall’autore, ultimando il difficile lavoro di ricostruzione del copione teatrale.

Al centro della vicenda narrata da Thomas Mann c’è Rosalie von Tümmler, una vedova cinquantenne che vive con il figlio Eduard, diciottenne, e con la figlia Anna, quasi trentenne. Ed è ad Anna che Rosalia confida l’intima percezione del suo corpo in mutamento e della sua perdita di vitalità. All’improvviso, insorge in Rosalie un’attrazione amorosa che credeva ormai impossibile, a suscitarla è un giovane amico del figlio. Il corpo sembra rispondere a questa “innaturale” ripresa di desiderio: tornano le mestruazioni. È una fugace primavera: quel sangue in realtà è frutto di un tumore che porterà Rosalie alla morte. Continua Renata Molinari «Vitalità di spirito e corso della natura, slanci dell’anima e limiti del corpo, costumi sociali e desiderio, primavera e maturità, amore e illusione, sincerità e artificio sono al centro di dialoghi sempre più fitti – e non privi di contrasti – fra le due donne, e al centro del testo di Binosi che scardina la trama del racconto e ne esalta i temi trasferendo il soggetto in ambito teatrale: le protagoniste sono ora Nora eCarla, due attrici che devono interpretare i personaggi di Rosalia e Anna erivivere nella loro relazione le circostanze, le inquietudini e soprattutto le domande con le quali l’autore si addentra nel racconto di Mann, indagandone le radici e gli echi, verso la costruzione di una drammaturgia del tutto figlia del suo teatro».

Accompagnati dalla voce guida della Molinari e dalle letture di Franca Nuti e Maria Ariis curate da Francesco Migliaccio (artisti con cui l’autore aveva iniziato a lavorare al progetto), si ripercorrono dunque le varie tappe di scrittura compiute dall’autore. Una preziosa occasione per lo spettatore di spiare il “dietro le quinte” del percorso creativo di un drammaturgo e di analizzare i meccanismi d’ingegno che portano al compimento di un’opera.

Alle ore 14.30, invece, è la volta dell’incontro L’attesa: dal teatro al cinema dedicato alla pièce L’attesa, testo che ha fatto conoscere Remo Binosi al grande pubblico, permettendogli di conquistare il Biglietto d’oro Agis come migliore novità italiana nel ’94 e che nel 2000 è diventato un film, Rosa e Cornelia, diretto da Giorgio Treves. Durante l’incontro Giorgio Treves e la regista teatrale Cristina Pezzoli raccontano la sensibilità e la capacità di Binosi di scrivere e pensare per il teatro e per il cinema, influenzata dalla sua natura creativa e della sua professione di critico. Tra aneddoti e letture, intervengono: Paola Donati, direttrice artistica del Teatro Due di Parma e leattrici Elisabetta Pozzi, Carla Manzon, Stefania Rocca e ClaudiaDella Seta. «Quando lessi “L’attesa” fui profondamente emozionato e pensai che anche il pubblico cinematografico non sarebbe rimasto insensibile alla storia di Rosa e Cornelia».

Racconta Treves. «Il testo ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento, a cui non si può rimanere indifferenti. I fatti e i personaggi obbligano a prendere posizione, a non restare spettatori passivi. Nonostante l’azione fosse ambientata nel ‘700, i contenuti erano universali e di grande attualità». L’attesa resta lo spettacolo di Binosi più rappresentato, è stato infatti ripreso al Teatro Tzavta di Tel Aviv, a Parigi al Théatre de la Bonne Graine e a Barcellona nel 2011 al Teatro Lliure. «Quando un testo ha il successo che, fin dagli esordi, ha avuto “L’attesa”, significa che l’autore è riuscito a coniugare la potenza simbolica della narrazione alla semplicitàdella comunicazione», spiega Cristina Pezzoli. «Quello che ho amato da subito nel testo di Remo era la sua anima “pop”. Uno scritto contemporaneo “travestito” da testo classico.

I grandi archetipi letterari – il rapporto Serva-Padrona, il Doppio, il Grande Seduttore Casanova, la Maternità, il Male e la Morte – sono raccontati con abili cambi di registro narrativo: dalla commedia al dramma, dal noir fino a sfiorare la tragedia. Una lingua originale e sorprendente, con una naturale verve comica che garantisce una presa certa sul pubblico, paragonabile a quella di certe “macchine da guerra” come i testi di Goldoni e di Eduardo. Credo che questi possano essere alcuni degli ingredienti del successo de “L’attesa”: una storia che mette il pubblico e gli interpreti nella condizione di fare un’intensa ginnastica dell’anima».

La giornata di sabato 29 settembre prosegue alle ore 16.00 con il monologo Sognanti recitato da Daniela Poggi, primo testo teatrale di Binosi portato in scena nel ’92 da Rosa di Lucia. La manifestazione si chiude alle ore 16.30 con l’interpretazione di Carola Stagnaro in Fausta testo scritto per La Confessione di Walter Manfrè.