Federica Abbate a MEGAMODO: “Ho bisogno di cantare la mia verità”

FocusMusica

E’ in rotazione radiofonica e disponibile in streaming e download “Fiori sui balconi”, il primo singolo di Federica Abbate che segna il suo esordio come cantautrice. Dopo essersi affermata come prolifica hit-maker scrivendo per altri artisti brani di grandissimo successo come “Roma–Bangkok” o “L’amore eternit” per un totale di oltre 400 milioni di views, è adesso pronta ad esordire con un brano scritto e, per la prima volta, interpretato interamente da lei.

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E’ online anche il video ufficiale di “Fiori sui balconi”, prodotto da Takagi e Ketra, girato a Londra e diretto dai Trilathera, che descrive la sensazione di sentirsi inadatti e fuori luogo, spesso avvertita dai giovani d’oggi. Federica trasmette questo stato d’animo attraverso l’immagine di una stravagante che girovaga per il capoluogo inglese in pigiama, tra l’imbarazzo e gli sguardi indiscreti della gente.

In pochissimi anni, Federica è diventata una tra le autrici più prolifiche dell’attuale scena musicale, spesso grazie al sodalizio artistico con Alfredo “Cheope” Rapetti Mogol. Definita dai media “penna di platino”, ha firmato grandi hit per Fedez (“L’amore eternit”, “21 grammi”), Baby K e Giusy Ferreri (“Roma-Bangkok”), Francesca Michielin (“Nessun grado di separazione”), classificatasi al secondo posto del Festival di Sanremo 2016. Federica continua tuttora la sua attività di autrice e tra gli artisti che cantano sue canzoni ci sono Arisa, Alessandra Amoroso, Noemi, Lorenzo Fragola, Giusy Ferreri, Rocco Hunt, Jake La Furia e molti altri.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Federica Abbate, che ci ha raccontato del suo nuovo primo progetto discografico.

Prima esperienza diretta: com’è cresciuta questa esigenza?
Io sono nata come autrice, da songwriter; in seguito una canzone in particolare, “In radio”, scelta con mia grande gioia da Marracash, ci fece rendere conto che poteva essere cantata da una voce femminile e il punto è stato che la mia voce si adattava profondamente a quella melodia, era quasi come un’unione non slegabile con il brano, un tutt’uno. Quello è stato il mio primo passaggio inconsapevole da autrice a cantautrice: tutto è avvenuto in maniera assolutamente naturale. Infatti ho iniziato a cantare canzoni non tanto perché ero intonata e avevo una bella voce ma perché volevo dire delle cose. Ad un certo punto è nata una serie di brani che avevano appunto un linguaggio molto personale, descrivevano me in maniera molto viscerale, oltre ad avere un’identità melodica adatta alla mia voce; da lì poi è nata la consapevolezza e il bisogno di cantare le mie canzoni.

Quali sono stati gli spunti per la nascita di “Fiori sui balconi”?
Io sono sempre stata fortemente influenzata dal pop oltreoceano e ho sempre avuto una forte curiosità per tutte quelle che sono scritture un po’ lontane dall’Italia, un po’ nordiche. In secondo luogo c’era proprio una necessità di presentarmi agli altri con una sorta di biglietto da visita, non solo musicalmente ma anche descrivendo la mia persona come essere umano. Diciamo che “Fiori sui balconi” mi descrive proprio in quella che è la mia veste d’eccellenza, il “fuori luogo” che è sempre stata una tematica ricorrente nella mia vita; ho sempre avuto un’emotività un po’ burrascosa, sopra le righe, e paradossalmente è stato anche questo mio essere fuori luogo che mi ha aiutato giorno dopo giorno a fare dei passi verso la realizzazione dei miei sogni.

Tanti brani importanti composti: nel momento in cui inizi una composizione pensi a chi verrà affidato il tuo testo, a te stessa o sei mentalmente incondizionata?
C’è la Federica che scrive per altri, quindi che ripone su altri dei pensieri che comunque le appartengono, ma non abbastanza profondamente da sentirli propri: poi c’è la Federica che mantiene un certo distacco. Il testo di “Fiori sui balconi” mi appartiene in modo intimo ed esclusivo, anche e soprattutto nelle sue sfumature più “scomode, imperfette e sbagliate”. Una sorta di manifesto.

E’ più difficile scrivere per te stessa o per gli altri?
Per me scrivere è un qualcosa di molto spontaneo, di molto istintivo; diciamo che è più sofferto scrivere per me che per altri, perché comunque scrivere di se stessi per se stessi è una sorta di autoanalisi; invece, quando vai a scrivere per altri, comunque mantieni una forma di distacco, è un’esperienza “emotivamente” meno pesante.

Come credi sia indirizzato il tuo futuro artistico?
Sicuramente avrà una matrice autoriale, ma io spero di cuore di avere man mano sempre più spazio per poter dire la mia. Oggi più che mai ho bisogno di dire la mia verità, di parlare agli altri in prima persona. Non solamente scrivere per interpreti delle emozioni da cantare. Spero di cuore che venga apprezzata la mia verità oltre a quella che poi ovviamente cucio sugli altri.

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