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	<title>MEGAMODO &#187; BIM</title>
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		<title>Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, dai racconti al grande schermo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 14:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giustino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva il 2 aprile nelle &#8220;Il piccolo Nicolas e i suoi genitori&#8221;, film tratto dai racconti di René Goscinny Jean-Jacques Sempé, editi in Italia da Donzelli. Protagonisti del film diretto da Laurent Tirard e distribuito in Italia da BIM, Maxime Godart nel ruolo di Nicolas, Valerie Lemercier, Kad Merad, Sandrine Kimberlain. Questa la trama: Nicolas [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva il 2 aprile nelle &#8220;Il piccolo Nicolas e i suoi genitori&#8221;, film tratto dai racconti di René Goscinny Jean-Jacques Sempé, editi in Italia da Donzelli. Protagonisti del film diretto da Laurent Tirard e distribuito in Italia da BIM, Maxime Godart nel ruolo di Nicolas, Valerie Lemercier, Kad Merad, Sandrine Kimberlain. Questa la trama: Nicolas conduce una vita serena. Ha due genitori che gli vogliono bene, un gruppo di amici carini con cui si diverte e non ha per niente voglia che qualcosa cambi… Ma un giorno Nicolas ascolta una conversazione tra i suoi genitori che lo induce a credere che sua madre sia incinta. In preda al panico, immagina il peggio: presto arriverà un fratellino che occuperà così tanto spazio che la sua mamma e il suo papà non si occuperanno più di lui e arriveranno persino ad abbandonarlo nel bosco come Pollicino…<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/wp-content/uploads/2010/03/550_Piccolo_Nicolas1.jpg' alt='una scena del film' /><br />
&#8220;I produttori Marc Missonnier e Olivier Delbosc hanno avuto l&#8217;idea di adattare Il Piccolo Nicolas e hanno pensato che io fossi la persona giusta per farlo, quindi mi hanno contattato.&#8221; dichiara Tirard, regista e sceneggiatore.  &#8220;Sono cresciuto con Il Piccolo Nicolas, lo leggevo quando ero adolescente. È un&#8217;opera che mi corrisponde e mi parla. Ho immediatamente visualizzato come sarebbe stato il film.&#8221;<br />
<span id="more-59040"></span><br />
Tirard, già regista di &#8220;Molière&#8221;, si è trovato a misurarsi con un colosso della letteratura e del fumetto contemporano, quel René Goscinny già papà di Asterix. &#8220;Fin dalla prima telefonata, ho provato un certo timore nei confronti del soggetto. Ma se hai paura, non ti puoi buttare! Non potevo passare il mio tempo a chiedermi che cosa avrebbero pensato Sempé o Goscinny. Ci vuole l&#8217;incoscienza per lanciarsi! E sperare che il risultato piaccia. Io e Grégoire Vigneron, il mio co-sceneggiatore da sempre, ci siamo immersi nell&#8217;opera e anche nella vita di René Goscinny. Dopo aver parlato con Anne Goscinny, mi è venuta voglia di capire cosa c&#8217;era di René Goscinny in questo personaggio che era così vicino a lui. Sapevo che la chiave dell&#8217;adattamento era sia nella suoi racconti sia nella sua vita. Ho quindi cercato di capire il personaggio René Goscinny. Era un uomo che cercava il suo posto nella società e contava di conquistarselo attraverso il riso.&#8221;<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/wp-content/uploads/2010/03/550_Piccolo_Nicolas2.jpg' alt='una scena del film' /><br />
Per riprodurre un universo ad altezza bambino, Tirard si è ispirato chiaramente a Steven Spielberg. E&#8217; un processo particolare, perché i racconti di Sempé e Goscinny hanno una duplice chiave di lettura, sia fanciullesca che adulta. Dunque, da una parte c&#8217;era l&#8217;esigenza di adattarsi all&#8217;universo dei piccoli, dall&#8217;altra quella di ripoporre comunque uno sguardo più adulto nei confronti di quel mondo. Ad ogni modo, il materiale che Tirard e Vigneron avevano elaborato poteva coprire dodici ore di film, per cui molte situazioni e personaggi sono stati giocoforza elisi. &#8220;La maestra è un personaggio chiave nella serie, perché un numero enorme di scene è ambientato nella scuola e la classe è un luogo molto importante. Dovevamo anche tenere Il Brodo, per via del suo soprannome e perché in una frase si fa un riferimento esplicito a lui. La nonna è un personaggio molto divertente, ma non avevamo abbastanza spazio per farla esistere. In pratica abbiamo conservato i personaggi a cui abbiamo potuto dare vita nel contesto della doppia storia che ci eravamo prefissati: la paura di Nicolas dell&#8217;abbandono e la cena con il capo per mostrare l&#8217;ambizione sociale dei genitori.&#8221;, spiega ancora Tirard.<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/wp-content/uploads/2010/03/550_Piccolo_Nicolas3.jpg' alt='una scena del film' /><br />
&#8220;Le Petit Nicolas&#8221; è ambientato negli anni Cinquanta, dunque si tratta di un film in costume. Tuttavia, non c&#8217;è una collocazione precisa per il film, convenzionalmente ambientato nel 1958 ma in realtà possessore più che altro dell&#8217;aura e dell&#8217;aspetto del tempo. Il riferimento diretto è &#8220;Mio Zio&#8221; di Jacques Tati, proprio del 1958. Da Tati il film di Tirard eredita non solo un certo &#8220;zeitgeist&#8221; ma anche il gusto per il dettaglio significativo, la gestione dei tempi comici e probabilmente anche quel tocco di irrealtà che caratterizza l&#8217;atmosfera del film. Proprio per questo è stato fondamentale il lavoro sulla scenografia, curata da Françoise Dupertuis, essenziale e in bilico tra fantastico e realistico. </p>
<p>Per quel che riguarda gli interpreti, la scelta di Maxime Godart è stata apprezzata anche da Sempé stesso, che lo definisce &#8220;straordinario&#8221;. Per Tirard, non poteva che essere lui il protagonista, data la straordinaria somiglianza. &#8220;Abbiamo scritto il personaggio della madre per Valérie Lemercier, con l&#8217;ansia che potesse rifiutare. Tra l&#8217;altro, quando l&#8217;ho contattata, aveva appena finito di girare sul lunghissimo set di Agathe Cléry e non aveva molta voglia di iniziare delle nuove riprese. Ho dovuto convincerla e ci sono riuscito spiegandole in tutta sincerità perché la sua partecipazione era per me fondamentale.&#8221;, racconta il regista. Per il padre Kad Merad, &#8220;ero rimasto colpito da Kad Merad nel film &#8220;Je vais bien, ne t’en fais pas&#8221; dove interpretava alla perfezione un «tipo normale»! Il successo di Giù al nord lo ha confermato: gran parte degli spettatori si erano identificati in lui. Era l&#8217;attore giusto per il padre di Nicolas. È un quadro intermedio che va in ufficio tutte le mattine, che ha un po&#8217; paura del suo capo e sogna di avere un aumento.&#8221;<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/wp-content/uploads/2010/03/550_Piccolo_Nicolas5.jpg' alt='una scena del film' /><br />
&#8220;La maestra è come una seconda mamma per i bambini. Doveva quindi essere molto dolce e io la immaginavo anche molto emotiva. Si fa spesso scavalcare dai bambini, che adora e nei confronti dei quali deve dimostrarsi autorevole, e anche dal direttore della scuola. Sandrine Kiberlain, con i suoi grandi occhi azzurri, esprime questa dolcezza. Ha un talento naturale nel trasmettere le sue emozioni in modo molto sottile, solo con uno sguardo o con un movimento. Era l&#8217;attrice di cui avevo bisogno per il genere di commedia che desideravo realizzare.  Ero rimasto molto colpito da François-Xavier Demaison in teatro e avevo voglia di lavorare con lui. Istintivamente sentivo che interpretato da lui Il Brodo (il custode, NdR) avrebbe funzionato bene. Ha lo stesso lato un po&#8217; schietto del personaggio, ma è anche in grado si esercitare l&#8217;autorità.&#8221;<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/wp-content/uploads/2010/03/550_manifesto_nicolas.jpg' alt='la locandina del film' /><br />
Cosa si può dire quindi di &#8220;Il piccolo Nicolas e i suoi genitori&#8221;, a sentire i suoi &#8220;nuovi papà&#8221;? Per Tirard, fan dei racconti, il film è stato l&#8217;espediente per poter imparare a lavorare con i bambini, che per un regista è sempre una sfida; per Sempé &#8221; il film rappresenta un momento perfetto, fuori dal tempo, fuori da tutto, rispetto alle tante cose che nella vita ci opprimono e ci schiacciano&#8221;; per Anne Goscinny, la figlia di René che ha collaborato alla sceneggiatura, &#8220;in quanto appassionata di letteratura, penso che questo film possa facilitare l&#8217;accesso all&#8217;opera editoriale del Piccolo Nicolas.&#8221; Il Piccolo Nicolas infatti ha già più di cinquant&#8217;anni: nasce nel 1959. Muove i primi passi in Sud-Ouest Dimanche e nei primi numeri di Pilote. È circondato da una banda di amici: Alceste, il ciccione che mangia in continuazione, Geoffroy che ha un padre che gli compra tutto quello che vuole, Agnan, sicuro che nessuno oserà mai picchiarlo perché porta gli occhiali, Marie-Edwige, l&#8217;unica bambina, etc. Nel suo universo ci sono anche gli adulti: i suoi genitori, la sua maestra «che è graziosa», il Brodo, il simpatico sorvegliante e altri ancora. Un po&#8217; maldestro, un po&#8217; chiassoso, ma con un cuore grande, nel film Nicolas spiega perché non sa ancora cosa farà più avanti: «perché la mia vita è bella».</p>
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		<title>Callas Assoluta, un film di Philippe Kohly</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 07:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prologo alterna una tournée di concerti al gioco di seduzione di Onassis. Ambivalenza della donna di fronte a un bivio. Poi il filo della narrazione diventa cronologico e ci accompagna in quattro scenari principali: la New York degli anni &#8217;30, Atene sotto l&#8217;Occupazione, l&#8217;Italia musicale degli anni &#8217;50 e la Parigi degli anni &#8217;70. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prologo alterna una tournée di concerti al gioco di seduzione di Onassis. Ambivalenza della donna di fronte a un bivio. Poi il filo della narrazione diventa cronologico e ci accompagna in quattro scenari principali: la New York degli anni &#8217;30, Atene sotto l&#8217;Occupazione, l&#8217;Italia musicale degli anni &#8217;50 e la Parigi degli anni &#8217;70.<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_callas.jpg' alt='Callas Assoluta' /><br />
Due domande dominano il racconto: Perché ha voluto costruire la Callas? Come ci è riuscita? Il perché si chiarisce a New York, nelle condizioni della sua infanzia e persino della sua nascita, e in primo luogo nel rapporto con la madre. Il come trova la sua risposta ad Atene, dai 13 ai 21 anni.<br />
<span id="more-17665"></span><br />
Il film cerca a questo punto di resuscitare la grande Callas, evocando gli anni della Scala, tra il 1951 e il 1957.<br />
Nel 1959, le due domande sono simmetriche rispetto a quelle iniziali: Perché ha voluto distruggere la Callas? Come ci è riuscita?<br />
In questa parte è il suo vissuto intimo a essere messo in scena. Nella sua vita coesistono due mondi che si escludono: l&#8217;ascesa della musica e la &#8220;società dei caffé&#8221;.<br />
Tutto è doppio in lei: selvaggia e piccolo borghese, musicista intrattabile e ragazzina frivola, regina dell&#8217;opera e schiava dei suoi amori, ecc.</p>
<p>La distruzione della Callas è anche quella della figura della diva e il film iscrive la fine della Divina nel ribaltamento dei mondi. Il mondo della Callas, quello dei piroscafi e della rappresentazione umana, si conclude all&#8217;inizio degli anni &#8217;60.<br />
Il sacro abbandona il mondo dell&#8217;arte per spostarsi verso la tecnica. La Callas sarà l&#8217;ultima diva.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Savage Grace di Tom Kalin</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 15:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Savage Grace, tratto dal libro omonimo di Natalie Robins e Steven ML Aronson, racconta l’incredibile storia vera di Barbara Daly, ragazza di bassa estrazione sociale che sposa il magnate Brooks Baekeland, aitante erede della fortuna accumulata dal padre, Leo, inventore della bakelite. Barbara è bella, rossa e carismatica, ma disperatamente inadeguata alla classe sociale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Savage Grace, tratto dal libro omonimo di Natalie Robins e Steven ML Aronson, racconta l’incredibile storia vera di Barbara Daly, ragazza di bassa estrazione sociale che sposa il magnate Brooks Baekeland, aitante erede della fortuna accumulata dal padre, Leo, inventore della bakelite.<br />
<img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_130DW080129.jpg' alt='Savage Grace' /><br />
Barbara è bella, rossa e carismatica, ma disperatamente inadeguata alla classe sociale e al mondo del marito. La nascita dell’unico figlio della coppia, Tony, rischia di compromettere il precario equilibrio di questa unione di estremi. Crescendo, il ragazzo si sente un fallimento agli occhi del padre e sviluppa un rapporto sempre più simbiotico e morboso con la madre, che getterà le basi di una tragedia di spettacolare efferatezza e decadenza.<br />
<span id="more-17671"></span><br />
Il film si sviluppa in 6 atti, che abbracciano un periodo di tempo che va dal 1946 al 1972. Le grandi ambizioni sociali dei Baekeland e la loro scintillante “bella vita” li portano in giro per il mondo. Seguiamo così l’inarrestabile ascesa e la tragica caduta di questa famiglia, sullo sfondo di New York, Parigi, Cadaqués, Maiorca e Londra. </p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_151DW1477.jpg' alt='Savage Grace' /></p>
<p>INTERVISTA CON TOM KALIN</p>
<p>Che cosa l’ha attratta, all’inizio, in “Savage Grace”? Come già per SWOON, lei ha scelto ancora una volta una storia d’amore tabù, che culmina in un omicidio. Perché?</p>
<p>Diversi anni fa, Christine Vachon mi ha dato da leggere il libro ‘Savage Grace’ di Natalie Robins e Steven ML Aronson. Sono rimasto colpito dalla straordinaria verità del nucleo della storia dei Baekeland, ma ancora di più dagli echi da tragedica classica. Mi hanno affascinato la malinconica bellezza della vicenda, il conflitto fra eleganza e violenza. Ma il terribile epilogo del film, la morte di Barbara, è solo una parte della sua storia. L’originalità del suo personaggio tipicamente americano (una self-made woman degli anni ’40, con l’istinto e l’audacia di un giocatore d’azzardo) e la sua brillante ascesa e devastante caduta contenevano, secondo me, tutti gli elementi di un dramma appassionante.</p>
<p>Lavorando al film SWOON, e documentandomi su quel caso (la storia vera di due ragazzi omosessuali, Leopold e Loeb, che uccidono quasi per gioco un tredicenne), sono rimasto affascinato dalle ambiguità di fondo di quella vicenda, in particolare da un interrogativo di fondo:  qual’era, se c’era, la personalità dominante fra i due? E se da un lato sono convinto che sia stato Richard Loeb a uccidere fisicamente il piccolo Bobby Franks, credo anche che quella che legava Leopold e Loeb fosse una chimica particolarmente esplosiva. In questo senso, anche per  SAVAGE GRACE mi sono posto una domanda fondamentale: è stato Tony a uccidere sua madre, o è stata sua madre, in realtà, ad averlo cresciuto alimentandone il narcisismo fino a farne l’arma che poi l’avrebbe uccisa?</p>
<p>Ma soprattutto, sono stato attratto da questi due personaggi profondamente fragili e imperfetti, per i quali provo in fondo uno strano senso di lealtà e empatia. (“Non giudicare se non vuoi annoiare il pubblico” &#8211; diceva Orson Welles). La tragedia, com’è ovvio, è una delle tante inevitabili vicende umane. Parafrasando una recensione del libro ‘Savage Grace’, quella dei Baekeland è “la storia del fallimento profondo dei più elementari doveri dell’amore”.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_276DW1218897.jpg' alt='Savage Grace' /></p>
<p>Il film attraversa epoche ed atmosfere diverse, in un periodo di rapidi cambiamenti. Quali licenze artistiche ha dovuto prendersi nell’adattamento del libro? E crede che il tipo di approccio che ha scelto l’abbia allontanata dalla storia originale?</p>
<p>Ho lavorato a stretto contatto con lo sceneggiatore del film, Howard Rodman. Sapevamo entrambi che il libro abbracciava un periodo troppo ampio per essere contenuto in un unico film: ‘Savage Grace’ consiste principalmente nei racconti in prima persona dei testimoni e dei protagonisti della saga dei Baekeland, nell’arco di quasi un secolo. Con Howard abbiamo cominciato a lavorare all’adattamento ognuno per conto suo, individuando prima di tutto quelli che ci sembravano i momenti principali della storia di Barbara. Quando poi abbiamo confrontato i risultati del nostro lavoro, ci siamo accorti che per lo più coincidevano.<br />
Principalmente, ci siamo chiesti quali parti avremmo dovuto eliminare dal film e come costruire una storia intorno ai momenti importanti nella vita di queste persone. Howard è stato geniale nell’immaginare le scene – la sequenza di Cadogan Square, ad esempio – basandosi solo sulle foto incluse nel libro e su altre che avevo recuperato io. Tutto quello che dovevo sapere su quello che era successo fra Barbara e Tony si celava in una foto del 1971, in cui Tony – elegantemente rilassato e disinvolto, con una sigaretta tra le dita – siede accanto a una Barbara ingessata nel suo impeccabile Chanel con perle, su un divano assolutamente perfetto.<br />
La scena della vasca da bagno a Parigi, nel 1959, anche quella è basata sulla straordinaria fotografia di un angelico Tony, dodicenne, mollemente adagiato nella vasca piena d’acqua, che guarda dritto nell’obiettivo. Sicuramente scattata da Barbara, la foto è tenera e agghiacciante insieme, e coglie un momento che lascia appena intravedere la punta di un iceberg.<br />
Queste foto sono state un riferimento prezioso per i miei collaboratori &#8211; il direttore della fotografia, Juanmi Azpiroz, lo scenografo Molero e la costumista Gabriela Salaverri, primi fra tutti. Juanmi ha una capacità straordinaria di usare la luce per esprimere i cambiamenti di atmosfera e l’immobilità, amplificando il crescendo della tensione. Sia Victor che Gabriela hanno creato un mondo credibile, ricostruendo gli ambienti dell’epoca in modo estremamente rigoroso ma non banale. Per esempio, lo stile di Tony e dei suoi amici a Cadaqués, a metà degli anni ’60, appare sorprendentemente senza tempo – niente stivaletti bianchi e minigonne, insomma. Questo approccio a una messinscena in continua evoluzione è stato decisivo, soprattutto se si pensa che il film è stato girato quasi interamente a Barcellona e dintorni. Girare un film in Spagna è stata una delle esperienze più straordinarie della mia carriera.<br />
In una storia di questa complessità è inevitabile ricorrere a semplificazioni, omissioni, e perfino alla modificazione dei personaggi. Howard ed io abbiamo cercato di cogliere la verità emotiva delle situazioni, pur mantenendo un sano scetticismo sulla natura sfuggente di quella che poi è divenuta la versione ufficiale delle cose.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_manifesto_Savage_Grace.jpg' alt='Savage Grace' /></p>
<p>Come mai ha pensato proprio a Julianne Moore per il ruolo di Barbara?</p>
<p>Ho incontrato Julianne quando Todd Haynes girava SAFE, e poi di nuovo sul set di LONTANO DAL PARADISO. Julianne è una delle attrici contemporanee di maggiore talento, capace di dare grande spessore ad ogni suo personaggio. Sapevo che sarebbe stata indimenticabile nel ruolo di Barbara, e che avrebbe saputo rendere in modo istintivo l’umanità e la profondità umana del suo personaggio. Le ho inviato il copione, e ci siamo visti a pranzo, qualche tempo dopo. Mentre io chiacchieravo nervosamente, lei sfogliava un album di fotografie di Barbara, Tony e Brooks, che avevo portato con me. La somiglianza fisica con Barbara era indubbia, ma ha rappresentato solo un di più, perché è stata soprattutto la capacità di Julianne di rivelare l’emozione anche nel più piccolo gesto a far rivivere Barbara. Un’altra cosa emozionante è stata seguire questo personaggio nel tempo, vedere come Julianne ha saputo rendere il trionfo e il fallimento di una vita.</p>
<p>Quelli di SAVAGE GRACE sono personaggi complessi. Potrebbe farci un breve ritratto, dal suo punto di vista, dei tre protagonisti – Barbara, Brooks e Tony?</p>
<p>BARBARA DALY BAEKELAND<br />
Barbara Daly nasce a Boston nel 1920. Quando è ancora una adolescente suo padre si suicida e il corpo viene scoperto dal fratello di lei, che poi morirà in un incidente stradale (forse non un incidente). Come molte belle ragazze spiantate della sua generazione, Barbara viene spinta dalla madre a cercarsi un buon partito. Corteggiata da John Jacob Astor, viene dichiarata una delle più belle donne di New York. Nei primi anni ’40 arriva a Hollywood, dove si ferma brevemente e fa un  provino con Dana Andrews. Possiede un carisma e una spavalderia rari per le donne del suo ambiente, e sarà proprio questo suo lato temerario e volitivo  ad attrarre Brooks. Il punto debole di Barbara sta nel suo narcisismo (originato da una profonda insicurezza), e nella sua ossessione per una idea irraggiungibile del “bel mondo” e delle apparenze. A chi la frequenta appare audace e sciocca al tempo stesso, e la sua capacità di re-inventarsi rivela da un lato una grande immaginazione, dall’altro la paura di essere scoperta e smascherata.Ma l’alta società da sola non le basta, e il suo bisogno di sentirsi amata (da Brooks, da Tony, da Sam) la rende profondamente vulnerabile &#8211; tanto da sfinirla, a volte.</p>
<p>BROOKS BAEKELAND<br />
Da ‘Savage Grace’ di Natalie Robins, Steven ML Aronson :</p>
<p>“Anche lui [il padre di Brooke, George] era un tipo aitante, aveva quello che i francesi chiamano ‘panache’ – stile. Ma era solo una recita. Era come se George fosse sempre, metaforicamente parlando, di fronte a uno specchio. &#8230; In fondo, però, la sua arroganza e la sua misantropia erano razionalizzazioni compensatorie, difese inconsce da una profonda timidezza e da un penoso senso di inettitudine. Lo so, perché sono suo figlio e ho ereditato molte delle sue stesse incapacità. Mio padre ruggiva al buio per scacciare i suoi demoni. Era facile, per un uomo ricco e protetto come lui. Come diceva mio nonno: ‘Uno degli usi del denaro è che non ci costringe a subire le conseguenze dei nostri errori’.”</p>
<p>Per Barbara, Brooks rappresenta il bel mondo, e Brooks non ha il coraggio di rivelarle i suoi dubbi al riguardo. Le pessime scelte imprenditoriali del padre, infatti, hanno già ridotto il patrimonio di famiglia e dentro di sé Brooks si tormenta per non aver ereditato il genio del nonno. Eppure, passa in modo contraddittorio dallo snobismo più sfrenato alla consapevolezza del disprezzo che suo nonno provava nei confronti delle pose e delle sofisticherie del ‘bel mondo’. In qualche modo, Brooks si rimprovera di non essersi saputo elevare dal suo mondo.<br />
Prigioniero della sua vanità e del suo orgoglio, si sente in dovere di dire quella che crede la verità, senza tenerezza o compassione. Così, finisce per perpetuare il ciclo familiare facendo del figlio l’oggetto del suo disprezzo, proprio come suo padre aveva fatto con lui. </p>
<p>ANTONY BAEKELAND<br />
Tony non diventerà mai abbastanza maturo da contrastare l’influenza  dei suoi genitori conflittuali e inquieti, stretto fra l’amore possessivo  di Barbara e il disprezzo e l’indifferenza di Brooks. Cresce senza poter trovare un suo equilibrio, e con una fantasia molto sviluppata. Se non fosse stato così fragile psicologicamente, forse avrebbe potuto diventare un pittore o un poeta. E’ dotato di una bellezza tutta esteriore, passiva, che sembra quasi il riflesso al contrario dell’intima paura di Barbara che Tony sia brutto. E’ oppresso dai sensi di colpa per il fallimento dell’unione dei genitori. Una volta dice a un amico: “I miei genitori sono come due bambini”.<br />
Straordinariamente posato e sicuro di sé a 12 anni, Tony perderà tutta la sua sicurezza crescendo. Quando lo incontriamo a Cadaqués, a vent’anni, è nella fase in cui si ribella ai suoi genitori (andando a letto con Jake e assumendo droghe). Purtroppo, non riuscirà a liberarsi di loro, e quando Blanca lo lascia per Brooks, Tony non si riprende più.<br />
In un primo momento,Tony avrebbe voluto scappare (dai genitori, dal suo ambiente) e diventare qualcuno (in questo senso assomiglia a Brooks), ma alla fine perde motivazione e salute mentale, e si ritrova a guardare la propria vita passargli davanti come se neppure gli appartenesse.</p>
<p>C’è ancora attrazione tra Brooks e Barbara, nonostante il disprezzo, perfino il disgusto che lui prova per lei? Il loro non era un rapporto sadico? Che cosa ha avvelenato il loro matrimonio?</p>
<p>Per molti versi, Brooks era il partner più debole in una unione squilibrata fra estremi. Anche se all’inizio, a modo suo, amava Barbara, Brooks non aveva gli strumenti per gestire la natura violenta di lei. Io credo che alla fine abbia cominciato a disprezzarla per come era riuscita a inserirsi nel suo mondo, e che la ritenesse responsabile delle proprie ambizioni frustrate.<br />
Dopo il tentato suicidio di Barbara, Brooks scrive in una lettera a un amico: “Barbara ha appena dato fondo a tutta la violenza romantica (e non romantica) di cui è capace, per quanto mi riguarda&#8230; La sua convinzione di poter ottenere qualsiasi cosa con la forza è fondamentale in ogni situazione, dalla più grande alla più piccola, come hanno sperimentato tutti, dall’ultimo cameriere al primo ministro, e come io stesso sperimento da 25 anni… E’ questo il problema del melodramma – i colpi di teatro vengono usati tutti nel primo atto.<br />
Lei sostiene (quando ha un valore sociale sentimentale) di essere cattolica per nascita e formazione. Quello di cui avrebbe bisogno è un po’ di autoanalisi,ma  non con uno strizzacervelli &#8211; con un sacerdote irlandese vecchio stampo, che le chieda:’Allora, come la mettiamo?’,  in quei vecchi termini morali che ancora capiva prima che andasse a Hollywood nel 1940, con John Jacob Astor, in calore per lei. Da allora, è stata tutto fumo e niente arrosto. E in questo l’ho aiutata anch’io.”</p>
<p>Come giudica i sentimenti di Barbara e Brooks rispetto all’omosessualità di Tony? All’epoca era un tema delicato, anche se l’atteggiamento di Barbara sembra piuttosto ambivalente&#8230;</p>
<p>C’è chi pensa che Barbara sia andata a letto con Tony per cercare di “guarirlo dalla sua omosessualità”. Ma io credo che la verità sia ben più sottile e complessa. La sessualità era solo uno degli elementi della loro danza rituale di dipendenza e reciproca violenza. Brooks era chiaramente disgustato dall’omosessualità di Tony, e la riteneva alla base del suo fallimento nella vita. L’atteggiamento di Barbara, invece, era più ambivalente: anche se disgustata dal magnetismo carnale e dall’influenza esercitata da Jake su Tony, lei non abbandona il figlio, come fa Brooks.<br />
In seguito, disapprova l’ambiente decadente di Tony a Londra, e non sopporta quando lui scompare per giorni… Credo che la sua gelosia, qui, sia alimentata dal suo narcisismo.<br />
Quando lei e Tony vanno a letto con Sam, qualcuno sostiene che fossero sotto l’effetto di droghe psichedeliche, e certamente dell’haschisch. Un brano di una lettera di Barbara a Sam la dice lunga sul suo stato d’animo all’epoca:</p>
<p>“Il tempo che abbiamo trascorso insieme non è stata una commedia di Williams o una mostruosa evocazione di De Sade – ma la messa in scena, di grande classe e bellezza, di un mito molto antico. Poiché noi siamo veterani di questo secolo, non siamo stati capaci di essere davvero liberi, e forse è stato meglio così, perché alcuni di noi hanno una psiche fragile e la tensione emotiva sarebbe stata troppo forte.”</p>
<p>Definirebbe SAVAGE GRACE  un film di impegno sociale, nonostante l’ambiente che racconta? Lei crede che la decadenza che circondava i Baekeland abbia favorito l’erosione di una certa moralità? </p>
<p>Il nonno di Brooks, Leo, ha scritto qualcosa che anticipava il futuro dilemma del nipote:</p>
<p>‘‘La maggior parte del tempo, la gente che viaggia si crogiola nella convinzione di divertirsi, mentre in realtà sta semplicemente spendendo soldi a destra e a manca, sempre più soldi e senza grande soddisfazione,  ocontinua a correre da un paese all’altro nella vana ricerca della felicità. Di solito, poi, questa gente finirà per scoprire che due o tre grandi capitali in Europa, con alberghi accuratamente selezionati, si adattano meglio alla loro condizione psicologica morbosa.”<br />
“A Family Motor Tour Through Europe”, Leo H. Baekeland, 1907 </p>
<p>Molti autori hanno raccontato le vite tormentate di americani espatriati come Fitzgerald, Hemingway, Bowles e James. Il ruolo della classe sociale nella cultura americana continua a definire ogni interazione sociale. ‘Savage Grace’ è la storia di questa particolare famiglia e insieme un ammonimento rivolto a chi si spinge così lontano da casa (letterariamente e spiritualmente) da smarrire la via del ritorno. </p>
<p>I genitori di Tony si rivelano incredibilmente ciechi di fronte ai segni della sua malattia mentale. Erano solo ignoranti o incredibilmente egocentrici? </p>
<p>Molti testimoni della deriva di Tony hanno cercato di intervenire, ma senza successo. Un amico dei Beakeland ha affrontato Brooks l’anno prima dell’omicidio:</p>
<p>Gli ho detto: “Senti, tuo figlio sta molto male, deve essere curato.” E lui ha risposto: “Il suo problema sono i troppi divertimenti” &#8211; testuali parole.</p>
<p>Questo eccesso di “divertimenti” ha avuto conseguenze devastanti su tutti e tre &#8211;  prima su Brooks e Barbara, poi su Tony. Incapaci di trovare una qualsiasi alternativa, le loro personalità si sono piegate sotto la pressione collettiva. Hanno vissuto le loro vite in uno stato di eterna infanzia, ognuno a modo suo. C’è anche un delicato equilibrio, in questa storia, tra la responsabilità personale e la spinta autodistruttiva ereditata (o coltivata).<br />
La personalità di Tony, inizialmente affascinante e poetica, si è gradualmente disgregata rendendolo sempre più rabbioso e violento nei confronti di Barbara. Ironia della sorte, solo in carcere Tony troverà un po’ di pace, attraverso il buddhismo: </p>
<p>“Sento la presenza della mamma intorno a me, continuamente. Lei è in ogni albero.”</p>
<p>Eppure, fino alla fine sarà tormentato da pensieri e sogni violenti:</p>
<p>“Poi ho sognato che Barbara mi aveva aperto in due il collo, perché potessi respirare.”</p>
<p>Nel libro, Brooks emerge come l’unico superstite della tragedia, e forse il più colpevole.  Fino alla fine respinge Tony &#8211; per la sua imbarazzante “stranezza”. Qual’era, in realtà, il motivo profondo di tanta avversione? Perché, secondo lei, Brooks si sentiva così minacciato da Tony?</p>
<p>Brooks può sembrare arrogante, ma in realtà era perfettamente consapevole delle ragioni della sua infelicità coniugale:</p>
<p>“Mi sono reso conto ben presto che, a prescindere dal fatto che Barbara fosse incinta o no – e non lo era – non avevo sposato una compagna di vita, uno spirito affine, ma una agguerrita e ambiziosa antagonista. La sua era una personalità molto più brillante e di gran lunga più forte di quello che io ero e avrei mai potuto diventare.”</p>
<p>“&#8230;Ho sempre pensato di non essere un uomo abbastanza grande, per lei. Per lei, ci voleva un Enrico VIII. E alla fine lo ha trovato, in suo figlio, che le ha tagliato la testa – per così dire.” </p>
<p>Ma Brooks sapeva essere anche spietato, e distaccato all’estremo. Quando un amico lo affronta a proposito del suicidio di Barbara, Brooks non si assume alcuna responsabilità:</p>
<p>E gli ho detto: “Senti, io non credo che l’abbia fatto solo per farsi compatire. Se così fosse, avrebbe decisamente esagerato, visto che è quasi morta.” Le ho detto che era in coma.  E lui ha ribattuto: “Be’, se muore, sai dove trovarmi.” Sono rimasto di sasso. [Poi] ha detto, lasciandomi ancora più di stucco: “Quando ho conosciuto Barbara, lei non era nessuno, era solo una ragazzetta irlandese qualsiasi. Praticamente l’ho scelta io, fra le ballerine di fila.”</p>
<p>Brooks è profondamente deluso dall’incapacità del figlio di raggiungere quello che ritiene essere il destino della sua famiglia: la grandezza. Ma la delusione per Tony non è altro che il riflesso della disperazione per i propri fallimenti.</p>
<p>Brooks è indispettito dalle pretese di Barbara, ma non è lui stesso altrettanto presuntuoso? La sua arroganza maschera una sua debolezza intellettuale?</p>
<p>Secondo molte persone che lo conoscevano, Brooks aveva una intelligenza originale ma non la disciplina necessaria per metterla a frutto. Aveva conseguito ottimi risultati in matematica e fisica, alla Columbia University, ma non era mai riuscito a laurearsi. Per anni, ha continuato a sostenere di stare scrivendo un romanzo, che però non è mai uscito. Sia lui che Barbara erano due persone brillanti, anche se ognuno a modo suo.</p>
<p>Secondo lei, il rapporto tra Brooks e Blanca era diverso? Alla base della loro unione c’era solo l’attrazione fisica per una ragazza così giovane, o anche il fatto che lui la stimava intellettualmente e socialmente?</p>
<p>E’ troppo facile giudicare Blanca, o ridurre il suo rapporto con Brooks a una pallida imitazione del matrimonio con Barbara. Neo-divorziata e più navigata di tante giovani espatriate che arrivavano a Cadaqués, Blanca si fa notare per la sua bellezza enigmatica e la sua aria riservata. Nonostante sia intellettualmente preparata (ha studiato filosofia a Parigi), è dotata di una simpatia naturale e di un istinto innato per lo stile giovanile degli anni ’60. Nata in una famiglia della media borghesia, maschera la sua ambizione con un atteggiamento di grande pragmatismo e ingenuità che induce gli altri a sottovalutarla.<br />
Blanca è un autentico camaleonte &#8211; a suo agio in jeans e camicia, o in abiti d’alta moda, come quando sarà sposata con Brooks. La sua sicurezza e la sua personalità sfuggente affascinano chi la incontra.  Inizialmente attratta dalla tenerezza e dalla delicata passività di Tony, Blanca finirà per lasciarsi conquistare dal gelido (ma stranamente intrigante) egocentrismo di Brooks. E’ affascinata dalla grandeur  della famiglia Baekeland e addirittura incantata dall’aura di ricchezza e signorilità che circonda Brooks. Sotto la sua guida, si trasforma rapidamente da ragazzina hippy in signora alto-borghese. Tony sarà presto dimenticato, e resterà profondamente ferito dal suo abbandono.<br />
Inizialmente, Barbara accoglie con favore Blanca nelle loro vite e incoraggia Tony a frequentarla, finché non intuisce in lei quell’ambizione sociale che conosce fin troppo bene, e comincia a disprezzarla per la sua bellezza, la sua giovinezza, il fascino che esercita su Brooks. Blanca si rivela, è vero, una arrampicatrice sociale, ma io non volevo giudicarla. Il fascino di questa storia sta proprio nelle diverse prospettive da cui si può guardare.</p>
<p>E’ passato del tempo da quando ha girato SWOON – ma da allora ha continuato a lavorare sia per il cinema che con i video. Come mai ha aspettato tanto a girare un altro lungometraggio? I video l’hanno influenzata nel suo lavoro di regista di cinema?</p>
<p>Dopo Swoon  ho lavorato soprattutto in veste di produttore. Sono stato produttore esecutivo del debutto cinematografico di Rose Troche, GO FISH, che è stato presentato con grande successo al Sundance, e produttore del primo film di Mary Harron, il folgorante HO SPARATO A ANDY WARHOL, presentato a Cannes nel 1996.<br />
Ho diretto un cortometraggio per commemorare il trentesimo anniversario della casa di mode di Geoffrey Beene, ispirato al cinema muto e interpretato da Marcia Gay Harden, Viveca Lindfors, Russell Wong e Claire Danes. Il mio cortometraggio Plain Pleasures con Frances McDormand, Lili Taylor e Will Patton è stato trasmesso dalla rete televisiva PBS in tutti gli Stati Uniti. Dal 1985 a oggi ho realizzato una serie di cortometraggi di tipo diverso – video, super8, 16mm e installazioni. Proiettati in musei, gallerie e festival di tutto il mondo, questi lavori sperimentali e totalmente artigianali fanno da liberatorio contrappunto alla grandiosità della produzione cinematografica: sono stati un laboratorio di creatività, una stanza dei giochi, e sono lavori molto diversi dai miei film narrativi di stampo più classico.</p>
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		<title>Maradona di Kusturica al Festival di Cannes</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 12:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo film, Emir Kusturica celebra l’incredibile storia di Diego Armando Maradona: eroe sportivo, dio vivente del calcio, artista brillante, campione del popolo, idolo in disgrazia e fonte di ispirazione per milioni di persone in tutto il mondo. Da Buenos Aires a Napoli – fino a Cuba – Emir Kusturica segue le vicende di quest’uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo film, Emir Kusturica celebra l’incredibile storia di Diego Armando Maradona: eroe sportivo, dio vivente del calcio, artista brillante, campione del popolo, idolo in disgrazia e fonte di ispirazione per milioni di persone in tutto il mondo.<br />
<object width="450" height="370"><param name="movie" value="http://www.megamodo.com/video/VideoJukebox.swf" /><param name="FlashVars" value="playlist=http://www.megamodo.com/video/20080521_maradona.xml" /><embed src="http://www.megamodo.com/video/VideoJukebox.swf" type="application/x-shockwave-flash" FlashVars="playlist=http://www.megamodo.com/video/20080521_maradona.xml" width="450" height="370"></embed></object><br />
Da Buenos Aires a Napoli – fino a Cuba – Emir Kusturica segue le vicende di quest’uomo straordinario, dalle sue umili origini alla sua fama mondiale, dalla sua  spettacolare ascesa alla tragica caduta. Un documentario unico sul ‘calciatore del secolo’, girato dal suo fan più grande.<br />
<span id="more-17668"></span><br />
L’INCONTRO<br />
Il 2005, l’inizio: Emir Kusturica annuncia ufficialmente il suo progetto per un documentario su Diego Maradona: “Il primo film”, spiega “che racconterà tutti gli aspetti della vita di Maradona”. Il rinomato regista, vincitore di due Palme d’Oro a Cannes e di numerosi altri premi internazionali, intende documentare la vita del più grande calciatore di tutti i tempi! La notizia esce su tutti i giornali del mondo. Le riprese inizieranno a Buenos Aires, per continuare a Napoli, tappa importante nella vicenda sportiva di Maradona, e quindi a Cuba, la sua città adottiva, e a Belgrado, patria del regista: “La mia intenzione nei prossimi cinque mesi è di scoprire la vera personalità di Maradona”.</p>
<p>Questo film è testimone dell’incontro unico fra due titani, uniti dall’eccesso, dalla passione e dal genio. Nessun altro regista avrebbe mai potuto comprendere a pieno l’enigmatica miscela esplosiva che Maradona incarna, nessun regista al di fuori di Kusturica avrebbe mai potuto guadagnarsi la fiducia e l’amicizia di questo grande campione: “Ho sempre sognato di fare il calciatore e a modo mio, l’ho fatto”. Per la prima volta nella sua vita, Maradona ha accettato una piena e stretta collaborazione con un filmmaker, mettendosi a nudo davanti alla macchina da presa, rivelando l’uomo dietro al mito.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_Manifesto_Maradona.jpg' alt='Maradona di Kusturica' /></p>
<p>Buenos Aires, 2 aprile 2005: è il compleanno di Dalma, la figlia più grande di Maradona. C’è anche Kusturica, con due cineprese e una piccola troupe. Maradona lotta contro i suoi demoni e le tracce che hanno lasciato nel suo corpo: problemi al cuore, al ginocchio, sovrappeso. E’ difficile credere che quest’uomo vivrà una resurrezione, come la fenice. “Il giorno che l’ho incontrato è stato memorabile, migliore di quel che mi aspettavo”, racconta Kusturica. “E’ una forza della natura, emana emozione, fascino e una grande forza.<br />
Un essere umano unico. Quattro giorni dopo, al Soul Café, le più grandi star della musica latino-americana si riuniscono per festeggiare ‘El Pibe de Oro’, “Il ragazzo d’oro”. Tutti cantano e Kusturica viene invitato sul palco.<br />
Il regista e il calciatore. Lo zingaro e il musicista rock. Due artisti vis-à-vis. Il viaggio può iniziare. Da quel momento, i due uomini non fanno altro che esprimersi la reciproca ammirazione. Nel maggio 2005, Diego Maradona partecipa al festival di Cannes perché Emir Kusturica è Presidente della Giuria. I due trascorrono folli notti insieme. Invitato nel programma televisivo di Diego Maradona, nel novembre 2005, Emir Kusturica viene presentato dal calciatore come suo fratello, un grande regista. Si esibiscono persino in qualche palleggio insieme. Il 4 novembre 2005, al Summit of the Americas, Kusturica prende parte a un movimento di protesta organizzato contro l’arrivo di George W. Bush in Argentina. Il regista riprende Diego Maradona nel pieno della sua lotta politica: “Sono colpito dalla sua visione del mondo, dal suo umorismo e umanità”. Il 1 febbraio 2008, durante un concerto della No-Smoking Orchestra a Madrid, Diego Maradona, che assiste allo spettacolo da una tribuna teatrale, sale sul palcoscenico e danza con Emir&#8230;  La magia di questo film nasce da un’alchimia umana e cinematografica.</p>
<p>LE RIPRESE<br />
Due giganti. Politicamente scorretti, esagerati e ribelli. Si incontrano, fanno amicizia, confrontano i propri tatuaggi e le cicatrici di battaglia. Uno è nato 45 anni fa, nei bassifondi di Buenos Aires, e da giovanissimo è già una leggenda del calcio. L’altro è cresciuto a Sarajevo, in un paese che non compare più sulle cartine geografiche, e ha vinto numerosi premi fra cui due Palme d’Oro. L’uno scrive, produce, recita, dirige e suona con la No-Smoking Orchestra. L’altro, ex dio vivente del calcio ed ex angelo caduto, si è reinventato come buon padre, presentatore televisivo, allenatore e vice presidente di una squadra di calcio.<br />
Due irreverenti e inarrestabili personaggi ‘rock’, uniti da mesi e mesi di movimentate riprese: una sorta di ‘road movie’ sullo straordinaria vita, passata e presente, di Diego Maradona. Villa Fiorito, Buenos  Aires: dopo oltre vent’anni, Maradona fa un’improvvisa comparsa nei quartieri poveri delle sue origini: “Pur essendo ricco, Maradona non rinnega il suo passato, non ha perduto l’anima. E’ stato molto commovente, Diego è un eroe per questa gente. Lo hanno accolto con affetto, sembrava che non se fosse mai andato da lì”, dice Kusturica.<br />
Nella casa in cui è cresciuto, la star e il regista parlano di cosa significa diventare adulti, della famiglia, del calcio. E di politica. Entrambi ammirano il Che, entrambi si oppongono al neoliberalismo, all’imperialismo e a Bush. L’altra casa di Maradona a Buenos Aires è ‘La Bombonera’, lo stadio in cui Maradona e Kusturica partecipano al party in onore della mitica squadra argentina Boca Juniors. La folla impazzisce e saluta Maradona come un dio. A Buenos Aires si celebrano finti matrimoni dissoluti, fra puttane e puttanieri, organizzati e ‘consacrati’ nel leggendario Cocodrilo, un bordello con lap dancer, sponsorizzato dalla Chiesa Maradoniana. Questa chiesa, che conta oltre 100.000 fan, è stata fondata nel 2000.<br />
La congregazione si incontra 4 volte l’anno: a Natale, il 30 ottobre, per il compleanno di Maradona, a Pasqua, e il 22 giugno, il giorno in cui Maradona fece goal con la mano.<br />
Belgrado, giugno 2005: un’altra città folle, in qualche modo gemella di Buenos Aires. Dopo un incontro con il Primo Ministro, Maradona e Kusturica visitano il famoso stadio della Stella Rossa, in cui l’ex calciatore ricrea uno dei migliori goal della sua carriera, che portò alla vittoria la squadra del Barcellona, Barça, nel 1982. I due uomini giocano nello stadio vuoto, come fratelli. Maradona sembra di nuovo giovane:<br />
ha perso 40 chili da quando sono iniziate le riprese.<br />
Napoli, tardo giugno 2005: l’eroe che ha restituito l’orgoglio alla sua città è tornato. In pochi secondi le strade si popolano. Sembra una rivolta. Lacrime, isterismo, gioia… alcuni dei tifosi sono troppo giovani per aver vissuto i giorni della gloria di Maradona.<br />
Torniamo a Buenos Aires: il viaggio finisce là dove era iniziato: “Il film mostrerà ‘I tre Maradona’ che ho scoperto durante la lavorazione: il calciatore, il cittadino politicamente scorretto che combatte contro le politiche unilaterali degli Stati Uniti, e il padre di famiglia”, dice Kusturica.<br />
Un nuovo Maradona, rivitalizzato, concede la sua ultima intervista a Kusturica. Il viaggio è finito. Una nuova vita ha inizio per Diego.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_world_cup_1986.jpg' alt='Maradona di Kusturica' /></p>
<p>IL FILM<br />
Il film ci conduce lungo lo straordinario percorso di Maradona, nell’anno che Kusturica definisce “La rinascita di Maradona”: la sua vita e la sua carriera, i suoi trionfi e le sconfitte, i luoghi chiave della sua vita – Buenos Aires, Cuba, Napoli – fino al momento decisivo della sua rinascita. Dalle sue umili origini di Villa Fiorito, all’odierna Buenos Aires dove vive oggi con sua moglie e le loro due figlie. L’idea era di fare luce sul desiderio non ancora realizzato da Maradona, e cioè quello di “creare un’armonia in famiglia”, mostrando un film che mira al cuore dell’individuo, sotto lo sguardo unico di Emir Kusturica.<br />
I due volti di Maradona. Da un lato, l’uomo pubblico, l’eroe, l’icona, ma anche l’uomo politico, impegnato e appassionato, amico di leader del calibro di Fidel Castro, coraggioso oppositore della globalizzazione. Dall’altro, Maradona come nessuno l’ha mai visto prima, il Maradona privato: la sua vita familiare, le sue speranze, le sue paure, le sue gioie e le sue frustrazioni. Attraverso Kusturica, Maradona ci invita ad assistere alle sue trasformazioni, rivelando l’umiltà fondamentale che non lo ha mai abbandonato. L’opportunità unica anche di rivivere la felicità che Diego Maradona ha regalato a tutti noi nel corso degli anni.<br />
Il ‘Pibe de Oro’ ha subito una caduta ma è tornato in piedi e il film di Kusturica ci racconta non solo di quanto fosse grande quest’uomo in passato, ma anche di quanto sia ancora grande oggi: “Sono un idealista. Per me Maradona sarà sempre più forte degli effetti della droga che prendeva. E’ un artista. E un artista deve superare i propri limiti, rifiutare il piedistallo su cui ti pone la società, per poi distruggerti e seppellirti”.<br />
Maradona parla degli anni dell’abuso, rivelando la sua umanità e qualità di grande sportivo, che gli hanno permesso di superare l’avversità.<br />
Durante il processo di lavorazione del film, Maradona recupera la salita, si confronta con il suo passato, esorcizza i suoi demoni. Questa è la storia di un uomo che vive di nuovo. Diego Maradona di Emir Kusturica. Il risultato è strepitoso, assoluto, vivace, caotico, ricco di emozioni. E di musica. Come nella scena in cui Manu Chao canta “La Vida Tombola”, la sua ultima canzone su Maradona. Il cantante rivela al magazine “So Foot”: “All’inizio Kusturica voleva “Santa Maradona” per il suo film. Io non avevo nulla in contrario. L’idea di partecipare in un meeting fra Kusturica e Maradona per me era già abbastanza. Sono molto diversi, ma rappresentano due tori, ai miei occhi. Una grande coppia… Volevo davvero far parte del film. Ho chiesto a Kustu di darmi la possibilità di scrivere una canzone nuova, di mettermi in gioco dal punto di vista artistico. Poi ho incontrato Diego a Napoli. All’inizio ho pensato a &#8220;Mala Fama&#8221;, del mio ultimo  album. Poi ho scritto “La Vida Tombola”, l’ho cantato con due chitarre in Argentina per Diego, lui era appena uscito dalla sua macchina. Kustu ha ripreso la scena”.<br />
“Si yo fuera Maradona viviría como él …mil cohetes… mil amigos y lo que venga a mil por cien… (Se fossi Maradona, vivrei come lui, mille botti&#8230; mille amici  e tutto al 100 percento&#8230;)<br />
Il regista di “When Father Was Away on Business”, “Time of the Gypsies”, “Underground” e “Black Cat, White Cat” ha trovato l’anima gemella e un perfetto soggetto cinematografico: “La vita di Maradona è così ricca, così sfumata, che non cambierei nulla, anche se facessi un film di fiction”.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_diego_and_friend_cebollita.jpg' alt='Maradona di Kusturica' /></p>
<p>DIEGO ARMANDO MARADONA – LA VITA<br />
Nato il 30 ottobre 1960 nei quartieri poveri di Buenos Aires, Diego Armando Maradona è una vera icona pop, oggi, al fianco di celebrità quali Marlon Brando, Elvis, Marilyn e Bob Marley. Con due differenze: prima di tutto, Diego Armando è una star vivente. Secondo, questa star è un calciatore. Tuttavia Maradona possiede l’aura di una star di Hollywood e il carisma dei grandi cantanti rock. Non ha avuto la carriera di un normale giocatore di calcio. Questo piccolo argentino dal piede d’oro e dalla mano di Dio, è stato eletto “Giocatore del Secolo”, nel 2000. Sportivo di grande talento, incantatore, elevato al rango di artista provocatorio. Un uomo nato povero, che grazie al suo genio, al suo duro lavoro e alla sua personalità originale, si fa strada fino alla vetta, sperimenta gloria e fortuna, poi la decadenza e il declino, sfiorando la morte, prima di ‘risorgere’. Diego Armando Maradona, atleta ribelle, esteta ammirato, ha vissuto varie vite. Eccone una.<br />
Diego è nato nel 1960 a Villa Fiorito, il grazioso nome di un ghetto nella periferia di Buenos Aires. La famiglia di Maradona, che ha altre quattro figlie, è estremamente povera. Sin dall’infanzia, il bambino si dimostra particolarmente portato per il calcio. All’età di 11 anni, entra a far parte della squadra degli Argentinos Juniors. Presto diventa il centro dell’attenzione, i media e il pubblico sono sorpresi da questo piccolo giocoliere capace di tenere il pallone sul piede per quel che sembra un’eternità.<br />
Durante un’intervista televisiva, rivela il suo progetto: “Ho due sogni: giocare in un Mondiale di Calcio e … vincere con l’Argentina”.<br />
Chi parla è un ragazzino di 12 anni. In tre anni diventerà un giocatore professionista. Gli Argentinos Juniors sono una squadra celebre per le clamorose sconfitte subite sul campo. Grazie a Maradona, che ne diviene il capitano, la squadra si trasforma in una delle più temute nei campionati.<br />
Diego segna un goal dopo l’altro, per un totale di 116 reti in 166 partite! Notato dal selezionatore sportivo nazionale, entra nella squadra argentina.<br />
Questo Mozart del football ha 16 anni, un’età straordinaria, che però può costituire  un handicap: infatti nel 1978 viene rifiutato dai Mondiali di Calcio perché troppo giovane. Nel 1979, in veste di capitano degli Argentinos Juniors, guida la squadra alla vittoria della Coppa del Mondo Giovani. Diego viene incoronato Pallone d’Oro Argentino. La sua ascesa è stata una meteora, e diventa una leggenda del calcio nazionale nel 1981, quando guida la sua nuova squadra, i mitici Boca Juniors, alla vittoria del campionato argentino contro i campioni del River Plate. Diego è ormai un eroe.<br />
L’anno seguente perde l’occasione di vincere la Coppa del Mondo, quando viene espulso e l’Argentina eliminata. Il suo talento unico è ancora celebrato a livello internazionale e viene reclutato dal Fútbol Club Barcelona in cambio di una piccola fortuna. I suoi exploits sul campo sono ben noti (38 goal in 58 partite) così come quelli nei nightclub. Lascia la Spagna all’età di 23 anni, abbandonando il ruolo di ragazzo prodigio per assumere quello di genio e sregolatezza. Si unisce al Napoli, una modesta squadra italiana, i cui tifosi lo accolgono come una leggenda vivente. L’osmosi qui è perfetta: Maradona ha ancora un tocco unico con il calcio. Conduce la squadra verso numerose vittorie e al conseguimento di vari premi (Campioni d’Italia nel 1987 e 1990, Coppa Italia nel1987, Coppa UEFA nel 1989 e la Supercoppa Italiana nel 1990). Qui Maradona sviluppa anche le sue idee socio-politiche, rifiutando il mondo dei ricchi per onorare le sue umili origini,  diventando il protagonista delle riviste scandalistiche, che documentano i suoi bagordi e alludono ai suoi presunti legami con la camorra, l’organizzazione di stampo mafioso che controlla il napoletano. Senza dubbio, l’apice della sua carriera è il 1986, quando, all’età di 25 anni, Diego prende parte alla Coppa del Mondo, realizzando anche il suo secondo sogno: vincerla.<br />
Grazie al suo impareggiabile talento (nessun giocatore aveva mai dribblato come lui), e un trucco assai bizzarro, Maradona segna un goal con la mano contro l’Inghilterra. L’arbitro non se ne accorge, e il giocatore si giustificherà dicendo che deve essere stata la “mano di Dio”. Nel 1990, l’argentino sta per replicare il suo successo di quattro anni prima (la Coppa del Mondo), ma viene fermato dall’abile squadra tedesca. Da quel momento in poi, alla vigilia del suo 30° compleanno, la carriera di Diego Armando precipita. In seguito a un controllo effettuato dalla polizia italiana, il mondo intero scopre che il calciatore è un cocainomane. Fugge da Napoli per trasferirsi a Siviglia, quindi torna a Buenos Aires. Viene sospeso dal Mondiale del 1994 dopo un ennesimo test anti-doping. Maradona è caduto in disgrazia: gioca per altri tre anni, ma poi si ritira dal mondo del calcio. Ormai solo, lontano dal grande successo, Maradona combatte la noia con la droga. Nell’aprile del 2004, in seguito a un lieve attacco di cuore, viene ricoverato in ospedale. Si rimetterà in riga dopo aver sfiorato la morte? Non subito.<br />
Per Diego, questi anni sono abbastanza caotici: ricade costantemente nell’uso delle droga, subisce un intervento di chirurgia gastrica, entra ed esce continuamente dagli ospedali. Maradona trova rifugio presso l’amico Fidel Castro, e torna alla ribalta per condurre un popolare talk show, “La Noche del 10”.  Dopo due viaggi a Cuba, continua a difendere i deboli, diventando un attivo sostenitore  dell’anti-globalizzazione, e, durante le proteste anti Bush, appare in compagnia del presidente venezuelano Hugo Chavez, sfoggiando il suo tatuaggio del Che. Nel marzo del 2007, Maradona deve interrompere momentaneamente le sue attività per tornare in ospedale: la diagnosi ufficiale è abuso di alcool, sigari e cibo. La salute di Diego resta un fatto allarmante, e i suoi dottori gli riscontrano anche l’epatite. Tuttavia, nell’ultimo anno, i bollettini medici sembrano più inclini all’ottimismo. I suoi fan club non elogiano più solo il suo passato brillante, ma annunciano con regolarità anche i nuovi progetti della superstar. E’ difficile tenere il conto delle canzoni scritte e cantate per lodarlo, in diversi paesi. Gli vengono inoltre dedicati numerosi programmi televisivi. La gente di tutto il mondo non ha mai smesso di ammirarlo. La sua figlia maggiore lavora nel cinema e Maradona, che non ha più nulla da dimostrare a nessuno, è la star di un film di Emir Kusturica!</p>
<p>INTERVISTA CON EMIR KUSTURICA</p>
<p>Perché ha voluto fare un film su Maradona?<br />
La prima ragione è che sono uno dei milioni di tifosi in tutto il mondo che fece i salti di gioia quando Maradona segnò i due goal contro l’Inghilterra, nel 1986. Quella partita è un esempio di giustizia nel mondo, per la prima e ultima volta. L’Argentina e la Serbia sono due paesi che sono stati annientati dal Fondo Monetario Internazionale, e che lottano contro la sua politica, rappresentativa del potere occidentale. Perciò mi sento vicino a Maradona. Inoltre Maradona è molto popolare in Serbia, e la nostra squadra di calcio assomiglia a quella degli argentini. Qualche volta hanno detto che io sarei il Maradona del cinema. La seconda ragione è che ogni volta che ho letto dei libri su di lui, o articoli di giornale, o ascoltato trasmissioni radiofoniche sulla sua vicenda, mi sono reso conto che gli autori non sanno rendergli giustizia.</p>
<p>Lei è più interessato al ribelle che non al campione?<br />
Sono due aspetti della stessa personalità. L’idea ha preso forma all’epoca del Summit of the Americas, a Mar del Plata, in Argentina, quando Maradona parlò per criticare Bush. Fu un momento di grande impatto. Ma certamente non bisogna dimenticare il magnifico campione. Ricordo ancora quando sentii parlare di lui, nel 1979, alla Coppa del Mondo Giovani, a Tokyo. Faceva cose incredibili. Di recente è venuto a trovarci in Serbia, per raccontarci del goal che ha segnato con il Barcelona contro Belgrado Stella Rossa. Un momento di pura genialità.</p>
<p>In “Black Cat, White Cat”, il personaggio di Matko lo zingaro gioca a carte da solo, continua comunque a barare, vince e grida: “Maradona!”. Perché?<br />
La mia idea era di dare il senso della vittoria massima. All’inizio l’attore gridava: “Goal!”. Ma più forte di “Goal!”, c’è “Maradona!”, perché un goal di Maradona è al di sopra di tutto, non è un goal qualsiasi.</p>
<p>In quale momento Lei ha optato per un documentario al posto di un’opera di fiction?<br />
La mia decisione è stata dettata dalla necessità di realizzare un ritratto di quest’uomo, un ritratto che racconti la verità. Quello che critico rispetto altri film su Maradona è che lo usano per raccontare qualcos’altro. Non colgono l’impatto che la sua presenza ha avuto in tutto il mondo. Maradona è una storia vera, non c’è bisogno di aggiungere finzione.</p>
<p>Lei pensa che Diego Maradona sia un vero personaggio da film?<br />
E’ un bravissimo attore. E’ nato per lo spettacolo. Ma è anche più di questo. Se Andy Warhol avesse vissuto nella nostra era, avrebbe dipinto Diego invece di Marilyn. Se  Maradona non fosse stato un calciatore, avrebbe trovato un altro modo per affermarsi e diventare una star, e ci sarebbe senza dubbio riuscito. Maradona è un’icona, senza dubbio la più grande icona degli ultimi venti o trenta anni. E non si tratta di una popolarità manipolata dai media, o dalla Coca Cola o dalla Pepsi, come succede ai calciatori di oggi. Oggi non si può più neanche andare in un bagno pubblico senza vedere una pubblicità della Coca o della Pepsi.</p>
<p>Si, ma anche Maradona  ha girato pubblicità per la Pepsi e per la Coca&#8230;<br />
Forse, ma in modo meno visibile. Ciò che voglio dire è che Maradona è diventato un’icona, grazie al suo gioco e ai suoi goal. Non per quello che faceva fuori dal campo. Certamente aveva i suoi sponsor, faceva le pubblicità, ma questo è arrivato dopo. Per un calciatore come Beckham – che è un bravo giocatore – è il contrario: è ciò che fa al di fuori del campo a renderlo così famoso. Il suo gioco è meno importante.</p>
<p>Come è entrato in contatto con Diego?<br />
Attraverso la produzione. All’inizio non era molto ben disposto. Penso sia un po’ stufo dei media e delle loro richieste. A volte gli piace stare tranquillo. Ma c’è anche un altro lato della sua personalità che è attratto inesorabilmente al mondo dello spettacolo, quindi alla fine ha accettato.</p>
<p>Conosceva i Suoi film?<br />
Nessuno, no. Ma credo che avesse sentito parlare di me.</p>
<p>E’ stato facile girare con lui?<br />
Un po’ complicato, a dir la verità. Qualche volta dimentica i suoi doveri e le sue responsabilità. Una volta siamo andati in Argentina, e lui se ne era dimenticato, e non lo abbiamo trovato. E’ il motivo per cui ho impiegato tanto a realizzare questo film, ci sono voluti diversi anni. Con Diego, una volta è sì e l’altra è no. </p>
<p>Dopo averlo incontrato, ha scoperto qualcosa che l’ha sorpresa?<br />
Intuivo che fosse intelligente, e ora ne sono certo. Parlando con lui – ancora ci sentiamo regolarmente – ho scoperto che è molto più maturo di quanto la gente non creda. Specialmente per quanto riguarda la politica. Ha sostenuto la candidatura di Christina Kirchner alle elezioni argentine, non perché ama il potere ma perché pensa che il precedente governo abbia fatto bene a cacciare il Fondo Monetario Internazionale. Pensa che il paese stia migliorando e che debba continuare così. Ha una forte consapevolezza politica e sa come analizzare le cose.</p>
<p>Qual è il suo lato oscuro?<br />
Maradona ha una personalità davvero scissa. Questo è vero per tutti noi, ma nel suo caso questa scissione è più intensa. Può essere grande sia nel positivo che nel negativo. Abbiamo parlato prima delle sue pubblicità per la Pepsi e per la Coca, o del suo impegno politico. Diego non ha problemi a criticare gli Stati Uniti e a prendere i soldi della Coca Cola il giorno dopo. O a barare sul campo. Alla fine torniamo sempre a quella famosa partita con l’Inghilterra. Un goal angelico, un goal diabolico. Queste sono i due lati del suo genio. Maradona è una specie di santo. Ha visto la morte in faccia diverse volte, una volta si è quasi ucciso, ma la verità è che penso che Dio non abbia voluto prenderlo accanto a sé.</p>
<p>Le è sembrato felice?<br />
Dipende dai periodi. Un giorno lo abbiamo portato a Villa Fiorito, fra le baracche dove è nato, e abbiamo filmato la casa della sua infanzia. Era felicissimo. In altri momenti è stato più difficile. Maradona mi fa pensare a Marlon Brando, o ad altri grandi attori del cinema. Fuori dalla pubblica arena, non sanno come vivere. Per Diego, la sua vita ideale sarebbe stata un gioco in cui l’arbitro non fischia mai la fine della partita.</p>
<p>Come interpreta il fatto che il Marlon Brando dei nostri tempi sia un calciatore?<br />
E’ normalissimo. Maradona è diventato ciò che è diventato anche perché giocava a calcio e non a un qualsiasi altro sport e poi perché giocava negli anni ’80, il decennio in cui lo sport è diventato molto popolare, soprattutto in televisione. L’era di Maradona è stato l’apice dell’individuo nel football. Maradona, con la sua dribblante presenza telegenica, il potere di cambiare da solo il destino di una partita, era perfetto per questa epoca. Inoltre questo periodo è finito precisamente con il secondo goal di Maradona contro l’Inghilterra. Da allora, nel calcio come nella società, le cose sono molto cambiate.</p>
<p>Intervista di Stephane Regy per la pubblicazione n.50 del magazine “So Foot”.</p>
<p>EMIR KUSTURICA </p>
<p>Kusturica è nato nel 1954 a Sarajevo (ex città della Yugoslavia, ora appartenente alla Bosnia-Herzegovina). Dopo aver abbandonato una promettente carriera nel football, ha studiato cinema presso la Milos Forman Academy di Praga. Al suo ritorno a Sarajevo, Kusturica ha diretto due telefilm e due film a soggetto: “Do you Remember Dolly Bell?” (vincitore del Leone d’Oro a Venezia, nel 1981), e “When Father Was Away on Business” (Palma d’Oro a Cannes, nel 1985). Immediatamente dopo il successo del suo film successivo, “Time of the Gypsies”, si è trasferito a New York per insegnare cinematografia presso la Columbia University (dopo aver già insegnato all’Accademia di Arti Drammatiche di Sarajevo). Due anni dopo, ha diretto “Arizona Dream” (1993), che ha vinto l’Orso d’Oro e il premio speciale della giuria al festival di Berlino.<br />
Poi è arrivato “Underground” (1995), che gli è valso la seconda Palma d’Oro a Cannes. Nel 1998, “Black Cat, White Cat” è stato premiato con il Leone d’Oro a Venezia.<br />
Il gruppo musicale No-Smoking Orchestra occupa un posto molto importante nei film e nella vita di Kusturica. Nel 1986, si è ufficialmente unito al gruppo, prendendo parte in numerose tournée. Il suo rapporto con il gruppo si è consolidato quando suo figlio Stribor si è unito a loro come percussionista.<br />
“Life is a Miracle” ha vinto un premio a Cannes nel 2004, e il César nel 2005, come Best European Union Film. Nel 2005, Kusturica è stato Presidente della Giuria al 58° Festival di Cannes. Nel 2007, il suo film “Promise Me This” è stato presentato a Cannes, in concorso ufficiale. Quello stesso anno, ha adattato con successo il film “Time of the Gypsies” in un’opera punk presentata all’Opera Bastille, e quindi al Palais des Congres nel marzo 2008.<br />
Quando non dirige il film, Emir Kusturica trascorre il suo tempo a Kustendorf, una città che ha fondato sulle montagne serbe, che ospita il Kustendorf Film Festival e dove insegna cinematografia.</p>
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		<title>Be Kind Rewind, un film di Michel Gondry</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 09:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Jack Black (King Kong, School of Rock) e Mos Def (The Italian Job) interpretano questa nuova commedia nata dalla fantasia esplosiva del premio Oscar Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello), che ha per protagonisti due amici, un campo elettromagnetico e i film più amati di tutti i tempi.<br />
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Mentre cerca di sabotare la centrale elettrica che è convinto gli stia bruciando il cervello, Jerry (Black) si ‘magnetizza’, e finisce per cancellare involontariamente tutte le cassette del vecchio videoshop in cui lavora il suo migliore amico, Mike (Mos Def). Per non deludere i pochi clienti, Jerry e Mike decidono di girare un remake  di uno dei film cancellati, nel cortile di Jerry. Con loro grande sorpresa, quella singolare versione del film è un successo.<br />
<span id="more-17667"></span><br />
Ben presto, prima Mike e Jerry poi anche gli amici del quartiere si ritroveranno impegnati a tempo pieno a girare nuove versioni dei film più amati, da Ghostbusters a King Kong, dando nuovo impulso non soltanto agli affari del negozio ma alla vita dell’intera comunità.</p>
<p>IL CAST </p>
<p>JACK BLACK (“Jerry”)</p>
<p>Jack Black si è imposto all’attenzione del pubblico nel ruolo del sarcastico commesso del negozio di dischi in Alta fedeltà, la commedia di Stephen Frears tratta dal romanzo omonimo di Nick Hornby. Nel 2003, è stato candidato ai Golden Globe come Miglior Attore Protagonista per il film School of Rock, la popolare commedia diretta da Richard Linkater e scritta da Mike White, in cui interpretava un musicista rock fallito che si finge supplente in una scuola privata. </p>
<p>L’anno seguente, Black ha prodotto e interpretato la commedia di grande successo Super Nacho diretta da Jared Hess (Napoleon Dynamite) e scritta da Mike White, Jared Hess e Jerusha Hess. </p>
<p>Black interpretava il ruolo del regista senza scrupoli Carl Denham nel film di Peter Jackson King Kong (2005), accanto a Naomi Watts, Adrien Brody, Andy Serkis e Colin Hanks. Ha doppiato il personaggio di Lenny nel film di animazione Shark Tale (2004), a cui hanno prestato la voce artisti come Will Smith, Angelina Jolie, Renée Zellweger e Robert De Niro.  </p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_manifesto_bekindrewind.jpg' alt='Be Kind Rewind' /></p>
<p>Talento eclettico, Black è anche il cantante della band rock-folk “Tenacious D”, che ha fondato con l’amico Kyle Glass. Il gruppo comico-musicale ha avuto un suo programma sulla rete HBO, nel 1999. Il loro primo album, nel 2001, ha avuto grande successo, e di recente Black e Glass hanno interpretato il loro primo lungometraggio, Tenacious D e il destino del rock. </p>
<p>Tra i suoi titoli precedenti ricordiamo la commedia di Barry Levinson L’invidia del mio migliore amico con Ben Stiller, il film dei fratelli Farrelly Amore a prima svista, accanto a Gwyneth Paltrow, Orange County diretto da Jake Kasdan e scritto da Mike White, Assatanata con Jason Biggs e Steve Zahn, e il film drammatico indipendente Jesus’ Son con Billy Crudup. </p>
<p>Black ha esordito sul grande schermo nel 1992, nel film di Tim Robbins Bob Roberts. </p>
<p>Ultimamente ha interpretato Be Kind Rewind di Michel Gondry, e Margot at the Wedding</p>
<p>MOS DEF (“Mike”)</p>
<p>Ritenuto uno degli artisti hip-hop più introspettivi e profondi, Mos Def si è costruito una carriera che trascende generi musicali e mezzi espressivi. Figlio dell’epoca d’oro dell’hip-hop, Def è nato a Brooklyn e ha trascorso la sua infanzia immerso nella sua cultura, ma anche pronto ad assorbire gli stimoli provenienti da ambiti artistici diversi.</p>
<p>Con l’uscita del brano “Universal Magnetic” (1996) Mos è diventato un musicista di culto dell’hip-hop, e questo lo ha portato alla sua leggendaria collaborazione con Talib Kweli, col quale ha formato i Black Star. Il loro album d’esordio, “Mos Def and Talib Kweli Are…Black Star”, è diventato uno degli album di hip-hop più elogiati dalla critica. Nel 1999 Mos ha esordito con un album da solista, “Black On Both Sides”, vincitore di un disco d’oro e molto apprezzato dalla critica, che lo ha salutato come un ritorno alle radici più autentiche dell’hip-hop.</p>
<p>Come nella musica, Mos Def ha dimostrato passione e intuizione anche nella sua carriera di attore, con i suoi ruoli in Bamboozled  di Spike Lee, Carmen: A Hip Hopera per MTV, Monster’s Ball – l’ombra della vita (2002), Showtime, e la commedia romantica Brown Sugar (2002), per cui ha ricevuto una nomination al NAACP* Image Award nomination. (*National Association for the Advancement of Coloured People). Inoltre, è conduttore, supervisore musicale e co-produttore esecutivo della serie della HBO vincitrice di un premio Peabody Def Poetry, giunta alla sua sesta stagione. Def ha anche lavorato come sceneggiatore, produttore e attore alla serie tv Lyricist Lounge  di MTV. Mos ha esordito a Broadway nel 2002, nella commedia vincitrice di un Pulitzer e candidata a un Tony Award Topdog/Underdog, di Suzan Lori Parks. E’ tornato a lavorare con la Parks e col regista George Wolfe nella produzione off-Broadway  Fucking A, per cui ha vinto un Obie Award.</p>
<p>Nel 2003, Mos Def ha interpretato il film della Paramount Pictures The Italian Job, accanto a Ed Norton, Mark Wahlberg e Charlize Theron. Nel 2004 ha interpretato accanto ad Alan Rickman il film della HBO Something the Lord Made, grande successo di critica che gli è valso la candidatura agli Emmy come Miglior Attore Protagonista in una Miniserie o Film. Per questo film è stato candidato anche ai premi Golden Globe, Golden Satellite e NAACP, nella stessa categoria. Nel 2004 lo abbiamo visto anche al cinema nel film The Woodsman – il segreto, con Kevin Bacon, Benjamin Bratt, Eve e Kyra Sedgwick. In quella occasione, il New York Times ha scritto di lui: “Speriamo di non dover aspettare troppo per vederlo al cinema in un grande ruolo da protagonista”; e USA Today ha definito la sua interpreazione come “la migliore dell’anno”. </p>
<p>Sempre nel 2004, Mos Def ha pubblicato il suo secondo e attesissimo album da solista, “The New Danger” (Geffen Records), accolto con grande favore dalla critica e dal pubblico. La rivista Rolling Stone gli ha assegnato 4 stelle, definendolo “rock del ghetto e sano hip-hop dallo strepitoso talento di Mos Def”; e  il New York Daily News ha  proclamato: “Nessuno ha fatto di più per trasformare la nostra idea del sound dell’hip-hop”. Il primo singolo, “Sex, Love and Money” è stato candidato agli Emmy nel 2005, nella categoria Best Urban/Alternative Performance.</p>
<p>Nel 2005  ha ricevuto recensioni entusiastiche per il ruolo di Ford Prefect nel film campione d’incassi Guida galattica per autostoppisti, tratto dal romanzo di Douglas Adams. Di recente, Def ha anche concluso il suo primo tour nazionale di concerti da anni a questa parte, il Breed Love Odyssey Tour, che lo ha visto nuovamente accanto a Talib Kweli. </p>
<p>Nel 2006  Mos Def ha interpretato accanto a Bruce Willis il film di Richard Donner Solo 2 ore; ed è apparso in un film della Focus Features, Block Party. Di recente, ha interpretato Journey to the End of the Night (Viaggio al termine della notte), in cui appare accanto a Brendan Fraser.<br />
Tra i suoi ultimi progetti cinematografici, editoriali e televisivi ricordiamo l’uscita di un nuovo album intitolato “True Magic” (2007, Goodtree Media/Geffen Records); il nuovo film di Michel Gondry Be Kind Rewind; e la realizzazione del libro “Black, 2.0 by Mos Def” – una sorta di innovativo compendio illustrato di 35 anni di cultura nera, la cui uscita è prevista nel 2008 (The Doubleday Publishing Group, che fa parte della Random House, Inc).<br />
Infine, di recente Mos Def ha collaborato con la Converse, disegnando una linea di scarpe da ginnastica con incisioni al laser del ponte di Brooklyn e dello skyline di Manhattan, già in vendita nei negozi.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_BKR-00178.jpg' alt='Be Kind Rewind' /></p>
<p>DANNY GLOVER (“Signor Fletcher”)</p>
<p>Danny Glover è una presenza autorevole sul grande schermo da più di 25 anni. I suoi titoli spaziano dai vari capitoli della serie campione d’incassi Arma letale a film più piccoli e indipendenti, alcuni dei quali ha anche prodotto.  Di recente, ha interpretato Saw- l’enigmista, diventato un horror di culto, ed ha interpretato un ruolo fisso nella stagione  2005 di  ER – Medici in prima linea, la fortunata serie tv della NBC..</p>
<p>Nel 2007 è uscito il film di Bill Condon  Dreamgirls, tratto dal musical vincitore di un Tony Award, che Glover ha interpretato accanto a Jamie Foxx, Eddie Murphy e Beyoncé; e il film di Antoine Fuqua Shooter, accanto a Mark Wahlberg e Michael Pena. </p>
<p>Nato a San Francisco, in California, Glover si è laureato in economia alla San Francisco State University ed ha anche frequentato il Black Actors’ Workshop dell’American Conservatory Theater. Ha cominciato la sua carriera di attore in teatro, dove ha interpretato numerose commedie, tra cui The Island e Sizwe Banzi is Dead  di Athol Fugard.  Ma è stato il suo debutto a Broadway nella comedia di Fugard “Master Harold”…and the Boys  a imporre Glover all’attenzione del pubblico e della critica americani.</p>
<p>Dopo averlo visto in “Master Harold”…and the Boys, il regista Robert Benton lo ha scritturato per il suo primo ruolo da protagonista in Le stagioni del cuore, candidato all’Oscar 1984 come Miglior Film. L’anno dopo, Glover ha interpretato altri due film candidati agli Oscar: Witness – il testimone di Peter Weir, e Il colore viola  di Steven Spielberg.</p>
<p>Nel 1987 Glover ha interpretato accanto a Mel Gibson il primo Arma letale, vincendo il NAACP Image Award come Miglior Attore Protagonista. Ha proseguito interpretando tre sequel di Arma letale di grandissimo successo. Glover ha anche investito il suo talento in progetti più personali, tra cui il pluripremiato To Sleep With Anger, di cui è stato anche produttore esecutivo e per cui ha vinto un Independent Spirit Award come Miglior Attore; Bopha!; Manderlay; Missing in America; e la trasposizione cinematografica della commedia di Athol Fugard  Boesman and Lena. Tra i molti titoli di Glover ricordiamo anche I Tenenbaum; Beloved, per cui ha vinto un Image Award come Miglior Attore; L’uomo della pioggia; Angels; e i film di Lawrence Kasdan Grand Canyon e Silverado. Inoltre, Glover ha prestato la sua voce inconfondibile a film di animazione come “Z” la formica, Il principe d’Egitto e Barnyard – Il cortile.</p>
<p>Per i suoi lavori televisivi, Glover ha vinto un Image Award e un Cable ACE Award, ed è stato candidato a un Emmy per il ruolo del protagonista nel film tv della HBO Mandela. Ha ricevuto altre tre candidature agli Emmy per le due popolari miniserie Lonesome Dove  e Fallen Angels, e per il telefilm Freedom Song, di cui è stato anche produttore esecutivo. Per quest’ulitmo, ha vinto un altro Image Award e una candidatura allo Screen Actors Guild Award. Inoltre, ha vinto un Image Award per il suo ruolo nella miniserie Alex Haley&#8217;s Queen, ed è stato candidato diverse volte allo stesso premio per i suoi ruoli in Buffalo Soldiers e Good Fences, che ha anche prodotto. Dietro la macchina da presa, Glover è stato produttore esecutivo e conduttore della serie del Fox Family Channel Courage, e produttore esecutivo e interprete del film di Showtime  3 A.M.  Come regista, ha ricevuto una candidatura al Daytime Emmy per il film di Showtime, Just a Dream.</p>
<p>Nel 2003, Glover ha fatto il suo ritorno trionfale sulla scena di Broadway in una ripresa di “Master Harold”…and the Boys, con grande successo di pubblica e di critica. </p>
<p>Nel 2004, Glover ha co-fondato la Louverture Films, LLC, che si pone come obiettivo quello di sviluppare e produrre film di rilevanza storica, impegno civile, valore commerciale e integrità artistica. Si è anche fatto apprezzare come attivista in campo sociale e filantropo. Attualmente, è Ambasciatore dell’UNICEF e per il suo impegno è stato insignito di premi come il Marian Anderson Award (2002), il NAACP Chairman’s Award (2003), e il BET Lifetime Achievement Award (2004).</p>
<p>MIA FARROW (“Signorina Falewicz”)</p>
<p>Nata a Los Angeles, Mia Farrow è figlia del regista John Farrow e dell’attrice Maureen<br />
O’ Sullivan. Ha debuttato in teatro nel 1963, poco dopo la morte di suo padre, in una produzione off-Broadway di L’importanza di chiamarsi Ernesto, cui ha fatto seguito la sua prima apparizione sul grande schermo, l’anno dopo. La sua carriera è decollata con la soap opera Peyton Place, in cui ha recitato per due anni, ma la vera consacrazione è avvenuta nel 1968, grazie al film di Roman Polanski  Rosemary’s Baby, in cui compariva accanto al regista indipendente John Cassavetes, e per il quale ha ottenuto critiche entusiastiche. In seguito, ha potuto dimostrare il suo talento alla tv, in teatro, e in film memorabili come Il grandeGatsby (1974) e Assassinio sul Nilo (1978).</p>
<p>Nel 1982 è diventata la musa di Woody Allen, dopo aver interpretato il film Una commedia sexy in una notte di mezz’estate. In seguito, Allen ha scritto molti altri ruoli per lei, in film come Hannah e le sue sorelle (1986), Crimini e misfatti (1989), Mariti e mogli (1992), Ombre e nebbia (1992), e Alice (1990), che le è valso un NBR* Award come Migliore Attrice Protagonista (*National Board of Review of Motion Pictures). Nel 1997, ha pubblicato la sua autobiografia, “Quel che si perde”, divenuto subito un best-seller. In teatro, la Farrow ha interpretato la commedia di James Lapine Fran’s Bed al Long Wharf Theater di New Haven, e The Exonerated  di Jessica Blake e Eric Jensen. Nel 2006, ha interpretato The Omen con Liev Schreiber e Julia Stiles, e ha da poco finito di girare il film di Michel Gondry Be Kind Rewind. Nel 2007 è apparsa nel film di Luc Besson Arthur e il popolo dei Minimei e nel film indipendente Fast Track diretto da Jesse Peretz.</p>
<p><img class='aligncentered' src='http://www.megamodo.com/images/bim/mm_BKR-04826.jpg' alt='Be Kind Rewind' /></p>
<p>MELONIE DIAZ (“Alma”)</p>
<p>Melonie Diaz è nota soprattutto per i suoi ruoli in Raising Victor Vargas, Double Whammy  di Tom DiCillo, e Lords of Dogtown  di Catherine Hardwicke. Più di recente, ha girato altri cinque film, tra cui Guida per riconoscere i tuoi santi di Dito Montiel, che ha debuttato al Sundance; Reggaeton, prodotto da Nuyorican Productions; I’ll Come Running,  e The Beautiful Ordinary. Ha da poco finito di girare il fim di Michel Gondry  Be Kind Rewind, accanto a Jack Black e Mos Def.</p>
<p>Tra le sue presenze sulla scena teatrale newyorkese ricordiamo Love, Medea al Bullet Space, The Hip Hop Theatre Festival al P.S. 122 e Woman Who Outshone the Son al NYC Fringe Festival.</p>
<p>Attualmente si sta laureando in Produzione cinematografica alla Tisch School of the Arts della New York University.</p>
<p>SIGOURNEY WEAVER (“Signora Lawson”)</p>
<p>Sigourney Weaver ha interpretato ruoli memorabili, sia drammatici che comici, in film come Alien (Ripley) e Gorilla nella nebbia (Dian Fossey). Nel corso degli anni, ha conquistato il pubblico e la critica affermandosi come una delle più apprezzate attrici di cinema e tatro.</p>
<p>Nata e cresciuta a New York,  la Weaver si è laureata alla Stanford University ed ha conseguito una laurea specialistica  presso la Yale School of Drama. In teatro, ha esordito come attrice sostituta in una commedia diretta da Sir John Gielgud The Constant Wife, con Ingrid Bergman.</p>
<p>Nel cinema, ha debuttato nel fim campione d’incassi di Ridley Scott Alien. Ha poi ripreso il ruolo dell’Ufficiale Ripley nel film di James Cameron Aliens – scontro finale, per cui è stata candidata all’Oscar come Migliore Attrice Protagonista; e ancora in Aliens 3  di David Fincher, che ha anche co-prodotto, e Alien: la clonazione, per il regista Jean-Pierre Jeunet. </p>
<p>Dopo Alien, la Weaver ha interpretato tre film di grande successo: Gorilla nella nebbia, in cui interpretava la primatologa Dian Fossey, la commedia di Mike Nichols Una donna in carriera, e Ghostbusters II – Acchiappafantasmi II. Ha ricevuto la seconda e la terza candidatura all’Oscar e due Golden Globe per i suoi ruoli in Gorilla nella nebbia   e Una donna in caerriera. Tra i suoi altri titoli ricordiamo il thriller Copycat – Omicidi in serie; la commedia di Paul Rudnick Jeffrey; l’emozionante trasposizione cinematografica di La morte e la fanciulla, per la regia di Roman Polansky; Mistery con Michael Caine; 1492 – La conquista del paradiso di Ridley Scott;  Une femme ou deux con Gerard Depardieu;  Uno scomodo testimone con William Hurt; e il film per ragazzi di Showtime Biancaneve nella Foresta Nera, tratto dalla fiaba originale dei Fratelli Grimm, per cui è stata candidata  agli Emmy e allo Screen Actors Guild.</p>
<p>Nel 1997 è apparsa tra gli interpreti dell’acclamato film corale di Ang Lee Tempesta di ghiaccio, accanto a Kevin Kline, Joan Allen, Elijah Wood e Christina Ricci. La sua interpretazione le è valsa un premio BAFTA, una candidatura al Golden Globe e allo Screen Actors Guild Award come Migliore Attrice Non-protagonista. Più tardi ha offerto una straordinaria interpretazione in La mappa del mondo, l’avvincente film drammatico di Scott Elliott tratto dal romanzo di Jane Hamilton, con cui si è guadagnata il consenso della critica e una candidatura al Golden Globe come Migliore Attrice. Ha deliziato il pubblico con il suo talento comico nella commedia di fantascienza Galaxy Quest di Dean Parisot, accanto a Tim Allen e Alan Rickman, campione d’incassi nel 1999. Poco dopo ha interpretato la popolare commedia Heartbreakers – vizio di famiglia, accanto a Gene Hackman e Jennifer Love-Hewitt.</p>
<p>Nel 2003, la Weaver ha interpretato il ruolo della spietata direttrice nella commedia di successo Holes – buchi nel deserto, diretta da Andy Davis, e la trasposizione cinematografica della commedia di Anne Nelson The Guys, con Anthony LaPaglia, diretto da Jim Simpson. In seguito, è apparsa in TheVillage di M. Night Shamalyan e ha avuto recensioni entusiastiche per la sua interpretazione in Imaginary Heroes scritto e diretto da Dan Harris.</p>
<p>Oltre che nel cinema, la Weaver è stata protagonista di una fortunata carriera teatrale. Ha cominciato nei teatri off-off Broadway interpretando le commedie di Christopher Durang The Nature and Purpose of the Universe, Titanic e Das Lusitania Songspiel. Con Durang ha firmato la commedia  Das Lusitania per cui sono stati candidati entrambi al Drama Desk. E’ apparsa in numerose produzioni off-Broadway a New York, lavorando con commediografi come  John Guare, Albert Innaurato, Richard Nelson e Len Jenkin; e interpretando lavori di Pinter, Williams, Feydeau e Shakespeare.  E’ apparsa anche nella serie della PBS The Best of Families.</p>
<p>La Weaver è stata candidata al Tony Award per il suo ruolo di protagonista in Bugie, baci, bambole e bastardi a Broadway, per la regia di Mike Nichols. Ha interpretato Portia nell’allestimento della Classic Stage Company of New York di Il mercante di Venezia.  Nel 1996, è tornata a Broadway al Lincoln Center, nella commedia Sex and Longing, di Christopher Durang.  Ha anche interpretato una serie di commedie al teatro The Flea, tra cui Mrs. Farnsworth, accanto a John Lithgow, e The Guys, per la regia di Jim Simpson. </p>
<p>Di recente, la Weaver è apparsa sulla scena off-Broadway nella prima mondiale della commedia di Neil LaBute The Mercy Seat,  di cui il critico John Lahr del New Yorker ha scritto che offriva “interpretazioni di una profondità e intensità che non si vedevano a New York da molte stagioni”.</p>
<p>Ultimamente, ha interpretato il ruolo di Babe Paley, donna dell’alta società, nel film Una pessima reputazione, sulla vita di Truman Capote. Nel 2006 è stata una donna autistica, accanto ad Alan Rickman, in Snow Cake, presentato al Festival di Berlino; e la presidente di una rete televisiva nel film di Jake Kasdan The TV Set. Nel 2007 è stata fra gli interpreti di The Girl in the Park, e nel 2008 sono usciti gli ultimi due film cui ha partecipato, Prospettive di un delitto  di Pete Travis, e Be Kind Rewind  di Michel Gondry.	</p>
<p>GLI AUTORI </p>
<p>MICHEL GONDRY (Sceneggiatore/Regista)</p>
<p>Regista di cinema e pubblicità, e autore pluripremiato di video musicali, Michel Gondry non smette di stupire per l’originalità delle sue idee. Senza porre limiti ai campi in cui esprime la sua fantasia esplosiva, Gondry affronta ogni progetto con la stessa passione creativa, cercando di divertire il pubblico con il suo grande talento visionario. Nel 2005  ha ricevuto un Oscar per la sceneggiatura originale di Se mi lasci ti cancello, scritta insieme a Charlie Kaufman e Pierre Bismuth.</p>
<p>Presto uscirà Tokyo, un film a episodi che racconta tre storie legate a questa grande metropoli. Gondry ha partecipato al progetto accanto ad altri due registi, il francese Leos Carax e il sud-coreano Bong Joon-ho, per la casa di produzione francese Comme des Cinemas.</p>
<p>Nel 2006 è uscito il suo L’arte del sogno, che è stato presentato al Sundance Film Festival e poi distribuito nelle sale dalla Warner Independent Pictures. Il film beniamino della critica è una commedia romantica in cui il protagonista (Garcia Bernal, I diari della motocicletta)  è un sognatore che si innamora della sua bella vicina di casa (Charlotte Gainsbourg) e comincia a confondere la realtà con la fantasia.Nel 2005 è uscito il documentario Block Party, che Gondry ha scritto e prodotto con Dave Chappelle. Il film è stato girato per le strade di New York e documenta le esibizioni di Dave Chappelle, Mos Def, Erykah Badu, Jill Scott, Talib Kweli, Kanye West, Roots, Common, Dead Prez e una speciale reunion  dei Fugees. </p>
<p>Nel 2004 è uscito il film più famoso di Gondry, Se mi lasci ti cancello, in cui Jim  Carrey e Kate Winslet sono una coppia in crisi che cerca di risolvere i suoi problemi facendosi cancellare dal cervello i brutti ricordi. Se mi lasci… ha segnato anche la seconda collaborazione di Gondry con lo sceneggiatore premio Oscar Charlie Kaufman, con cui ha scritto il soggetto. Il film è stato uno dei film più elogiati dalla critica nel 2004.</p>
<p>E’ del 2003 il fortunato lancio di The Work of Director Michel Gondry, un cofanetto che contiene un DVD dei suoi video musicali, insieme a un libro che raccoglie le storie, i disegni, le fotografie e le interviste di Michel. Il DVD contiene anche il documentario I’ve Been 12 Forever, in cui appaiono alcuni degli artisti con cui Gondry ha collaborato, tra cui Björk, Daft Punk, Beck e Dave Grohl. Nel film, lo stesso Gondry racconta come sono nate le idee che stanno dietro a tanti suoi progetti. Infine, per mettere in luce anche le influenze più personali, ci sono le testimonianze molto schiette e dirette di alcuni membri della sua famiglia, tra cui sua madre e il giovanissimo figlio Paul, già un piccolo artista in erba. La raccolta ha avuto un grande successo di critica e di pubblico, fra gli appassionati sia di cinema che di musica.</p>
<p>Il primo film di Gondry, Human Nature, è stato presentato al Festival di Cannes nel 2001, e al Sundance Film Festival nel 2002, prima di essere distribuito in tutte le sale dalla Fine Line Features nell’aprile del 2002. Human Nature, con Patricia Arquette e Tim Robbins, è una sorta di parabola filosofica che descrive l’interazione a volte tragica, ma molto umana, tra una naturalista insolitamente irsuta, un ragazzo selvaggio, uno scienziato maniacale e la sua assistente francese. </p>
<p>Quando non affronta temi come le relazioni interpersonali o i peli superflui, Gondry è un affermato regista di spot pubblicitari e video musicali. Uno dei suoi primi spot è stato quello per la Levi’s  &#8220;Drugstore&#8221; (1994), che ha ricevuto il Leone d’Oro a Cannes e compare nel Guinness dei Primati come spot più premiato di tutti i tempi. Tra gli altri, ricordiamo lo spot della Levi’s &#8220;Mermaids&#8221; (quello delle sirene), medaglia d’argento ai Clio Awards, e di bronzo a Cannes; e quello della vodka Smirnoff, “Smarienburg&#8221; (1997), che ha vinto medaglie d’oro a Cannes e ai Clio Awards. Più di recente, Michel ha diretto lo spot della Diet Coke &#8220;Bounce&#8221;, con Adrien Brody, quello della Levi&#8217;s &#8220;Bellybuttons&#8221;, e una serie di spot per la poetica campagna di Gap &#8220;That&#8217;s Holiday&#8221;.</p>
<p>Gondry studiava grafica in un istituto d’arte francese quando ha cominciato a dirigere video musicali per la band Oui Oui, in cui suonava come batterista. Il successo delle clip ha richiamato l’attenzione di altri gruppi locali, e ben presto Gondry è diventato un regista  richiesto a livello internazionale. Nel 1993 Gondry ha conosciuto la cantante Björk, con cui ha iniziato una delle collaborazioni creative e professionali più lunghe e fortunate della sua carriera: il loro primo progetto, il video del brano &#8220;Human Behavior”, ha vinto praticamente ogni premio musicale esistente. In seguito, Gondry ha diretto altri cinque video di Björk, tra cui &#8220;Joga&#8221; e &#8220;Bachelorette”, oltre a video di artisti come White Stripes, Rolling Stones, Beck, Daft Punk, Chemical Brothers, Foo Fighters, Lenny Kravitz, Sheryl Crow, Cibo Matto, Kylie Minogue, Willowz, Polyphonic Spree, Steriogram e Gary Jules. Nel 2005 Gondry ha diretto il suo quarto video dei White Stripes, &#8220;The Denial Twist&#8221;, in cui ricrea una versione distorta della settimana in cui gli Stripes sono stati ospiti del “Late Night”, il popolare talk-show condotto da Conan O’Brien, che compare anche nel video. In seguito, ha realizzato il video di “Heard’em Say” di Kanye West, girato interamente nel popolare negozio Macy’s di New York, e quello del brano di Beck “Cell Phone’s Dead”, che ha vinto il premio della MVPA* (*Music Video Production Association)  per il Miglior Video Alternativo, nel 2007.</p>
<p>Attualmente, Gondry risiede a New York con suo figlio. </p>
<p>GEORGES BERMANN (Produttore)</p>
<p>Be Kind Rewind segna un’altra pietra miliare nella lunga collaborazione tra il produttore Georges Bermann e il regista Michel Gondry. Di recente, Bermann ha prodotto il film di Gondry L’arte del sogno, molto apprezzato dalla critica.</p>
<p>Da dieci anni a questa parte, Bermann produce film per il cinema, spot pubblicitari e video musicali. Ha prodotto il pluripremiato video di Björk “Human Behaviour”,  e quello dei Chemical Brothers, “Star Guitar”, entrambi diretti da Gondry. E’ stato anche produttore esecutivo del film premio Oscar Se mi lasci ti cancello,  del video degli U2 vincitore di un Grammy &#8220;Vertigo&#8221;, e del documentario vincitore di un altro Grammy Sting: Ten Summoners Tales. Inoltre, ha ricevuto diversi premi MTV VMA (*MTV Video Music Award).</p>
<p>Oltre che essere produttore, Bermann è anche presidente e fondatore della casa di produzione Partizan. Fin dai suoi esordi, nel 1991, la Partizan ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti internazionali per il suo lavoro nel campo dei video pubblicitari e musicali. Per la Partizan lavorano registi molto apprezzati dalla critica, rappresentati in tutto il mondo dai suoi uffici di Parigi, Londra, New York e Los Angeles. La compagnia si è affermata come una delle case di produzione di maggiore sucesso nel campo della produzione multimediale indipendente.</p>
<p>Per finire,  Bermann è un campione di Sudoku, di cui ha raggiunto l’inarrivabile livello 5. Sa anche contrare fino a 10 in francese, inglese, tedesco, italiano e spagnolo.</p>
<p>JULIE FONG (Produttrice)</p>
<p>Nel corso della sua carriera, Julie Fong ha lavorato a lungo come produttrice in settori diversi come televisione, documentari, video musicali e pubblicità.</p>
<p>Dopo una laurea in Produzione cinematografica e televisiva presso la UCLA, la Fong ha iniziato la sua carriera come produttrice freelance di video musicali. In questo periodo, ha lavorato in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti, con numerosi artisti tra cui Will Smith, Joe Cocker, e Celine Dion.</p>
<p>Dai video musicali, è passata agli spot pubblicitari per clienti come Nike, Pepsi, BMW, Diet Coke e Gap. Nel 1993 ha lavorato per la prima volta con Michel Gondry, con cui ha realizzato lo spot per la Levi’s “Drugstore”, che ha vinto numerosi premi, tra cui il Leone d’Oro a Cannes, un premio Clio* (*l’Oscar della pubblicità) e tre Matite Gialle al D&#038;AD (l’argento dei premi dedicati a Design &#038; Art Direction), ed è stato inserito nel Guinness dei Primati come lo spot pubblicitario più premiato di tutti i tempi. La Fong ha vinto anche un Grammy nel 1993, per avere prodotto il documentario musicale Sting – Ten Summoner’s Tales.</p>
<p>Ha lavorato per la ZM Productions come responsabile della produzione. In quel periodo, ha supervisionato la produzione di film-tv, documentari e special  di un’ora, tra cui quello della CBS, vincitore di un Emmy, che celebrava i 60 anni della rivista Life (“Life Magazine, 60 Years of Life”); ed ha avuto il piacere di lavorare con artisti del calibro di Jimmy Stewart, Drew Barrymore e Frank Capra.</p>
<p>La Fong è tornata a lavorare con Gondry nel 1996. Insieme, hanno creato video musicali per artisti come i Rolling Stones, Beck e i Foo Fighters. Il loro video del brano di Björk “Bachelorette” ha vinto una Matita Gialla al  D&#038;AD, ed è stato candidato ai premi MTV VMA,  e ai Grammy. Il video dei Chemical Brothers “Let Forever Be”, è stato votato Video dell’Anno dalla MVPA (Music Video Production Association), il video degli Steriogram “Walkie Talkie Man” è stato candidato ai Grammy. Più di recente, il video di Kanye West “Heard ‘Em Say” ha debuttato nel programma di MTV “Making the Band”, e  quello dei White Stripes, “Denial Twist”, con la presenza di Conan O’Brien, ha avuto critiche entusiastiche.</p>
<p>La sua prima collaborazione cinematografica con Gondry è stato il film Human Nature &#8211; presentato nel 2001 al  Festival di Cannes, e nel 2002 al Sundance Film Festival, prima della sua uscita nelle sale, nell’aprile dello stesso anno.</p>
<p>Durante l’estate del 2004 la Fong ha prodotto il quarto film di Gondry, Block Party. Scritto da Gondry e dal comico Dave Chappelle, Block Party  è uno spassoso documentario che esplora la definizione e la cultura dell’hip-hop, con la partecipazione di artisti come Fugees, Kanye West, Mos Def, Erykah Badu, Roots, Jill Scott, Talib Kweli e molti altri. Presentato al Toronto International Film Festival nel 2005, è uscito nelle sale nei primi mesi del 2006, distribuito dalla Rogue Films di Focus Feature.</p>
<p>Nel 2007, la Fong ha prodotto il quinto film di Gondry, la commedia Be Kind Rewind, con Jack Black, Mos Def e  Danny Glover. Attualmente, è General Manager della Partizan, la casa di produzione di Gondry, di cui continua a produrre video musicali e pubblicitari.</p>
<p>ANN RUARK (Co-Produttrice)</p>
<p>Tra i lavori della newyorkese Ann Ruark, ricordiamo Frida, La mia vita a Garden State, Broken Flowers e Babel.  Ha da poco terminato il film di Sam Mendes Revolutionary Road.</p>
<p>ELLEN KURAS (Direttore della fotografia)</p>
<p>Direttore della fotografia di grande prestigio, Ellen Kuras ha collaborato con molti dei più interessanti registi contemporanei, ha vinto per ben tre volte il premio per la Migliore Fotografia al Sundance Film Festival, evento unico nella storia del Festival, ed è stata candidata tre volte agli Emmy.</p>
<p>La Kuras ha iniziato la sua carriera nel 1987, firmando la fotografia del film di Ellen Bruno Samsara, per cui nel 1990 ha vinto il Focus Award della Eastman Kodak per la Migliore Fotografia. Il film ha ricevuto 25 premi internazionali, tra cui il Premio della Giuria al Sundance Film Festival, nel 1990. Il suo secondo film è stato Swoon, diretto da Tom Kalin, col quale ha consolidato la sua fama  vincendo un IFP* Independent Spirit Award (*Independent Feature Project) e il primo dei tre premi per la Migliore Fotografia al Sundance.</p>
<p>Dopo il Sundance, Ellen è diventata rapidamente uno dei direttori della fotografia più richiesti degli Stati Uniti. I suoi due film successivi, Postcards From America, diretto da Steve McClean, e Roy Cohn / Jack Smith, prova d’attore con Ron Vawter, hanno aperto il New York Film Festival nel 1994. Subito dopo,è iniziata la sua collaborazione con la regista Rebecca Miller, con cui ha girato il film Angela, che ha vinto il premio per la Migliore Fotografia al Sundance, nel 2005. Quello stesso anno, la Kuras è stata anche candidata per la prima volta agli Emmy, per la miniserie televisiva Century of Women.</p>
<p>Tra i suoi altri titoli ricordiamo Sbottonate, l’irriverente ritratto dello stilista Isaac Mirzrahi, Ho sparato a Andy Warhol, diretto da Mary Harron e interpretato da Lily Taylor, il film di Richard Wenk  Biglietti… d’amore, con Andy Garcia e Andie MacDowell, e lo special della HBO If These Walls Could Talk, Part I, diretto da Nancy Savoca e interpretato da Demi Moore. Ha anche curato la fotografia di un episodio della serie HBO Subway Stories, quello diretto da Spike Lee e intitolato Niggericans.</p>
<p>La sua collaborazione con Spike Lee è proseguita con il documentario candidato all’Oscar Four Little Girls, per il quale è stata candidata agli Emmy. Dopo aver girato Gli infiltrati con il regista Scott Silver, nel 1998 è tornata a lavorare con Spike Lee nel film Summer of Sam- Panico a New York, e poi in Bamboozled nel 1999, uno dei primi film girati in mini-digitale, e Jim Brown All American  nel 2002. Quello stesso anno è tornata a lavorare con Rebecca Miller in Personal Velocity, per cui ha vinto il suo terzo premio per la Migliore Fotografia al Sundance, nel 2002.</p>
<p>La Kuras ha anche girato Blow  di Ted Demme, con Johnny Depp, nel 2001; Un boss sotto stress con Billy Crystal e Robert DeNiro, nel 2002; e il visionario Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry.</p>
<p>Tra i suoi ultimi film ricordiamo The Ballad of Jack and Rose, diretto da Rebecca Miller e interpretato da Daniel Day-Lewis; Heart of Gold, un film-concerto di Neil Young, diretto da Jonathan Demme; Lou Reed’s Berlin, diretto da Julien Schnabel, con Lou Reed; e Be Kind Rewind, di Michel Gondry. Tra i registi di spot pubblicitari con cui ha lavorato figurano Spike Jonze, Michel Gondry, Noam Murro, Mark Pellington, Joe Public, David Kellogg e Spike Lee.</p>
<p>Ellen Kuras ha esordito nella regia col film Nerakhoon.</p>
<p>DAN LEIGH (Scenografo)</p>
<p>Be Kind Rewind segna la seconda collaborazione tra il regista Michel Gondry e lo scenografo Dan Leigh, dopo il fortunato Se mi lasci ti cancello, che è valso a Leigh numerosi riconoscimenti, tra cui una candidatura al premio della Art Directors Guild.</p>
<p>Sempre molto richiesto, Leigh ha lavorato sia per il cinema che per la televisione. Tra i suoi titoli ricordiamo il film per la HBO The Laramie Project, i film Miramax A Walk on the Moon – Complice la luna  e Basquiat, oltre al recentissimo Pride &#038; Glory della New Line Cinema e al pilota della serie tv Dirty Sexy Money della ABC.</p>
<p>JEFF BUCHANAN (Montaggio)</p>
<p>Be Kind Rewind è il secondo film che Jeff Buchanan ha realizzato con il regista Michel Gondry. In precedenza, aveva curato il montaggio del suo Block Party (insieme a Sarah Flack) nel 2006. </p>
<p>Jeff ha cominciato a lavorare con Gondry nel 2004, quando ha montato il film di 70 minuti I’ve Been Twelve Forever. In seguito ha collaborato con lui al montaggio di una serie di videomusicali per Kanye West, Cody Chestnutt e Beck.</p>
<p>Buchanan ha anche montato immagini di repertorio, film, cortometraggi e commenti per la serie “Directors Label”, che gli ha offerto l’opportunità di lavorare con registi come Anton Corbijn, Chris Cunningham, Jonathan Glazer, Spike Jonze, Mark Romanek  e Stephane Sednaoui.</p>
<p>Ha iniziato la sua carriera curando il montaggio di cortometraggi e videomusicali per il regista Lance Bangs, di cui nel 2003 ha montato il documentario Let America Laugh, dietro-le-quinte di uno spettacolo del comico David Cross. Da allora, Buchanan ha montato numerosi altri film dello stesso regista, tra cui la trasposizione cinematografica dei concerti di Arcade Fire, Sleater-Kinney e Sting.</p>
<p>JEAN-MICHEL BERNARD (Compositore)</p>
<p>Jean-Michel Bernard è nato in Francia nel 1961 e ha cominciato a suonare il piano all’età di due anni. Ha frequentato il Conservatorio di Bordeaux, a soli 14 anni si è diplomato e ha proseguito gli studi alla Paris École Normale de Musique.</p>
<p>Ha cominciato la sua carriera come pianista registrando a Londra, a 18 anni, con la London Philharmonic Orchestra e suonando nei locali jazz di Parigi e Bordeaux. Per molti anni è stato direttore musicale e direttore d’orchestra di un popolare programma radiofonio francese. Dopodiché ha cominciato a comporre colonne sonore per film tv, documentari e cartoni animati, e a scrivere jingles per la pubblicità.  </p>
<p>In questo periodo, ha collaborato con Philip Kaufman (Giorni felici a Clichy), Lalo Schifrin, Claude Bolling e Ennio Morricone (per il film Vatel di Roland Joffe). Nel 1990 ha registrato il suo primo album, Yellow Cow,  con la Paris Philharmonic Orchestra e il sassofonista Eric Marienthal. </p>
<p>Tra il 2000 e il 2003 Bernard ha arrangiato e diretto l’orchestra per Ray Charles, oltre a suonare l’organo Hammond B3 e il pianoforte nel Ray Charles Quintet durante le tournée in Europa e in Australia. Ha lavorato per la prima volta con Michel Gondry per il film Human Nature, componendo le due canzoni eseguite da Patricia Arquette.</p>
<p>Nel 2006 ha composto la colonna sonora di L’arte del sogno, per cui ha ricevuto numerosi premi, tra cui il prestigioso premio France Musique/Union of Composers for Film per la  Migliore colonna sonora al 60° Festival di Cannes.</p>
<p>Di recente ha firmato le musiche di due film francesi &#8211; Ma Place au Soleil e Détrompez-vous &#8211; e dell’ultimo film di Michel Gondry, Be Kind Rewind.</p>
<p>LINDA COHEN (Supervisore musicale)</p>
<p>Linda Cohen ha lavorato come supervisore musicale nel cinema e in televisione. Tra i suoi titoli più recenti ricordiamo Evening con Claire Danes, Vanessa Redgrave e Meryl Streep per Focus Features, Il destino nel nome &#8211; The Namesake diretto da Mira Nair (Monsoon Wedding – Matrimonio indiano, La fiera della vanità), il film di Paul Thomas Anderson Il petroliere, vincitore di due Oscar, e l’ultimo film di Michel Gondry Be Kind Rewind. </p>
<p>Come supervisore musicale ha prestato la sua opera anche in film come Una voce nella notte,  con Robin Williams; American Splendor, vincitore del Premio della Giuria al Sundance, con Paul Giamatti; L’amore giovane, scritto e diretto da Ethan Hawke; e il musical Diventeranno famosi.  Tra i suoi  titoli televisivi ricordiamo “Queer Eye For The Straight Guy” e numerose produzioni per il canale HBO Family, tra cui il vincitore di un Emmy “Classical Baby”, e “Goodnight Moon &#038; Other Sleepytime Tales”.</p>
<p>RAHEL AFILEY-SALMON (Costumista)</p>
<p>La costumista Rahel Afiley è nata in Etiopia ma è cresciuta ad Oslo, in Norvegia. Il raffinato senso estetico di Rahel e la sua profonda comprensione dell’arte e della moda nascono in parte dalla sua formazione internazionale e in parte dalla passione di sempre per il  design. Ma sono state soprattutto la sua etica professionale e la sua attenzione per i dettagli ad aiutarla ad affermarsi.</p>
<p>Da quando si è trasferita a New York nel 2001, Rahel ha curato il look di molti attori e musicisti, tra cui Christie Brinkley, Ciara, Janet Jackson, Kerry Washington e Michael Pitt.  Ha lavorato per gli spot pubblicitari di marchi come Tommy Hilfiger, Chase, Coca Cola e il Tribeca Film Festival. Tra i suoi clienti in campo editoriale figurano GQ, America, Interview Magazine, Nylon  e Marie Claire.  Ha anche lavorato con numerosi registi e fotografi come Michel Gondry, Peter Care, Pierluca De Carlo, Jake Nava e Kenneth Willardt. Ultimamente è stata costumista della nuova serie comico-musicale della HBO “Flight of the Conchords”, accolta con grande favore dalla critica.</p>
<p>La Rahel è anche molto impegnata in cause umanitarie. Contribuisce regolarmente alle campagne di aiuto per Eyiopia e Eritrea, e ha partecipato alla raccolta di fondi per le vittime del terremoto del 2005 in Kashmir. </p>
<p>KISHU CHAND (Costumista)</p>
<p>Nata in Nepal, Kishu Chand è emigrata a Los Angeles con la sua famiglia nel 1990.  Ha studiato da stilista di moda al Fashion Institute of Design and Merchandising (FIDM) di Los Angeles.  Ha creato e gestito con successo una sua linea di moda, “kishu”, prima di vendere la compagnia per impegnarsi nel campo del design di gioielli. La sua linea di gioielli è stata molto influenzata  dai materiali e dalla cultura del suo paese d’origine, il Nepal, dove sono state realizzate molte delle lavorazioni in  oro e argento. I gioielli, però, hanno ceduto il passo quando il suo interesse per la moda si è spostato al campo dei costumi per il cinema e la televisione. </p>
<p>Come costumista e stilista, la Kishu si è affermata grazie alla sua competenza e alla serietà del suo impegno professionale. E’ molto apprezzata e ricercata da grandi aziende come Disney, Budweiser, Nokia e Shure; oltre che da grandi fotografi e registi come Michel Gondry, Philipp Keel, Walter Chin, per citarne solo alcuni. Oltre che per il suo senso innato dello stile e la sua grande attenzione ai dettagli, è nota per la sua capacità di lavorare anche sotto pressione, come spesso avviene nel cinema.</p>
<p>Per compensare lo stress di un lavoro molto impegnativo, la Kishu torna spesso in Nepal, per  ritrovare la sua cultura e impegnarsi in attività di beneficienza. Dal 2001 compie regolarmente viaggi nelle zone rurali del Nepal, cercando di dare un contributo concreto alla soluzione dei problemi delle popolazioni locali. Ha raccolto fondi per un bambino nato col morbo di Hirschsprung (megacolon congenito), che aveva bisogno di un intervento di chirurgia correttiva. E’ impegnata nella progettazione e nella raccolta di fondi per la creazione di nuovi parchi pubblici a Katmandu, una città sovrappopolata e inquinata, che non ha abbastanza spazi verdi. Collabora anche con altri professionisti per istituire fondi e associazioni che aiutino le donne, gli uomini e i bambini nepalesi che sono stati costretti a lasciare le loro case nel corso dei 12 anni di guerra civile scatenata da un movimento di ispirazione maoista.</p>
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