L’ITALIA INCLUSA NELLA PRIMA ANALISI COMPARATIVA SULL’ACCESSIBILITÀ E L’UTILIZZO DI INTERNET

AMD GCAB (Global Consumer Advisory Board) ha reso pubblico oggi un nuovo studio dal titolo ‘Charting and Bridging Digital Divides’. Questo studio mette per la prima volta a confronto alcune ricerche condotte negli ultimi dieci anni in otto Paesi sul tema del digital divide, ovvero il divario esistente tra chi ha la possibilità di accedere alle tecnologie per l’informazione e la comunicazione e coloro che non hanno questa opportunità.

Il dato più eclatante emerso dallo studio riguarda sicuramente il fatto che, mentre negli Stati Uniti e in altri Paesi il digital divide tende a ridursi, in altre aree geografiche alcuni aspetti specifici di questo fenomeno sono in aumento o, quanto meno, in una situazione di stallo. In particolare, in Germania e in Italia il digital divide è strettamente collegato al fattore uomo-donna, mentre nella Corea del Sud il l’elemento decisivo rimane l’età. Inoltre, sfatando il mito che li vede all’avanguardia in campo tecnologico, gli Stati Uniti si collocano alle spalle di diversi altri paesi per ciò che riguarda l’accessibilità e l’utilizzo di Internet. Ad esempio, il Giappone è il primo Paese al mondo nell’accesso Internet mobile, mentre la Corea del Sud domina il settore delle connessioni in banda larga.

Lo studio suggerisce anche come il digital divide sia determinato tanto da fattori sociali quanto da aspetti tecnologici. Inoltre, avere accesso ad Internet non significa automaticamente farne un uso appropriato.

“Per le aziende che si stanno focalizzando sui mercati emergenti, la comprensione dei fattori socio-economici che influenzano l’adozione della tecnologia nelle diverse aree di mercato riveste un’importanza fondamentale”, ha affermato Patrick Moorhead, Chairman del GCAB e Vice President Corporate Marketing di AMD. “Per colmare il digital divide è necessario molto più che la semplice offerta di computer e dell’accesso a Internet. Le soluzioni tecnologiche non potranno colmare tale divario fino a quando non si terranno nella dovuta considerazione i fattori sociali che tagliano fuori molte persone dalla comunicazione on-line”.

Nell’analizzare l’accessibilità e l’utilizzo di Internet in Italia, lo studio del GCAB rileva come il livello di scolarizzazione sia il fattore determinante in questo Paese.

“In Italia, il grado di scolarizzazione è un fattore che incide profondamente sulla diffusione del computer e sulla penetrazione di Internet”, ha dichiarato Enrico Mercanti, membro del GCAB e Business Manager di BenQ Italia. “Questo dimostra quanto lo status socio-economico influenzi il digital divide in Italia”.

“Benché il problema non sia facilmente quantificabile, gli studi come questo rappresentano un importante passo avanti per comprendere la portata del digital divide globale”, ha dichiarato Bill Archey, President e CEO della AeA - ex American Electronics Association. “Infatti, quanto più riusciamo a comprendere il problema, tanto più efficacemente possiamo promuovere politiche e programmi in grado di raggiungere in tutto il mondo il maggior numero possibile delle persone tradizionalmente escluse”.

A confermare la complessità del fenomeno rappresentato dal digital divide, è la mancanza di un unico standard globale per misurare l’utilizzo e la crescita di Internet.

“Se da un lato esistono numerose ricerche riguardanti il digital divide nei singoli Paesi, fino ad oggi nessuno studio ha mai sintetizzato e confrontato i risultati di tali ricerche”, ha sottolineato Ken McEldowney, Chairperson della Socio-Economic Committee ed Executive Director at Consumer Action del GCAB. “Attraverso accurati raffronti siamo stati in grado di stabilire in maniera più accurata lo stato attuale del digital divide. Purtroppo dallo studio è emerso come in alcuni Paesi questo fenomeno non sia per nulla in calo, con il risultato che sempre più persone si trovano dal lato sbagliato della barricata”.

Lo studio condotto dal GCAB aveva come obiettivo quello di identificare il modo migliore per estendere le nuove tecnologie per l’informazione e la comunicazione, al maggior numero possibile di persone in ogni parte del mondo. La ricerca ha preso quindi in esame gli studi sull’accessibilità e l’utilizzo di Internet effettuati da organizzazioni governative, istituzioni accademiche e organismi internazionali nei seguenti Paesi: Cina, Corea del Sud, Germania, Giappone, Italia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti.

Realizzato dal sociologo Wenhong Chen e dal membro del GCAB Prof. Barry Wellman, entrambi in forza al Center for Urban and Community Studies dell’Università di Toronto, lo studio “Charting and Bridging Digital Divides” fornisce un quadro esaustivo per comprendere il fenomeno alla luce di fattori quali la condizione socio-economica, il sesso, l’età, la provenienza, la località geografica, l’accessibilità e l’uso di Internet.

Partendo da questi raffronti, lo studio ha evidenziato come non si possa parlare di un unico digital divide, bensì di più fenomeni differenti derivanti dai singoli fattori citati. Ad esempio, in Paesi sviluppati come il Giappone, il Regno Unito e gli Stati Uniti il divario dovuto al fattore uomo-donna è in diminuzione grazie alla crescente percentuale di donne che si avvicinano a Internet. Tuttavia, il mondo femminile è ancora largamente sottorappresentato in Cina, Corea, Germania, Italia e Messico.

“I differenti digital divide esistenti sono influenzati sia dalle caratteristiche tipiche di ciascun Paese, quali il livello di sviluppo, sia dalle caratteristiche individuali, quali la posizione socio-economica, l’età e il sesso”, ha spiegato Barry Wellman, membro del GCAB e Docente di sociologia dell’Università di Toronto. “Di conseguenza, i diversi digital divide possono variare anche significativamente a seconda del Paese, della comunità e degli individui”.

In generale lo studio ha evidenziato anche come, il digital divide sia in diminuzione in alcuni Paesi sviluppati mentre tenda ad aumentare nei Paesi in via di sviluppo, nonostante il livello di persone dotate di accesso ad Internet sia in crescita. Ciò è dovuto al fatto che, nonostante l’accesso ad Internet delle persone tradizionalmente escluse sia aumentato, quali i meno abbienti e le donne, il loro ritmo e la frequenza di accesso ad Internet è assai più lento e minore rispetto a quanto avviene nelle categorie generalmente favorite, quali gli uomini e i benestanti.

“La distribuzione degli utenti Internet nel mondo è molto irregolare. Non tutti hanno ancora percepito le opportunità ed i vantaggi offerti da Internet, quali la possibilità di reperire informazioni, contattare amici o trovare lavoro”, ha proseguito Wellman. “Abbiamo scoperto che, nonostante la diffusione di Internet sia cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi dieci anni passando da meno di 1 milione di utenti nel 1993 agli oltre 600 milioni del 2002, soltanto il 10% circa della popolazione mondiale possiede un accesso ad Internet. Inoltre, quasi il 90% di tutti gli utenti Internet del mondo risiedono nei cosiddetti Paesi sviluppati, un terzo dei quali nei soli Stati Uniti”.

Lo studio conclude che l’irregolarità della diffusione e dell’utilizzo di Internet è influenzata dalle disuguaglianze sociali e su di esse influisce in eguale misura. Mentre il digital divide scaturisce dagli influssi delle differenze linguistiche, sociali e tecnologiche a livello nazionale e internazionale, i suoi effetti alimentano fortemente le disuguaglianze sociali.

AMD GCAB invita tutti gli interessati a consultare i dati completi dello studio “Charting and Bridging Digital Divides” pubblicato all’indirizzo www.amdgcab.org.

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