Monte-Carlo Historique: trionfano Pierlorenzo Zanchi e Giovanni Agnese

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Lo aveva detto, quando lo abbiamo intervistato per sapere che cosa sperava da questo RMCH 2013: “Vado a Monte Carlo per vincere”. Pierlorenzo Zanchi, per tutti Peter, professionista milanese che ha fatto delle gare automobilistiche la passione della vita, ci era sembrato sfrontato, o almeno eccessivamente ottimista. Ma lui sapeva che cosa stava dicendo, era consapevole delle sue qualità, ed anche di quelle sopraffine del suo navigatore, Giovanni Agnese, con il quale aveva diviso tante volte l’abitacolo nei rally fin qui disputati, e con il quale aveva disputato il Monte Carlo storico dello scorso anno. Peter sapeva anche con quanta meticolosa cura dei particolari fosse stata preparata la sua Volkswagen Golf GTI del 1978. Quindi puntava alla vittoria, anche se era ben consapevole dei rischi e di quanto sia facile sbagliare, gettando al vento mesi di preparazione.

Quando Peter Zanchi e Giovanni Agnese hanno effettuato l’ultimo controllo orario di fine rally, all’1.11 di mercoledì 4 febbraio, sapevano già di essere i vincitori. Li avevano avvisati in tanti, compreso noi, che abbiamo passato gran parte della notte a scrutare classifiche, ad inviare e ricevere messaggi. Partiti come terzi per l’ultima tappa, ma secondi in classifica, Zanchi e il suo naviga sapevano che nelle successive quattro ore e dieci minuti si sarebbero giocati tutto.

Mancavano le ultime due prove speciali e minimo era lo svantaggio dal francese Durand che li precedeva, così come minimo era il vantaggio sul belga Maes, che li seguiva e con il quale avevano duellato per gran parte del rally. Poteva succedere qualsiasi cosa: basta sbagliare una sola curva, urtare contro un qualsiasi ostacolo, reagire con un solo attimo di ritardo ad un comportamento anomalo della macchina per compromettere tutto. Forse mai come quest’anno il distacco tra i primi tre, ed anche con il tedesco Juentgen, alla fine arrivato terzo sopravanzando il belga Horgnies, che già pensava di aver conquistato il podio, era così piccolo. In queste situazioni la tensione della gara o un improvviso calo delle prestazioni della macchina (sottoposta ad un impegno massacrante durato non meno di cinque giorni, quando non di più) o anche un minimo errore, possono far perdere anche decine di posizioni, come è capitato appunto al belga Maes, sulla Porsche 914/6 n. 20, o ai nostri Zampaglione e Torlasco che, partiti ieri sera con il nono posto assoluto e il primo di categoria I già (quasi in tasca) hanno pagato la scarsa potenza della loro Porsche 356, arrivando addirittura ventottesimi e secondi di categoria.

Zanchi e Agnese nell’ultima notte sono stati pressocchè perfetti: quindicesimi nella penultima prova, la durissima Lucéram-Lantosque, in cui hanno badato più che altro a non commettere errori, sedicesimi nell’ultima, la ZR 14, da La Bollene Vesubie a Sospel, la mitica prova del Col de Turini. Già con la prima delle due erano tornati in testa al rally, con la seconda hanno completato l’opera, concludendo con sole 87 penalità su Durand, secondo, e 706 su Juentgen, terzo. Solo 87 penalità, come dire qualche secondo di distacco dopo giorni di gara! Straordinario, semplicemente straordinario.

D’altra parte, non è da dire che Zanchi e Agnese siano stati dei comprimari, capitati per caso sul gradino più alto del podio. A parte la prima prova, con un solo rilevamento cronometrico, la Golf n. 136 era già diciannovesima dopo la ZR2, seconda dopo la ZR3, terza dopo la ZR4, prima dopo la ZR5, ancora seconda dopo la ZR6, prima dopo la ZR7, di nuovo seconda dopo la ZR8, la ZR9 e la ZR10, terza dopo la ZR11, e ancora prima dopo le ultime due. Un rally tutto in testa, anche se con una altalena incredibile prima con il belga Maes e poi con il francese Durand.

Zanchi e Agnese, dunque, vincono il rally con pieno merito, conquistandolo e mantenendolo sul campo fino alla fine, senza colpi di fortuna (anche se tutti i vincitori devono sempre ringraziare la dea bendata), né favori o aiuti; e a rendere ancora più bella la vittoria c’è la constatazione che il livello dei competitor era altissimo, come forse mai in passato.
Credo che la cosa che ha più impressionato dei vincitori sia stata la calma, la flemma quasi britannica, l’aver tenuto sempre i piedi per terra; quasi la consapevolezza che comunque alla fine ce l’avrebbero fatta.

Onore quindi al merito di Zanchi e Agnese, che iscrivono i loro nomi nel palmarès della gara; ed anche il cronista è contento, perché in qualche modo aveva previsto, o almeno evocato, questo risultato, richiamando in uno dei commenti iniziali la ricorrenza del decennale della prima vittoria italiana, nel 2005, ad opera di Marco Aghem e Stefano Delfino su Lancia Fulvia HF 1.6.

Nei prossimi commenti parleremo degli ottimi risultati degli altri italiani che hanno partecipato al rally, alcuni dei quali si sono resi protagonisti di imprese davvero memorabili.

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