Michelin lancia Primacy 4 e mette in guardia dai cattivi consigli

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Fedele alla missione della ricerca di una mobilità sempre più sostenibile, Michelin ha presentato al Salone dell’Auto di Francoforte il nuovo Michelin Primacy 4, quarta generazione della fortunata gamma del Marchio francese. Risultato di tre anni di sviluppo, Primacy 4 offre performance molto elevate sul bagnato che si combinano con una durata d’esercizio da primato.

Paragonato ai suoi diretti concorrenti, si classifica 1° in durata chilometrica, con una media di 18.000 chilometri in più. Questo perché Primacy 4 è l’espressione della strategia francese: sicurezza per chi guida, per tutta la vita degli pneumatici, fino al limite legale di usura di 1,6 mm.

Limite legale che è stato anche lo spunto per prendere una chiara posizione, da parte di Michelin, sulla sostituzione degli pneumatici quando il battistrada risulta usurato. Proprio la Casa Francese sostiene, in controtendenza rispetto ai propri competitor, che gli pneumatici con poco spessore di battistrada non sono da sostituire, anzi, hanno ancora tanto da offrire prima di finire il loro ciclo di utilizzo.

Alcuni importanti attori dell’industria del pneumatico, infatti, suggeriscono a chi guida in Europa di smontare gli pneumatici quando il battistrada raggiunge i 3 mm di spessore, talvolta anche prima. Una “cattiva abitudine” secondo Michelin, perchè l’attuale limite legale di 1,6 mm risponde perfettamente alle esigenze della mobilità moderna.

La regolamentazione ETRTO in vigore, del 1989, prendeva in considerazione le prestazioni dell’epoca. I progressi tecnologici hanno reso automobili e pneumatici nettamente più performanti di allora. Quindi, a maggior ragione, il limite legale di 1,6 mm risponde oggi pienamente ai requisiti di sicurezza. Inoltre sembra non ci sia nessuna statistica accertata che metta in relazione il numero di incidenti auto e il fatto che le loro gomme abbiano uno spessore inferiore a 3 o 4 mm.

In più se si considera che l’efficacia della frenata dipende da diversi fattori che incidono allo stesso tempo, come l’impianto frenante e le sue condizioni, il livello di aderenza o la forma del manto stradale, si capisce come siano tante le variabili che entrano in gioco, al di là delle caratteristiche intrinseche del pneumatico.

Ovviamente, riuscire a usare un pneumatico che garantisca la sicurezza fino a 1,6 mm di battistrada, significa avere un impatto importante dal punto di vista sia economico, in quanto la resistenza al rotolamento responsabile del 20 % del consumo di carburante delle vetture migliora con l’usura, sia ecologico. Uno studio di Ernst e Young, infatti, dimostra che in Europa un cambio di pneumatici a 3 mm, anziché a 1,6 mm, avrebbe come conseguenza l’utilizzo di 128 milioni di pneumatici in più l’anno, cioè 9 milioni di tonnellate in più di emissioni di anidride carbonica l’anno, e 1,5 milioni di tonnellate di materie prime perse annualmente, equivalenti a una richiesta energetica di 290 milioni di tonnellate di petrolio greggio, cioè la produzione annuale di Messico e Venezuela insieme. Decisamente non poco.

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