PES 2019 – Recensione

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Ci risiamo, dunque! Anno dopo anno, continua l’intensa sfida tra Konami ed Electronic Arts, tra PES 2019 e FIFA 19, per il titolo di miglior simulazione calcistica mai realizzata. Mettetevi comodi, i riflettori si accendono, lo spettacolo inizia!

Potremmo iniziare questa recensione nella maniera classica, ovvero ricordando di quando nel 1997 la divisione Tokyo di Konami Computer Entertainment (KCET) fece strage di tutti i cuori appassionati di calcio videoludico presentando al mondo ISS PRO. Potremmo continuare, ricordando a tutti che sul finire degli anni ’90, tra un FIFA – Road to World Cup ’98 e un ISS PRO ’98 fu guerra aperta… Ecco, fermi. Ripartiamo da qui.

PES 2019

Cosa accadde, nel 1998? In quale modo Konami scrisse con il fuoco il titolo della sua simulazione calcistica nell’olimpo dei migliori videogames di tutti i tempi? FIFA di Electronic Arts aveva le licenze, vero. Non fregava niente a nessuno. Per quale motivo? Il ritmo indiavolato della simulazione calcistica sviluppata dalla software house canadese, con tutte le sue rovesciate all’incrocio ed i cross (a dir poco) radiocomandati, nulla poterono, con il passare del tempo, se confrontate con il rimo lento, ragionato ed incredibilmente simulativo dei vari ISS PRO, ISS PRO ’98, ISS PRO EVOLUTION 1 e ISS PRO EVOLUTION 2. Siamo pronti a giocarci la nostra credibilità: PES 2019 rappresenta quello che ISS PRO ’98 ha rappresentato all’epoca: contro un colosso ricco di licenze, ma che non vuole saperne di rallentare il rimo, Konami contrappone una simulazione che tocca vette mai viste prime in un videogame calcistico.

A cosa potrà mai servire discutere sempre dell’annoso problema delle licenze? A nulla, in effetti, tanto della presenza in rete dei vari File Options non dobbiamo certo illuminarvi noi. Vi basti sapere che, come al solito, sono assenti Bayern Monaco e Borussia Dortmund, che della Bundesliga si vedono soltanto Schalke 04 e Bayer Leverkusen, Che la Premier League, la Serie A e la Liga spagnola sono presenti, ma sempre a modo loro. E’ tutto risolvibile, come sul finire degli anni ’90. Rappresentava un problema? Figuriamoci ora: 5 minuti e tutto sarà patchato. No, maledizione, non fate di questo un problema.

Modalità di gioco? Lo sappiamo, Ultimate Team è ineguagliabile ed il myClub è una pallida imitazione ma, permetteteci, da quest’anno decisamente “meno pallida”! Sono stati introdotti gli Agenti, i doppioni possono finalmente essere gestiti in maniera intelligente, ed i giocatori più forti non sono così rari come accade nel titolo della concorrenza. Konami non vuole saperne di dare una svolta alla Master League: le trattative sono ancora decisamente poco convincenti (così come le valutazioni di molti giocatori) e, in generale, non si avvertono sostanziali cambiamenti.

Sotto l’aspetto visivo, PES 2019 è quanto di più bello si sia mai visto su una console (o su PC): l’incredibile gestione delle fonti di luce permette al titolo Konami di mostrare a schermo stadi, campi da calcio e giocatori, con una nitidezza e fluidità che non hanno rivali. Il comparto delle animazioni (arricchito quest’anno con 11 nuove finte) non ha ormai nulla da invidiare alla concorrenza. I calciatori che possono vantare il volto reale, sono semplicemente impressionanti (per il resto, c’è l’editor!).

Ma voi, tutte queste cose, le sapete già. La migliore resa grafica di PES, la quantità mostruosa di licenze di FIFA, l’Ultimate Team che non teme avversari… Tutto già scritto. Noi siamo qui perché dobbiamo convincervi (e no, non siamo stipendiati da Konami) che questo PES, in campo, mette in scena il miglior calcio virtuale mai realizzato. E’ questo, questo soltanto, il messaggio che deve passare, assolutamente. Se nel 1997 (e negli anni seguenti) le testate giornalistiche si fossero fermate al problema delle licenze, oggi di KCET non avremmo saputo nulla. Quale tremenda ingiustizia sarebbe stata. Se è vero che la storia ci deve insegnare qualcosa, beh, quello che la storia vuole dirci è che l’errore non deve essere compiuto, nemmeno stavolta.

PES 2019, in campo, è il calcio. Quello vero, quello che richiede di lottare per ogni singolo pallone, quello che richiede di dosare con cura forza e direzione per ogni passaggio, anche il più banale (anche in modalità assistita, a patto di non esagerare). La qualità delle animazioni è un’antica leggenda ormai sfatata negli ultimi due anni, dove Konami ha compiuto passi da gigante e non deve temere EA. L’aspetto più convincente del gameplay di PES 2019 è sicuramente quello legato al ritmo di gioco: lento, ragionato. Ogni pallone da recuperare e giocare è una guerra, una lotta senza fine, fino a quando quella stramaledetta rete si gonfia e lo stadio impazzisce. La ricezione della sfera, ogni singolo controllo, va pensato, gestito, studiato. Non è questo, quello che amavate, quando vi siete innamorati di ISS PRO? Non era questo, il tipo di feeling che faceva di un calcistico una simulazione? Nessun giocatore impazzito che vola, imprendibile, sulla fascia. Il calcio offerto da questo PES è esattamente quello che, a partire dal 1997, Konami ha offerto al mondo, prima di sprofondare in un abisso di mediocrità dal quale, da oggi, è risalita senza dubbio alcuno.

Tra i migliori aspetti del gameplay, un livello di stamina dei giocatori decisamente ridotto. La bassa resistenza dei nostri eroi virtuali influisce positivamente sul ritmo di gioco: dopo un paio di scatti, vedrete un giocatore rallentare, per la necessità di riprendere fiato. A quel punto, sarete costretti a cedere il pallone ad un compagno. Ed è in questo modo che PES 2019 riesce ad offrire un ritmo credibile. Quei ventidue uomini che lottano su un rettangolo verde per il possesso di una sfera sono… uomini. Non macchine. Non sono in grado di percorrere l’intera fascia per più volte consecutive, non possono reggere più di 45 minuti se non vi decidete a staccare il dito da R1. Quest’anno, poi, sono decisamente migliorati i contrasti aerei. In fase di ricezione di un rilancio del portiere, ad esempio, si ha finalmente la possibilità di spostare come si desidera chi sta per essere raggiunto dalla sfera. Ed è stupendo anche solo stare a guardarli, attaccante e difensore, che sbracciano come matti per cercare di avere la meglio, l’uno sull’altro.

In quanto a profondità tattica, PES 2019 non delude le aspettative, offrendo come ormai da tradizione la possibilità di cambiare modulo a partita in corso e tutta una serie di strategie, attivabili con una semplice pressione del dorsale (L2) e della freccetta assegnata. I giocatori reagiscono immediatamente alle nuove direttive impartite, così come quando l’altezza del baricentro della squadra viene modificata, o la linea della difesa viene controllata direttamente dall’utente. Tra le strategie più convincenti, quella che prevede la rotazione delle ali in fase offensiva: accade quindi che l’ala taglia verso il centro, la punta si sposta in fascia, il centrocampista arretrato sopraggiunge per creare superiorità numerica, dando quindi un’ulteriore possibilità di portare a termine con successo l’azione. Quando ci avrete preso la mano, sarà un autentico spettacolo.

Il comportamento dell’I.A. ci ha convinti, ma non del tutto. In generale, troviamo che gli sforzi siano fin troppo concentrati a cercare un possesso palla a tutti i costi. Al livello di difficoltà più alto ci saremmo aspettati un’intelligenza artificiale più “coraggiosa”, in grado di tentare qualche filtrante in più e qualche retropassaggio in meno. Assolutamente convincente, invece, il livello di pressing e aggressività. Soprattutto nei minuti finali, gli avversari scateneranno una vera e propria caccia all’uomo, al fine di recuperare la sfera nel minor tempo possibile, facendo sentire con mano la pressione e l’adrenalina che si scatenano nel tentativo di conservare quel prezioso gol di vantaggio prima del triplice fischio.

Il comparto online di PES 2019 è probabilmente il migliore dell’intera serie Konami. Il matchmaking non è velocissimo (l’attesa si avvicina al minuto), ma la stabilità della connessione durante il match ci ha piacevolmente colpiti. Speriamo soltanto che la situazione non peggiori con l’aumentare dei giocatori e che Konami scelga di adottare severe contromisure contro chi ha il vizio di disconnettersi a partita in corso.

Ma per apprezzare questo PES dovrete compiere due sforzi, quasi immani: non farvi stregare dalle licenze e costringervi, pad alla mano, ora dopo ora, ad abituarvi (nuovamente) ad un calcio lento e ragionato. Questo è quello che accadde nel 1997 e negli anni seguenti: laddove rovesciate e cross telecomandati mandavano in visibilio gli amanti dei titoli di stampo arcade, Konami, lentamente, tirava su un mattone dopo l’altro, per forgiare il proprio nome nella Hall of Fame. PES 2019 offre tutte quelle sensazioni che sul finire degli anni ’90 hanno stregato un’intera generazione: quella che, sì, ha tradito, è passata “alla concorrenza”, ma per disperazione, non per vera scelta. La scelta, invece, dovete compierla ora. Il coraggio di tornare dal primo e più grande amore della vostra vita, il coraggio che vi auguriamo di ritrovare. Perché quest’anno, il calcio, si gioca sui campi di Pro Evolution Soccer.

E’ la storia che si ripete, ma non tutti se ne accorgeranno subito. Il vento è girato, ma Konami deve affrettarsi a issare la miglior vela possibile. E’ questo, il momento. Il pallone va messo dentro, la partita deve essere vinta. Qualcuno gli faccia sapere che l’interfaccia dei menù può anche essere modificata, che una Master League con un mercato più credibile non è certo cosa impossibile, che qualche licenza in più non farebbe male. Qualcuno faccia sapere, a Konami, che lo spirito dei vecchi ISS PRO l’abbiamo ritrovato, in campo, ma i riflettori sono puntati altrove. Ed è assurdo. Intollerabile.

VOTO: 9.5 / 10

Oltre il problema delle licenze. Oltre il problema di un “myClub” non all’altezza della concorrenza. Oltre tutto questo. Dovete assolutamente andare oltre tutto questo. Quando si scende in campo, tra i fili d’erba, tra gli spalti, alla luce di un emozionante tramonto, lo sentirete. Respirate a fondo e trattenete le lacrime. E’ lo spirito di ISS PRO, quello che si avverte in PES 2019.

2 Commenti

  1. Fraginf ha detto:

    Grandissimo.
    Per me il calcio è solo e solamente Pes.
    Peccato che oramai mi sembra di essere come i giapponesi rimasti a difendere l’isola dopo la fine della guerra, visto che sotto il profilo mediatico sembra esista solo FIFA.
    Oramai mi sto rassegnando a perdere l’unico gioco di “calcio” (e già mi hanno tolto Minanda, Ordaz e Castolo).

  2. G F ha detto:

    E’ appunto per questo che dobbiamo lottare per farlo capire ai giocatori, soprattutto ai più giovani, troppo stregati da FUT! 😉

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