Nastri d’Argento 2010, omaggio a Trovajoli, Occhini e Gregoretti

Cinema

Omaggio alla grande musica di Armando Trovajoli ai Nastri d’Argento 2010: più di novant’anni, 300 colonne sonore e oltre mezzo secolo di successi, il Maestro riceverà il premio dei giornalisti cinematografici insieme ad una signora della scena come Ilaria Occhini, che il cinema ha riscoperto con Mar Nero e, quest’anno, con Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek e al regista Ugo Gregoretti, un maestro d’ironia, protagonista di molte battaglie culturali. I premi saranno consegnati a Roma, nella prestigiosa sede dell’Accademia di Francia a Villa Medici il prossimo giovedì 27 Maggio, in apertura della serata nella quale il Sngci annuncerà e festeggerà le “cinquine” dei candidati ai Nastri 2010.
Sngci
La consegna dei Nastri 2010 ai vincitori è fissata per il 19 giugno al Teatro Antico di Taormina. La serata andrà in onda su RaiUno.

I Nastri d’Argento sono realizzati con il contributo del MiBaC e di Taormina Arte. E, a Roma, con Roma Lazio Film Commission e Accademia di Francia- Villa Medici. Main sponsor dell’edizione 2010 BNP-Gruppo BNP Paribas e Blu Panorama. Vediamo di ricordare le carriere dei tre premiati, tre istituzioni del mondo artistico e soprattutto cinematografico italiano.

Quest’anno una colonna sonora siglata con affetto, per amicizia e per divertimento: per Enrico e Carlo Vanzina e “La vita è una cosa meravigliosa”: un piacevole divertissment nel segno della leggerezza per la carriera straordinaria di Armando Trovajoli, classe 1917, jazzista, compositore delle più famose commedie musicali, storica “colonna” del Sistina e della premiata ditta G&G, e naturalmente autore di una storia ricca di colonne sonore indimenticabili per lo schermo che ha raccontato in musica oltre sessant’ anni di vita e di costume. Un vero artista e un grande autore che, giocando con le parole, solo pochi giorni fa, ha spiegato ancora una volta la sua filosofia nel rapporto con la musica per il cinema: «Ci sono due tipi di sottofondi, quello fatto al computer che è di uno squallore insopportabile e c’è il commento musicale fatto ad arte, che richiede perizia ma che, soprattutto, deve saper trovare l’equilibrio tra importanza della sonorità della musica e della parola». Dice Trovajoli: «È valido anche il silenzio, ma dove ci dev’essere una sottolineatura, una sensazione, un pathos…. un qualcosa che faccia vibrare lo spettatore bisogna farlo con l’orchestra…».
Mine Vaganti
Figlia e nipote di scrittori (Barna Occhini e Giovanni Papini) allieva dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, Ilaria Occhini ha debuttato al cinema e in tv a metà degli anni 50. L’esordio nel cinema con lo pseudonimo di Isabella Redi è nel film “Terza liceo” di Luciano Emmer (1954). Poi molte commedie come “Il medico e lo stregone” (1957), di Mario Monicelli ma sfide più interessanti arrivano dal piccolo schermo, sempre nel decennio Cinquanta-Sessanta, con sceneggiati e piece teatrali come “L’Alfiere” (1956) e “Jane Eyre” (1957). Negli anni ‘60 è accanto a Ugo Tognazzi ne “Il mantenuto” (1961), nel film ad episodi “I complessi” (1965) ma il primo ruolo drammatico importante arriva con “Un uomo a metà” di Vittorio De Seta (1966). Nello stesso anno sposa lo scrittore Raffaele La Capria, già suo compagno da tempo, con cui ha una figlia, Alexandra. Ritorna all’inizio anni ’90 sul grande schermo con “Benvenuti in casa Gori” di Alessandro Benvenuti, per cui vince il Nastro d’argento. Poi ancora in “Ritorno a casa Gori” (1996) e “Don Milani” (1997). Nel 2001 Francesca Archibugi la vuole per Domani, mentre in tv recita la parte della mamma di Veronica Pivetti nella serie “Provaci ancora prof”. Arriva quindi di nuovo il cinema nel 2009, con “Mar Nero”, ruolo per cui vince il Pardo come miglior attrice al Festival di Locarno. Poi il successo con Ferzan Ozpetek che le offre un altro grande ruolo, in “Mine vaganti”. «Per tutta la vita il mio personaggio – ha spiegato – si è costretto a fare qualcosa che non voleva: il matrimonio, la rinuncia all’amore, la sopportazione e il silenzio, l’unico atto di ribellione della sua vita è anche un atto liberatorio». Per questo ruolo pochi giorni fa ha avuto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista.

Cineasta visionario e innovatore, grande umorista, attivo in molte battaglie di politica culturale, Ugo Gregoretti è un regista cinematografico, televisivo, teatrale e operistico, giornalista e sceneggiatore, drammaturgo e intellettuale, che ha raccontato e continua a raccontare la realtà di oggi e di ieri, con uno sguardo ironico e spesso surreale. Nato nel 1930 a Roma, ha iniziato nel 1953 a lavorare in Rai come regista e autore televisivo. Le sue capacità si rivelano con la rubrica di costume “Semaforo” (1954), e nei suoi primi servizi giornalistici e pezzi di costume. Dal 1961 diventa un volto molto popolare con “Controfagotto”. Nel ‘67, poi, con l’innovativo “Il circolo Pickwick”, Gregoretti inaugura una lunga e fortunata serie di sceneggiati per la televisione tra cui “Le tigri di Mompracem” (1973) e “Le uova fatali” (1977). Fra le serie da non dimenticare “Romanzo popolare italiano” del 1975 e i programmi “Straparole” (1980) e “Sottotraccia” (1991). L’esordio nel cinema è con “I nuovi angeli” del 1961. Ha diretto, dal 1985 al 1989, il Teatro Stabile di Torino e ha diretto la rassegna teatrale Benevento città spettacolo. Inoltre, è stato presidente dell’Accademia Nazionale di Arte drammatica Silvio D’Amico, docente universitario ed è presidente dell’Anac, l’Associazione Nazionale degli Autori Cinematografici. Gregoretti e’ fra gli autori che hanno aderito quest’anno a 22 film progetto che ha coinvolto decine di cineasti, sceneggiatori, artigiani e tecnici del cinema, per l’obiettivo comune di realizzare 22 film low budget, come risposta alle politiche del governo «contro la produzione culturale del nostro paese». Sta lavorando all’adattamento per il grande schermo della sua biografia, uscita nel 2006, Finale aperto: «Guardo al ‘900 – ha spiegato – attraverso gli occhi di un testimone, che poi sarei io stesso. Naturalmente l’idea è far vedere come i problemi di oggi nascano molto, molto tempo fa…».

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1 Commento

  1. mario gatto ha detto:

    Trovo che Valeria Solarino meriti il nastro d’argento per la strepitosa e difficile interpretazione di Angela in Viola di mare.
    La sua straordinaria capacità di mettere in scena una doppia identità legata a quella perfetta armonia e a quel perfetto equilibrio tra maschile e femminile che è l’androgino e quel perfetto equilibrio tra attrice e personaggio che è la “diva”.

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