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“Pininfarina 90 anni”, le favolose auto dello storico atelier torinese

Cinquecentoventotto pagine, oltre 800 fotografie a colori e in bianco e nero corredate da brevi testi di inquadramento storico, a documentare, modello per modello, la produzione di Pininfarina in questi suoi “primi” novant’anni di storia. Ecco, in estrema sintesi, le caratteristiche del volume “Pininfarina 90 anni/90 years”, il libro ufficiale, pubblicato in occasione del novantesimo anniversario dello storico atelier torinese e realizzato da Giorgio Nada Editore in stretta collaborazione con Pininfarina.

Novant’anni in cui, il brand, fondato a Torino nel 1930 da Battista “Pinin” Farina,  ha saputo di volta in volta innovare il car design italiano e non solo, alla luce dell’evolversi del gusto e degli orientamenti stilistici, riuscendo in parallelo ad introdurre soluzioni rivolte al futuro.

Si parte dagli anni Trenta, quando il carrozziere si mette in luce con lussuose creazioni di particolare sobrietà ed eleganza, affrontando le prime problematiche legate all’aerodinamica con modelli come la cabriolet aerodinamica “Tipo Bocca” del 1936, stesso anno dell’Alfa Romeo 6C 2300 Pescara berlinetta aerodinamica.

Gli anni Quaranta sono il decennio in cui si assiste alla progressiva integrazione dei parafanghi nella superficie continua delle fiancate, ma sono soprattutto la decade in cui Pinin Farina firma la Cisitalia 202 berlinetta del 1947, autentica “scultura in movimento” e icona del design automobilistico.

La definitiva affermazione matura negli anni Cinquanta quando Pinin Farina, ormai lanciato verso una dimensione più industriale, senza tuttavia mai perdere l’artigianalità propria delle sue creazioni, apre a nuove collaborazioni, prime fra tutte con Ferrari e con Peugeot. In quel periodo Pinin Farina firma una serie di capolavori: l’Alfa Romeo Giulietta spider (1954), le Lancia Aurelia B24 S e Aurelia Florida, entrambe del 1955, senza dimenticare le Ferrari 250 GT che troveranno proprio in chiusura di decennio la loro punta di diamante nella berlinetta 250 GT a passo corto.

Questo fil rouge di eccellenza prosegue negli anni Sessanta – che vedono la scomparsa del fondatore Battista, “Pinin” nel 1966 -, scanditi da altre pietre miliari del car design come la Ferrari 250 LM (1963), l’Alfa Romeo 1600 Spider, alias “Duetto” (1966), la Dino 206 GT (1967) o la Ferrari 365 GTB/4 “Daytona” del 1968, cui si aggiungono prototipi di grande fascino e suggestione come la Dino berlinetta speciale (1965) o il “trittico” Sigma Grand Prix, Alfa Romeo 33 e Ferrari 512. Proprio queste tre concept, classe 1969, passano idealmente il testimone alla sensazionale Modulo, apparsa all’alba degli anni Settanta.

Gli anni Ottanta si rivelano altrettanto vivaci con il debutto dell’iconica Testarossa, la famiglia delle 8 cilindri Ferrari che si arricchisce di nuovi modelli (le iconiche GTO del 1984, F40 del 1987 o 348 del 1989), e la collaborazione con Peugeot che conduce alla nascita dell’indimenticabile 205 (1983).

Molteplici le collaborazioni anche negli anni Novanta: immancabile quella con Ferrari che porta alla nascita della 456 GT (1992), di nuove 8 cilindri, la F355 (1994) e la 360 Modena (1999) e della sensazionale F50 del 1995. Ma quella è anche la decade della Fiat Coupé (1994), delle Alfa Romeo Spider e GTV, entrambe del 1995 e della Peugeot 406 coupé (1997).

Infine, le prime due decadi del nuovo millennio, vent’anni in cui la Pininfarina continua a dare il proprio contributo al listino Ferrari firmando e collaborando alla creazione di nuovi modelli, realizza per Maserati la concept car Birdcage 75th e una famiglia di vetture di indubbio fascino come la Quattroporte del 2003, la GranTurismo del 2007 e la GranCabrio del 2009, e dà vita a sensazionali concept che guardano anche all’ambiente e all’ibrido quali Nido, Sintesi e Blue Car, le ultime due presentate durante la presidenza di Andrea Pininfarina, scomparso prematuramente nel 2008.

Il volume si chiude con la Pininfarina Battista concept (2019) e la Battista Anniversario (2020), due suggestive concept disegnate per la nuova società “Automobili Pininfarina”, che recano nella loro sigla il nome Battista, omaggio al fondatore di questa straordinaria quanto irripetibile storia di stile, arte e industria.

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