Il filmaker/produttore Gil Rossellini presenta al Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione L’altro Cinema – Extra, l’ultimo capitolo della trilogia dei Kill Gil. Tutto ebbe inizio il 19 novembre 2004, quando, a Stoccolma, a causa di una grave infezione, Gil s’inabissò in un coma profondo per tre lunghe settimane. Kill Gil (Vol. 1) ha raccontato di come Gil fosse quasi morto e poi sopravvissuto per miracolo. E finiva in maniera molto ottimistica, con il ritorno alla sua amata Roma, dopo nove terribili mesi passati in vari ospedali. Pronto ad affrontare la sua nuova vita, anche se su una sedia a rotelle. La realtà si è rivelata molto più dura del previsto. Ed è questo che è stato raccontato in Kill Gil (Vol. 2), in sequenza strettamente cronologica. Si comincia da lontano, dall’ormai maledetto 11 settembre, a New York (dove Gil abitava sino al momento della sua malattia) per proseguire poi dove il primo volume si era fermato. Il progetto filmico e la speranza umana avevano previsto un volume 3 di Kill Gil nel momento in cui Gil avesse riacquistato l’uso delle gambe. Un epilogo e un sogno che si rivelano purtroppo irrealizzabili, ed ecco perché si arriva a questo ultimo capitolo con quel “mezzo” che unisce all’amara ironia di un traguardo non raggiunto, anche il senso di una sfida che ha inizio proprio con questo film.
Il racconto di questi ultimi due anni è segnato dal rapporto col dolore, un duello costante che si svolge in gran parte su letti di ospedale. Dal marzo 2008 all’inaugurazione del Festival Internazionale del Film di Roma, Gil vive ricoverato e affronta dal letto le terapie che tentano di vincere gli agenti infettivi che aggrediscono il suo organismo. Ancora dieci interventi chirurgici in questi otto mesi di degenza ininterrotta, fino all’amputazione della gamba, un drammatico evento che spinge la Produzione a compiere una corsa contro il tempo per inserire anche questa vicenda all’interno del film e offrire al pubblico una storia completa proprio in occasione del Festival Internazionale del film a Roma. Uno sforzo realizzato nello spirito dell’intera trilogia prodotta da Gil Rossellini, che come mai nessuno prima d’ora, sceglie la formula del video-diario per mettere a disposizione di tutti la sua storia e renderla motivo di impegno e riflessione sul mondo della disabilità. Un’opera in cui si alternano le sequenze della sofferenza ai momenti in cui l’uomo, il regista e l’amico conquista e recupera gli spazi della socialità, della professionalità e degli affetti che a tutti devono appartenere. Come sempre lo sguardo ironico e auto ironico di Rossellini accompagna una narrazione incalzante e commovente, in cui non mancano ampie aperture in omaggio al glamour festivaliero e al mestiere del regista. Una vigorosa esortazione a non mollare mai che danza sulle note di una colonna sonora avvincente.
Note di regia A Novembre, il 19 per l’esattezza, sarà il 4° anniversario delle mie disavventure legate alla salute. Con Kill Gil (Vol. 2 e ½) si chiude la trilogia con la quale ho cercato di trasmettere agli altri quello che mi è successo, sia esteriormente che dentro la mia testa. L’ho fatto col linguaggio a cui sono abituato, quello del documentario o, se vogliamo essere più precisi, con la formula del video-diario.
Con questo si chiude, e questa volta per davvero, il mio narrare di me stesso. Come ho già detto e qui ribadisco, farò KG3 solo se torno a camminare, cosa che per lo stato attuale della medicina è assolutamente impossibile. Certo, rimane la mia speranza in un miracolo, ma sopratutto la voglia di vivere questa condizione nel modo migliore possibile.
È ora per me di tornare a raccontare di fatti altrui, cosa che in parte ho già fatto realizzando in questi ultimi diciotto mesi documentari che nulla avevano a che fare con me e con la mia malattia: El Sur De Vuelta, un road documentary sul Sud del Libano un anno dopo l’ultima guerra. Di questo film ho fatto da supervisore sia alla produzione che alla regia, telecomandando il tutto dal mio letto. Prima però avevo realizzato due documentari in prima persona, un corto di 15 minuti per Raisat Cinema World sulla mia partecipazione al Festival documentaristico di Al Jazeera a Doha nel Qatar e prima ancora un film/concerto in alta definizione su una performance della Dizzie Gillespie Jazz Band. Presto sarò fuori dall’ospedale ed ho mille progetti tra i quali un film in stretta collaborazione con Rai Cinema, L’Indiano Con-Turbante, una commedia romantica che, insieme a Stefania Casini, dovrebbe vedere il mio debutto alla regia di un film cinematografico.
È strano come Einstein avesse ragione e tutto sia relativo a seconda del punto di vista: quando seppi che non avrei più camminato provai un’immensa e giustificata tristezza. E vidi nella sedia a rotelle uno strumento di tortura. Ora che sono a letto da tanti mesi la sedia a rotelle rappresenta per me un sogno bellissimo.
Sento un gran bisogno di normalità anche se mi rendo conto che ciò che rimane della mia vita, nel bene e nel male, non sarà poi tanto normale.
Ho perso le mie gambe ma ho trovato tanti amici e tutto sommato credo che sia stato un buon affare. E per onestà nei confronti dei miei amici e della mia famiglia non mi resta che fare il meglio che posso prendendo la vita un giorno alla volta.
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