La Milanesiana porta letteratura e musica nel carcere di San Vittore: l'iniziativa "Altri desideri"

La Milanesiana porta letteratura e musica nel carcere di San Vittore: l'iniziativa "Altri desideri"

La Milanesiana 2026 debutta a San Vittore con "Altri desideri", due appuntamenti tra arte e musica per i giovani detenuti, diretti da Elisabetta Sgarbi.

Per la sua 27esima edizione, La Milanesiana, il festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, rompe nuovi confini portando la cultura oltre le mura del carcere San Vittore di Milano. In un percorso mai affrontato prima, la kermesse, che abbraccia letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia, teatro, diritto, economia, sport e fumetto, propone quest'anno due appuntamenti esclusivi rivolti ai giovani adulti detenuti.

Il tema del 2026, "Il desiderio e la legge", trova una particolare declinazione nella serie di incontri "Altri desideri", che si terranno il 18 e il 29 giugno all'interno del reparto Giovani Adulti di San Vittore. Un'occasione di confronto e dialogo per riflettere sui bisogni, le aspirazioni e i sogni dei giovani in un contesto complesso, dove la parola e l'ascolto possono assumere un valore ancora più necessario.

Nel primo appuntamento, "Altri desideri / 1 - Rap, videoclip, fumetti", la professoressa Anna Maria Lorusso, ordinaria di Filosofia e teoria dei linguaggi all'Università di Bologna, condurrà un viaggio tra i linguaggi creativi moderni: dal rap al video, fino al fumetto. L'incontro, introdotto da Elisabetta Sgarbi, permetterà ai partecipanti di esplorare la dimensione del desiderio attraverso l'espressione artistica, affermando la cultura come strumento di emancipazione.

Il secondo evento, in programma il 29 giugno, "Altri desideri / 2 - Storie e canzoni", vedrà la partecipazione di Daniele Sanzone e della band 'A67, protagonisti di una sessione tra storie musicali e canzoni. Gli 'A67, nati a Scampia nei primi anni 2000, sono noti per il loro racconto del disagio sociale attraverso la musica, unendo rap e sonorità urban in testi legati alle periferie urbane italiane.

Entrambi gli eventi non sono aperti al pubblico, segno dell'attenzione riservata all'intimità e alla costruzione di uno spazio protetto per il dialogo tra il festival e i giovani detenuti. La collaborazione con il carcere di San Vittore rappresenta, infatti, una tappa significativa nella storia della manifestazione: un punto d'incontro tra istituzioni, società civile e chi vive la restrizione, per rafforzare il senso di comunità attraverso la cultura.

La Milanesiana conferma così la sua capacità di essere un laboratorio culturale in movimento, capace di rinnovarsi e di estendere il perimetro della riflessione sui grandi temi del presente. Il simbolo della rosa, opera di Franco Battiato e reinterpretata da Franco Achilli per l'edizione 2026, esprime plasticamente il connubio tra desiderio e limite: "Il fiore e il suo profumo evocano attrazione, movimento e immaginazione, mentre le spine e la struttura cristallizzata richiamano il limite, la norma e il rischio. Non c'è opposizione tra i due poli, perché è proprio la Legge a dare forma al Desiderio, rendendolo percepibile, intenso e significativo."

L'edizione di quest'anno è dedicata a Daniela Benelli e Dario Salvetti, protagonisti della nascita di questa rassegna, e a Giorgio Gosetti, direttore del Noir in Festival e amico storico del progetto.

Con oltre 60 appuntamenti in 18 città italiane e un programma trasversale che integra le arti nei diversi linguaggi, La Milanesiana rinnova la sua vocazione a leggere il presente attraverso la forza delle idee e della parola, portando cultura e confronto anche dove, spesso, il bisogno di ascolto e speranza è più urgente.

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