Marco Poggi rompe il silenzio: intervista integrale sul caso Garlasco dopo 19 anni

Marco Poggi rompe il silenzio: intervista integrale sul caso Garlasco dopo 19 anni

Marco Poggi parla per la prima volta dopo 19 anni dal delitto di Chiara, affrontando le accuse, i sospetti e la sofferenza della sua famiglia nel caso Garlasco.

Per la prima volta dopo 19 anni, Marco Poggi esce dall'ombra e racconta in una lunga intervista in onda su Quarto Grado il suo vissuto tra dolore, sospetti e la pressione mediatica che ha stravolto la sua vita e quella della sua famiglia, dopo l'omicidio di sua sorella Chiara a Garlasco.

In molti si sono chiesti perché Marco abbia scelto di parlare proprio ora. Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c'è sulla mia figura, spiega, sottolineando come la recente riapertura delle indagini abbia riacceso i riflettori su di lui, facendolo sentire ancora una volta esposto e frainteso.

Nell'intervista, Poggi fa i conti con il peso delle accuse, i sospetti dell'opinione pubblica, la rabbia e la stanchezza accumulata nel tempo. Essere accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci, racconta, ammettendo che alcune teorie nate attorno alla sua figura sono state alimentate anche dal suo lungo silenzio: Se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate.

Marco Poggi affronta tutti i temi caldi dell'inchiesta, comprese le voci di presunti giri di droga e rapporti sospetti. Smentisce categoricamente ogni legame con tali ipotesi: No, non l'ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia non può essere. E ribadisce il proprio desiderio che le indagini proseguano, ma senza alimentare polemiche e processi mediatici: Non è giusto tutto il resto e quello spero possa finire.

Resta saldo nella convinzione, maturata dopo anni di processi, sentenze e perizie, che il colpevole sia Alberto Stasi e non Andrea Sempio, nome tornato al centro dell'indagine. Poggi racconta la sofferenza per essere stato visto come oppositivo: Il convincimento nasce dall'aver seguito un po' tutti i processi e le discussioni in aula. Tutte le prove, anche quelle nuove, che sono state discusse nei vari procedimenti, ci hanno convinto in maniera definitiva. E quando gli si chiede della possibilità di cambiare idea alla luce di nuovi elementi, risponde: Se potessimo mettere un punto a tutta la vicenda, saremmo veramente i primi a volerlo.

Sul rapporto con Sempio, ricorda l'amicizia dai tempi delle scuole medie, ma non ha ricordi netti di frequentazioni tra Chiara e Andrea o situazioni anomale che possano avallare ricostruzioni a sfondo sessuale o di moventi oscuri. Molti dettagli vengono smentiti o affidati all'incertezza, segno del tempo trascorso e della difficoltà di distinguere tra realtà e insinuazioni.

L'intervista mette in luce anche il vissuto drammatico della famiglia Poggi dopo la tragedia del 2007. Marco racconta l'attesa del verdetto, i lunghi anni di processi e la fatica di restare aggrappati ai ricordi della sorella in una casa che, da luogo della loro normalità, era diventata una scena del crimine: I ricordi di Chiara erano lì e noi volevamo tornare dove potevamo rivivere e alimentare questi ricordi. Sottolinea anche la distanza tra la verità processuale e l'ossessione della ricerca continua di colpevoli alternativi, che finisce per oscurare la memoria della vittima: Spero veramente che possa finalmente essere lasciato un po' in pace il suo ricordo.

Non manca un pensiero per i genitori, per gli avvocati e chi ha sostenuto la famiglia in questi anni difficili: Il grazie più banale va ai miei genitori per tutti questi anni, perché ci sono sempre stati, non sono mai crollati e sono stati fondamentali nel non far crollare anche me.

La voce di Marco Poggi arriva come un appello alla fine del clamore, alla tutela della memoria di Chiara e al rispetto della sofferenza familiare, oltre ogni polemica e processo mediatico.

Marco Poggi rompe il silenzio: intervista integrale sul caso Garlasco dopo 19 anni

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