RECENSIONE – Dragon Quest Builders

GiochiSquare Enix

Su PlayStation 4 e (udite udite!) PsVita si presenta, al vostro cospetto, un capitolo alquanto originale di Dragon Quest, né GDR, né Minecraft: Dragon Quest Builders, appunto!

Siete i benvenuti nel Regno di Alefgard che, purtroppo, non se la passa molto bene. Tale Dragonlord, il malvagio di turno, ha privato ogni razza esistente della capacità di costruire. Toccherà a voi, nei panni del “Costruttore”, ricostruire un mondo ormai distrutto ed in rovina… cubo dopo cubo!

Suonerà a voi come un ossimoro l’accostare un Sandbox ad una struttura a binari? Senza dubbio. Ma procediamo con ordine. Innanzitutto, cosa è un Sandbox? E’ una particolare tipologia di videogames dove tutti gli elementi di gioco vengono offerti in maniera randomica (vedi anche “casuale”), al fine di indurre il giocatore a perdersi per ore ed ore nell’estenuante ricerca di un qualcosa che non abbia già visto.

Titoli come Minecraft e Terraria (quest’ultimo lo si può definire una sorta di “reinterpretazione bidimensionale” del primo) dovrebbero rendere bene l’idea: un mondo di gioco dalle dimensioni sconfinate nel quale l’esplorazione rappresenta il punto focale dell’intera esperienza. L’emozione nel ritrovarsi davanti un nuovo e misterioso oggetto da raccogliere e portare a casa, dopo aver perso ore e ore a scavare sotto una montagna, è un qualcosa che si deve provare dentro (molto, dentro). E’ un desiderio che non può essere forzato. Quindi le alternative sono soltanto due: o finirete per odiare questo gioco, o lo amerete talmente tanto da non staccarvi più dal controller.

Abbiamo, però, parlato anche di binari. Perché? E’ presto detto: il curioso approccio di Square Enix, in questa particolare categoria di videogames, è racchiuso in quattro differenti mondi di gioco. In ognuno di essi lo scopo ultimo è quello di ricostruire delle Città ormai andate distrutte, nel tentativo di riunire la razza umana e farle così sopportare le ondate di mostri guidati dal perfido DragonLord. Sebbene i mondi di gioco siano decisamente vasti, si avverte costantemente la presenza dello sviluppatore, sotto forma di un continuo flusso di missioni da eseguire e portare a termine, una dietro l’altra, fino al completamento della missione (portare a compimento la ricostruzione della Città di turno).

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A patto di accettare questa originale formula di gioco, Dragon Quest Builders si propone come un ottimo esponente del genere. Lo stile grafico, firmato da Akira Toriyama, è semplicemente magnifico e tutti i fan della fortunata serie di giochi di ruolo di Square Enix non faticheranno a riconoscerlo dal primo istante. Titolo fedele alla serie Dragon Quest anche per quel che concerne la struttura dei menù di gioco e del comparto audio, con una colonna sonora ormai entrata nell’immaginario collettivo degli amanti dei jrpg.

Esplorando il mondo di gioco vi imbatterete in tante creature che oseremmo ormai definire “classiche” per il genere, come gli immancabili slime. Poi sarà un crescendo, tra enormi creature di pietra e temibili draghi, passando per creature decisamente meno spaventose nell’aspetto. Perché esplorare? Perché il genere al quale Dragon Quest Builders appartiene fa dell’esplorazione e della raccolta degli oggetti (e delle risorse) il proprio punto focale, come già sottolineato. Nel tentativo iniziale di ricostruire una città dalle sue fondamenta, fino al raggiungimento dello scopo finale (la sua ricostruzione completa), tutte le missioni che vi saranno assegnate spazieranno da un determinato materiale da raccogliere a personaggi da salvare. Splendidi dialoghi, in puro stile jrpg, faranno da sfondo alle vostre imprese e l’eccezionale lavoro di localizzazione in italiano aiuta certamente il giocatore ad immergersi nel magico mondo di Dragon Quest Builders.

Soprattutto nelle fasi iniziali, troverete incredibilmente diverte ed appassionante la vostra missione ultima: costruire dal nulla un piccolo regno è un’esperienza videoludica davvero fantastica. Tra vasi, fiori, porte, mura, candelabri, falò e tantissimi altri oggetti, finirete con il ritrovarvi un’espressione divertita quando assisterete all’aumentare della vita del vostro piccolo regno, con personaggi che, mano a mano, decideranno di approdare all’interno delle mura che voi avete innalzato.

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Se non avete mai giocato ad un titolo della serie Dragon Quest, sarete sicuramente presi alla sprovvista quando le prime ondate di mostri attaccheranno le vostre Città. Al contrario di quanto si possa pensare dal loro aspetto estetico, i mostri sono di una cattiveria disarmante. Il solo compito di costruire stanze e vialetti alberati non vi salverà, se non avrete avuto particolare attenzione nell’allestire gli attrezzi necessari per la costruzione di armi e armature. Il combat-system di Dragon Quest Builders non ci ha convinti del tutto, però. Perchè se da un lato gli scontri possono essere gestiti con ampia libertà di scelta e di immaginazione (ad esempio la creazione di fiume ad ostacolare un’ondata di nemici particolarmente numerosa), è il modo in cui le azioni possono essere compiute che risulta abbastanza ripetitivo: un solo comando per brandire la spada, un solo comando per la costruzione dei blocchi necessari per modificare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Un sistema di combattimento più profondo avrebbe sicuramente giovato (e sinceramente ce lo saremmo aspettati da Square Enix). Fortunatamente, per quanto gli scontri tendano ad aumentare negli ultimi due mondi di gioco, la battaglia non è certo il punto focale dell’esperienza di Dragon Quest Builders.

Ad aumentare la longevità del titolo (che nella campagna richiede tra le 50 e le 60 ore) interviene la “Terra Incognita”, un luogo che fa sfoggio delle potenzialità multiplayer di Dragon Quest Builders. In questo mondo di gioco ben 127 costruttori, provenienti da ogni parte del pianeta, potranno condividere le proprie creazioni attraverso l’utilizzo di portali magici (che vi permetteranno di trascinare nel vostro mondo le creazioni degli altri giocatori). Nella Terra Incognita vagheranno tutte le creature affrontate nella modalità storia, sconfitte le quali si verrà ricompensati con oggetti speciali, da collezionare uno dietro l’altro, per realizzare la miglior città della Community (da sfoggiare puntualmente su tutte le piattaforme social che conoscete!).

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Dragon Quest Builders è un’opera coraggiosa: miscelando elementi classici del genere jrpg con i “cubi di Minecraft”, Square Enix ha realizzato un genere ibrido, un mondo sandbox, legato però alle ferree regole delle missioni da portare a termine. Se amate lo stile grafico della serie Dragon Quest, vi sentirete a casa fin dal primo istante di gioco. L’emozione di ricostruire da zero un’intera città e vederla crescere, cubetto dopo cubetto, è un qualcosa difficile da spiegare. Ci si sente come un costruttore di… Di… Come un Costruttore. Già! Quale meraviglioso passo in avanti per il genere! Ora, da Square Enix, ci attendiamo ulteriore coraggio. Il combat-system doveva essere più profondo, la fusione dei due generi videoludici più marcata, ma Dragon Quest Builders è un ottimo inizio. Il primo mattone – pardon, cubo! – per avviare la costruzione di un qualcosa di magnifico. Non vorrete mica fermarvi sul più bello, vero?

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