RECENSIONE – Resident Evil 7

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Il male è tornato e ci tocca vivere l’incubo in prima persona! Capcom ha mantenuto la promessa di far ritornare la serie ai suoi fantastici esordi?

La storia, suvvia, la conoscete ormai tutti. Resident Evil, gloriosa saga horror firmata Capcom, nata a metà degli anni ’90 sulla prima PlayStation e poi distrutta nell’anima, a partire dal quinto capitolo. Un Resident Evil che, di anno in anno, è sempre stato un po’ meno Resident Evil e un po’ di più un action-game qualsiasi. Pensare che all’inizio era tutt’altra storia. Quando Konami sfidava Capcom a chi riuscisse a provocare il maggior numero di notti insonni (magari pure consecutive, sai il divertimento!). Silent Hill aveva un approccio lavorava di più sulla psicologia, sul vedo – non vedo. Resident Evil le cose te le sbatteva in faccia, ma di colpo, roba da restarci secchi. E fortuna che il nostro cuore ha retto, perché oggi siamo qui ad affermare che Resident Evil 7 è un gran gioco horror.

Nei panni di un tizio qualsiasi, di nome Ethan, una persona comune, saremo alla ricerca di nostra moglie, Mia, scomparsa da ormai tre anni. Senza riuscire a capire bene come, a quanto pare, però, lei è viva e solo il dubbio basta al protagonista per decidere di viaggiare fino alla località di Dulvey (nome di fantasia) nella Louisiana. Immersa in una foresta ad attenderci ci sarà una villa di legno putrescente, che a stento sembra reggersi in piedi. Ed è esattamente da qui che l’incubo prende vita. I richiami alla gigantesca villa del primo Resident Evil sono ovvi, così come l’ispirazione alla trama di Silent Hill 2 (James alla ricerca di Mary quando ormai sembrava morta).

La novità più grande di Resident Evil 7 è rappresentata dal cambio di visuale: Capcom ha abbandonato quella in terza persona a favore di quella in prima, decidendo così di farci vivere l’incubo direttamente dal punto di vista del protagonista. Sebbene siano presenti alcuni personaggi del passato, Resident Evil 7 non lega poi molto con esso. Il settimo capitolo della serie Capcom racconta una storia a parte, che si regge in piedi da sola (riuscendoci, tra l’altro, molto bene). Entrando nella villa si comprende da subito quanto bene gli sviluppatori si siano concentrati sul senso di terrore. Una casa putrescente, piena di sporcizia di dubbia natura, insetti, cibo avariato… e quegli stramaledetti scricchiolii che giungono da ogni dove, senza che questo voglia dire che il pericolo sia sempre dietro l’angolo, ma provate voi a tenere la calma in una situazione del genere. Il gameplay è contraddistinto da ritmi decisamente blandi come, da molto tempo, invocavano i fan di vecchia data a gran voce. Il passaggio alla visuale in prima persona non ha portato all’innalzamento del ritmo in stile sparatutto (per fortuna!). In pratica, è come attraversare i corridoi della villa del primo RE senza però utilizzare le telecamere fisse. L’attenzione ai dettagli, la struttura dei livelli di gioco e la presenza di puzzle, che richiedono la ricerca di oggetti particolari per proseguire nell’avventura, fanno tornare alla mente grandi ricordi. Addirittura, per un certo tratto dell’avventura, è prevista una sequenza in stile “Nemesis”, ma non oseremo dire altro, per non rovinarvi la sorpresa.

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Le sequenze di combattimento sono gestite in maniera impeccabile. L’inventario permette l’utilizzo di quattro armi al massimo ed ognuna di esse può essere assegnata a piacere sui quattro tasti direzionali. Si ha la possibilità di pararsi con le braccia dalle aggressioni delle varie creature (tutte meravigliosamente realizzate) e il “timing” per alternare parate ad attacchi è perfettamente riuscito. Non si ha la sensazione di assumere il controllo di un corpo di un supereroe, capace di tutto, ma esattamente il contrario: in Resident Evil 7 ci si sente soli, sperduti e terrorizzati in una villa che sembra aver messo radici nel cuore dell’inferno, una mefitica esalazione di legno putrido e oscurità terrificante. Dalle finestre, o da quel che ne rimane, accecanti lampi illuminano per pochi istanti le malefiche creature che vi correranno incontro, in corridoi tanto stretti da farvi sentire persi, senza speranza. Un incubo, insomma, proprio quello che ogni giocatore di Resident Evil vuole, per quanto possa apparire assurdo a chi è estraneo alla saga o al genere videoludico in questione.

A legare con il passato anche il sistema di salvataggio. Ricordate le macchine da scrivere? Qui sono state sostitute da più recenti mangianastri ma il concetto lo stesso: trova il nastro, salva la partita. Niente nastro, nessun salvataggio (nel livello di difficoltà “Manicomio”). Fortunatamente è possibile attivare un sistema di checkpoint e, quindi, di salvataggio automatico, che non vi costringerà a caricare l’ultima partita salvata manualmente, ma vi riporterà quanto più vicino possibile al punto in cui avete perso la vita.

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Dal punto di vista tecnico, Resident Evil 7 presenta un motore grafico eccellente, in grado di gestire in modo estremamente efficace la gestione in tempo reale di luci ed ombre, che contribuisce, di molto, a ricreare situazioni da incubo. Gli unici due difetti che abbiamo riscontrato risiedono nell’eccessiva facilità della gran parte degli enigmi (ritrovarli è comunque una cosa magnifica!) e nella presenza di alcune textures a bassa (bassissima!) risoluzione. Nulla che una patch non possa risolvere, comunque, in tempi brevi. L’avventura richiede circa 8-9 ore per essere portata a termine ed il già citato livello massimo garantisce una sfida che non è decisamente per tutti.

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Resident Evil 7 segna un nuovo punto di partenza per una serie che aveva assolutamente bisogno di una rinfrescata ed al tempo stesso di ritornare alle origini. Abbiamo una casa maledetta tutta da esplorare, il male assoluto come nemico, una moglie creduta morta da salvare. Noi, che magari siamo fin troppo nostalgici, avremmo preferito la visuale in terza persona, ma è fuori da ogni dubbio che questo settimo capitolo sia un grande videogame horror. Tutto da vivere. Con le luci spente (quantomeno, provateci).

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