Dopo sette anni passati in prigione Mario Diccara è libero. Non avendo regolato tutti i suoi conti con la malavita, chiede alla sola persona di cui si fida, suo fratello Patrick, di trovargli un nascondiglio dove rimettersi in sesto per qualche tempo. Patrick, che è un prete, gli suggerisce di raggiungere Padre Etienne in un paesino dell’Ardèche. Mario indossa una tunica da prete e si mette in viaggio. Ma al suo arrivo incominciano le noie: Padre Etienne è da poco morto e gli abitanti del paesino pensano che Mario sia il nuovo parroco…. Assistente Regista, tra gli altri film, di 'Bon voyage', 'Banlieue 13' e 'Arthur e il popolo dei Minimei', Roger Delattre ha anche firmato il video musicale di Zoé della canzone 'Tout va bien'. 'Il Missionario' è il suo secondo lungometraggio dopo 'L’Amour a l'arrache' del 1997. La trama apparentemente iperscanzonata in realtà nasconde riferimenti e allusioni a tanto cinema di genere polar francese. L'idea di Delattre quindi, va ben oltre il semplice entertainment, come spiega chiaramente. D: Cosa ha catturato la sua attenzione mentre leggeva la sceneggiatura? R: Ho letto la sceneggiatura senza sapere veramente di cosa si trattasse, e ho riso moltissimo, ci ho ritrovato anche un po’ della verve di Audiard. Quando mi è stato detto che Jean-Marie Bigard aveva preso parte al progetto, sul momento, ho temuto un eccesso di truculenza: secondo me era necessario che la sua recitazione si avvicinasse a quella di Lino Ventura. La fortuna ha voluto che i produttori del film la pensassero allo stesso modo, perciò sono stato molto felice che mi abbiano affidato la regia del film.
D: Dal punto di vista visivo come immaginava questa commedia? R: Spesso mi dispiaccio del fatto che con il pretesto che si tratta di una commedia si lasci un po’ da parte la composizione degli ambienti. Al contrario io mi sono nutrito di pellicole molto composte, firmate da Melville, Verneuil o Lautner, e ho sempre provato una certa invidia perché volevo citare questi riferimenti. Una commedia é ovviamente destinata a far ridere il pubblico, ma non c’è alcuna ragione di perdere di vista la grammatica del cinema. La composizione di un ambiente è essenziale: si tratta di disegnare lo sfondo su cui gli attori si muoveranno. D: Come influisce tutto ciò sulla recitazione degli attori? R: Il fatto che debbano ripetere più volte le loro scene per riuscire ad averne completa padronanza è alquanto fastidioso. Ma secondo me, fondamentalmente, il cinema è la scrittura di un movimento, perciò non credo che il fatto di esigere da un attore il rispetto di una certa meccanica lo infastidisca. Al contrario, una volta che l’ha fatta sua credo che essa lo renda più libero, perché lo costringe nel movimento preciso che deve eseguire.
D: Qual’è la cosa che si è rivelata più ardua da ottenere in termini di commedia? R: La musica, perché i dialoghi del film erano importanti sia per la comicità delle battute sia per la musica che dovevano intonare. Bisognava quindi trovare una vera tonalità, sintomatica dell’evoluzione del personaggio interpretato da Jean-Marie Bigard: quando esce dalla prigione all’inizio parla poco poi, progressivamente, torna alla vita.
D: Come si fa a dirigere un « animale » come Jean Marie Bigard ? R: Abbiamo ripetuto le scene tante volte e Jean-Marie ha dimostrato di saper ascoltare. Si è rivelata una cosa piuttosto complicata per lui il fatto di parlare rimanendo immobile, per lui ha significato dar prova di grande disciplina. D’altronde è proprio questa una delle sfide che mi hanno maggiormente sedotto del film: riuscire ad addomesticare quest’enorme energia. E’ stato come avere una palla di fuoco in mano, dovevamo riuscire a maneggiarla come volevamo, stando attenti a non bruciarci. D: Che tipo di attore ha scoperto in Doudi ? R: Si sente che è un comico che si è fatto le ossa sul piccolo schermo. Possiede un senso del ritmo tipico dei programmi corti. Io, che ho lavorato in quella tipologia di formato, ho riconosciuto in lui una febbre, tipica degli attori abituati a recitare in quel tipo di vignette. E’ un attore eccellente: nella scena della vendita dei gioielli sono dovuto andare a nascondermi per quanto mi veniva da ridere! Ci tengo inoltre a sottolineare che la maggior parte dei ruoli secondari è interpretata da attori che in genere non siamo abituati a vedere al cinema e che conferiscono al film il suo colore realistico.
D: Qual’è la visone della provincia che desiderava dare attraverso questo film ? R: La Drôme Ardèche rappresentava una scelta perfetta perché tra i riferimenti che ho inserito nel film ci sono delle immagini molto famose del cinema italiano: il caldo, l’atmosfera soleggiata e colorata e la ricchezza di personaggi piroettanti. Avevo anche voglia di rappresentare la provincia come la vedo io: mai fuori moda. Credo che nella provincia il tempo si stratifichi, lì io mi sento meno demodé che a Parigi, e dico questo senza alcuna demagogia. Il bar costruito da Hugues Tissandier sembra una compressione degli anni ‘50 e ‘60 con delle vestigia della guerra del ‘14, e poi con il suo schermo piatto per vedere le partite di calcio, che riflette il passaggio del tempo ma anche un mondo in costante movimento.
D: Che reazione spera di ottenere dagli spettatori con questa commedia? R :Vorrei che ridessero, ovviamente! Ma anche che rimanessero toccati, perché è una commedia che contiene dei momenti di vera emozione. Jean-Marie Bigard nasce a Troyes; a 30 anni si reca a Parigi per presentare il suo primo spettacolo al Point Virgule, intitolato 'Pieces Detachees'. Scoperto da Fabrice nella trasmissione La Classe, mette a segno il suo primo grande successo teatrale nel 1991 con Big Ard: che va in scena per nove mesi presso il Palais des Glaces, dove lo spettacolo attrae oltre 100.000 spettatori parigini. I one-man show di cui è protagonista si susseguono con successo fino al famoso 'Bigard au Stade de France' del 2004, dove attira 50000 spettatori in una sola serata. Nel 2006 ottiene un grande successo di critica per la sua interpretazione in 'Bourgeois Gentilhomme' presso il Théâtre de Paris, poco dopo si esibisce nel suo ottavo one-man show intitolato 'Mon Psy va mieux'. In seguito gli viene affidato il ruolo principale nel film IL MISSIONARIO, del quale, tra l’altro, è anche sceneggiatore. Scelto per la sua interpretazione nel ruolo di Samantha nell’omonima serie televisiva, David Strajmayster, alias Doudi, recita ne 'Il Missionario' nel suo primo ruolo cinematografico. Una bella prova, per un comico abituato a recitare en travesti! Il film, prodotto da Luc Besson, sarà distibuito in Italia da Eagle Pictures a partire dal 19 febbraio.
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