Rallye Monte-Carlo Historique 2015: nel vivo della sfida

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Se la tappa di classificazione, disputata domenica, era stata dura, la prima parte della tappa comune disputata lunedì, 378 km da Valence a Valence, lungo le difficili, ripide, scivolose, innevate, strette strade dell’Ardéche, è stata difficilissima. Il tempo mutevole e bizzarro ha fatto il resto. E’ stato così che le quattro prove speciali sono state l’una diversa dall’altra, in un costante cambiamento che ha fatto impazzire le assistenze, i meccanici, i piloti e gli stessi navigatori (che con questi problemi dovrebbero enrtrarci poco o nulla…).

La ZR 6, St Pierreville-Le Cheylard, la più lunga di tutto il rally (quasi 60km, un’ora e venti minuti circa di percorrenza per i più veloci) ha inizio intorno alle 8.30 del mattino e appare abbastanza pulita per i primi 25 km. Dopo inizia invece la parte innevata, ma con neve battuta, da fare con gomme termiche chiodate. Grande equilibrio in testa, con i primi cinque equipaggi raccolti in un fazzoletto, solo cinque penalità a dividerli: e di questi ben due sono italiani in vena di rivincite, Jason Wright (che è un inglese italianizzato da anni, pilota della Scuderia del Portello), 3^, e Giorgio Morosini, 4^; si rivede finalmente anche Giorgio Schon, fin qui un po’ in ombra, 16^, ed emerge Massimo Dell’Acqua, 24^, mentre gli altri italiani restano un po’ più indietro. Chi sfortunatamente accusa una battuta a vuoto è Peter Zanchi, che si piazza 80^ con 273 penalità, mentre il suo contendente, Ruben Maes, belga, si colloca al 20^ posto, con sole 140 penalità. E’ ormai chiaro già da domenica che i due contendenti del RMCH 2015 sono loro: Maes, Porsche 914/6, n. 20, e Peter Zanchi, VW Golf GTI, n. 132. La contesa è iniziata nella ZR4, è proseguita nella ZR5 e proseguirà probabilmente fino alla fine del rally: ora va in testa l’uno, ora passa al comando l’altro. Nella ZR6, complice la parziale battuta a vuoto di Zanchi, passa in testa Maes per un’inezia, solo 18 penalità.

Si va poi verso Burzet, uno dei miti del rallismo mondiale: è in programma la ZR7, Burzet-St Martial, una prova tecnica e difficile, lunga circa 41km: si presenta addirittura impraticabile fino alle 9.30, poi viene aperta ma è una pista da sci, sempre più pesantemente innevata di mano in mano che si sale, una specie di piccola Siberia. Molti montano per l’occasione delle gomme molto tassellate, le SESS Burzet, che su neve alta e anche su neve molle e bagnata si dice che vadano molto bene. La prova si rivela una trappola micidiale per molti, e tra gli italiani per Fontanella-Sisti, che decidono di abbandonare, per Arengi-Torlasco, senza danni, e per Mozzi-Biacca, che perdono minuti preziosi in quanto impossibilitati a ripartire e poi vengono “salvati” dalla “compagnia della spinta” che li rimette in strada. Il piazzamento è compromesso, ahimè, ma la gara potrà proseguire, anche se in un battrito di ciglia ti ritrovi con 20.000 penalità e ti perdi circa 130 posti in classifica.

In una gara così si guida per ore, sempre con la massima concentrazione, si faranno diecimila curve, ma ne basta una, una sola, presa con poco impegno e la gara va in fumo. Alla fine della ZR7 Zanchi riprende il comando delle operazioni e Maes ritorna al secondo posto assoluto, sia pure a pochissima distanza. Gli italiani quando si tratta di guidare non temono nessuno e compiono una rara impresa, cioè quattro equipaggi consecutivi nelle priome posizioni (Zampaglione 6^, Zanchi 7^, Dell’Acqua 8^ e Bergamaschi 9^); c’è poi Schon 16^ e Cristina 25^. Nella generale Zampaglione si installa al 9^ posto, Cristina al 14^, Arengi Bentivoglio al 22^, Dell’Acqua al 44^, Aiolfi al 53^: il gruppo c’è e “tiene”, peccato che gli spettatori siano tanti e tutti molto entusiasti e che ci sia una diffusa indisciplina da parte dei furgoni assistenza, che percorrono le speciali mentre dovrebbero starne rigorosamente fuori, non foss’altro perché spesso la sede stradale è molto, molto stretta.

Appena il tempo per una sosta veloce nella piazza del mercato di St Agrève, luogo di mitici panini alla piastra e via verso la ZR8 del Col du Faux, che si presenta innevato fino al colle ma poi ridiventa pulita nella discesa verso Labatie d’Andaure. E’ la prova-capolavoro di Giorgio Morosini e Cesare Rainisio: dopo tante vicissitudini, con una classifica bugiarda e la penalizzazione massima, accumulata per il guasto accusato durante la concentration, vincono alla grande, relegando tutti gli altri al ruolo di spettatori increduli. Solo chi non conosce bene questo equipaggio e questa Kadett GT/E può pensare ad una fortunosa coincidenza. Grande risultato anche per Giorgio ed Edoardo Schon, 8^, e per Mozzi-Biacca che, superato lo spavento e la delusione e superato per pochi secondi il CH di St Agrève, si piazzano 25i. E i nostri due contendenti? Maes si piazza al 7^ posto, Zanchi invece ha una battuta a vuoto, si piazza addirittura 134^ e ritorna al secondo posto nella generale, sia pure con un distacco minimo.

A pochi chilometri di distanza scatta l’ultima speciale della giornata, la ZR9, Lamastre-Plats, lunga circa 37km. Qui il nostro Mozzi si supera, dimostrando che, come si suol dire, “la classe non è acqua”: rinfrancato dallo scampato pericolo e galvanizzato dall’essere rientrato in gara, stacca il terzo tempo assoluto, mancando la vittoria per un pelo e superando campioni come Horgnies, Juentgen e Coppola. Morosini è sempre lì, qui è 11^, Bergamaschi è 22^, Aiolfi 23^, Wright 24^. Anche qui assistenze che percorrono la prova e ostacolano o rallentano le altre vetture in gara. Viene da pensare che alcune strade del rally, quelle secondarie, strette e poco trafficate, andrebbero chiuse al traffico per quell’unico giorno all’anno, quanto meno per ragioni di sicurezza e per evitare spiacevoli incontri tra partecipanti e semplici cittadini più o meno ignari o semplicemente disinteressati o distratti.

E i duellanti? Stavolta in prova sono quasi a pari merito, Maes è 34^, Zanchi 36^; la situazione in classifica generale è di fatto invariata, primo e secondo rispettivamente, la gara apertissima, con altri avversari pronti a cogliere il minimo segno di cedimento, la più piccola defaillance, sia fisica sia meccanica. C’è il francese Durand, il tedesco Juntgen, altri tre francesi, un altro tedesco, il monegasco Daniel Elena (navigatore del grande campione di rally Sebastian Loeb)…e c’è il nostro Luigi Zampaglione, da ieri stabilmente nella “top ten”, con una macchina potente e stabile, oltre che dal passato prestigioso, un naviga esperto e attento e un pilota, lui stesso, che dimostra da anni di saperci fare molto bene. Il “notaio volante” è nono, e primo della sua categoria.

E gli altri italiani, che chances di piazzamento hanno? Bergamaschi e Scarcella, dopo una rimonta prodigiosa, puntano ad entrare nei primi 50 (ora sono 71^, dopo essere stati anche 268i!); Aiolfi e Nodi, dopo un inizio timido, hanno preso ad andar forte e adesso sono al 49^ posto assoluto; Cristina e Berzero sono 13^, vicinissimi ai primi; Arengi Bentivoglio e Torlasco sono 22i e puntano ad entrare nei primi quindici; Massimo Dell’Acqua e Mary Vicari, dopo mille inconvenienti, vetture che impedivano il sorpasso, ostacoli di varia natura, sono 43i e vorrebbero entrare tra i primi trenta. Roberto e Angela Gorni sono al 98^ posto e possono ancora migliorare, De Angelis e Bernini sono 68i, certamente sperano in qualcosa di meglio. Schon-Schon sono al 109^ posto, sicuramente speravano in qualcosa di più, Mozzi e Biacca sono precipitati al 171^ posto, ma aspirano a qualche successo prestigioso (sul Turini?).

La coppa per scuderie sembra irraggiungibile, ormai, ma il RMCH termina sul podio al porto di Monte-Carlo, nella notte tra martedì e mercoledì. Solo allora potremo tirare le somme.

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