[REC]2, la quarantena continua

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Sono passati quindici minuti da quando le batterie della telecamera si sono spente. Quindici minuti sono passati da quando le ultime immagini per il programma “Mentre tu dormi” sono state registrate dentro l’edificio infetto. Fuori, un folla curiosa si accalca dietro l’area recintata e isolata dalle Forze Speciali. Le troupe di giornalisti televisivi stanno mettendo gli agenti sotto pressione per scoprire cosa diavolo stia succedendo… Le autorità hanno perso i contatti con le persone rinchiuse nell’edificio in quarantena. Nessuno sa esattamente cosa sia successo. All’esterno regna il caos…

Una squadra speciale entra nella casa per controllare la situazione e verificare cosa sta accadendo, una missione apparentemente facile e veloce. Però si sa, le apparenze a volte ingannano…

I due registi spagnoli, Paco Plaza e Jaume Balaguerò, sono consapevoli di ciò che è avvenuto, forse improvvisamente, con il primo [REC]: ‘Una pellicola non può considerarsi finita fino a che non prende forma per la prima volta davanti al pubblico. Questo è il primo evento che le dona un soffio di vita e, a partire da questo momento, e in tutte le occasioni a venire, la pellicola continua a crescere e trasformarsi, diventando sempre più viva. Diventa un’entità autonoma che vive una vita propria, al di là del controllo di chi l’ha creata. Nel caso di REC, questo fenomeno arrivò ad avere proporzioni incredibili. Fin dall’inizio siamo stati testimoni del fatto che il nostro film diventava sempre più forte. Era lo spettatore che forniva al film maggiore indipendenza, forza e vigore per crescere. Noi stessi abbiamo scoperto nuovi segreti, nuove incognite nella trama, nuove prospettive. Era come se ad ogni passaggio si perdesse qualcosa di noi e si aggiungesse invece “l’occhio” del pubblico.’
una scena del film
‘In alcune occasioni, mentre mostravamo il film al pubblico, diverse persone ci si avvicinavano suggerendoci e sottolineando dettagli che noi stessi non avevamo pensato.’, continuano i due registi, ‘dettagli di cui non eravamo forse pienamente consapevoli. Fino a quando un giorno ci fermammo e decidemmo di riflettere sui segreti e sui misteri della pellicola stessa, su ciò che noi avevamo creato. Volevamo saperne di più, volevamo scoprire altro. Scoprire e tornare a raccontare.
REC 2 si deve soprattutto agli spettatori che hanno fatto vivere il primo episodio. Alla loro immaginazione e al loro entusiasmo. Sono loro che l’hanno creato. È colpa loro.’ [REC] è stato un film dal budget relativo basso ma pluripremiato, un gioiellino di tecnica che ottimizza la tecnica del reportage in funzione dell’horror, ripescando le idee di celebri antesignani come ‘Cannibal Holocaust’ (1980) di Ruggero Deodato e ‘The Blair Witch Project’ (1999) di Myrick e Sanchez.
la locandina del film
Il film in prima persona – perché di questo si tratta, di una lunghissima soggettiva – in genere divide sempre il pubblico in due fazioni, chi ne apprezza la portata sperimentale e chi non riesce a sopportare la camera a mano impazzita e imprevedibile. Il fatto che [REC] abbia avuto a stretto giro di boa un sequel girato nella medesima maniera è indicativo, basti pensare che anche un guru dell’horror come George A. Romero ha abbandonato l’espediente per il suo ‘Survival of the Dead’ e che per ora il sequel di ‘Cloverfield’ di Reeves è ancora in fase di ‘ruomour’. Al di là di tutto, a occhio, nel lavoro prodotto dall’abile Julio Fernandez e diretto dalla coppia d’oro dell’orrore iberico, quello che non mancherà sarà la paura…

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