RECENSIONE – Call of Duty: Infinite Warfare

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Il nuovo capitolo di Call of Duty, uno dei più discussi della serie (ancor prima di far la sua comparsa sul mercato!). Questo è Infinite Warfare, scopriamolo insieme!

Sviluppato dallo studio Infinity Ward, Call of Duty: Infinite Warfare, più di ogni altro capitolo, ha spaccato in due i videogiocatori: la notizia della presenza della Remastered del primo Call of Duty è stata ovviamente accolta con una standing ovation più o meno planetaria, mentre i primi trailer di Infinite Warfare hanno registrato una quantità di pollici versi sul Tubo impressionante. Ma Activision avrà recepito in tempo il messaggio?

Innanzitutto, parliamo della campagna, una modalità quasi ignorata dalla stragrande maggioranza dei giocatori che preferiscono andare direttamente al cuore dell’esperienza (il multiplayer). Siccome, però, la recensione la scriviamo noi, vi beccate prima la campagna. Infinite Warfare è ambientato in un futuro mostruosamente più tecnologico del nostro, in cui tutti gli abitanti delle varie colonie disseminate all’interno del nostro Sistema Solare decidono di dare vita al “SDF” (Settlement Defens Front) per conquistare l’indipendenza. Ginevra viene messa sotto assedio ma, per nostra fortuna, una nave operativa si è salvata, la Retribution.
La longevità della campagna si attesta sulle sei ore circa e l’esperienza è tutto sommato gradevole. La naturale predisposizione dei ragazzi di Infinity Ward per il senso dello spettacolo è particolarmente evidente in alcune scene davvero emozionanti (segnaliamo la presenza dell’attore Kit Harrington, Jon Snow de Il Trono di Spade). Infinite Warfare presenta una modalità campagna leggermente diversa dal solito: i corridoi e gli eventi scriptati restano, in ogni dove (ed è un bene per la spettacolarità, credeteci!), ma alcune missioni aggiuntive (Ship Assault e Jackal Assault) promettono di tenervi incollati allo schermo per qualche altra ora, Sempre meglio di niente. Abbiamo particolarmente apprezzato l’aggiunta di un livello di difficoltà davvero estremo chiamato Y.O.L.O (You Only Live Once) con morte permanente, nella quale la rigenerazione della vita è disattivata e le varie ferite subite (curabili con i medikit) non vi permettono di eseguire determinate azioni in gioco (fino a quando non vi curate, ovviamente).

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Veniamo al cuore dell’esperienza, il multiplayer! Ritroviamo la solita suddivisione in classi, ognuna delle quali determina precise e ben contraddistinte caratteristiche dalle altre (il Warfigter è il classico soldato tuttofare, il Synaptic è pensato per il melee, l’FTL permette spostamenti alla velocità della luce e così via). Ogni classe permette l’attivazione di abilità e perk specifici, che aiutano il giocatore a ricreare il proprio stile di combattimento preferito. Nonostante, però, ci sia una buona varietà di armi, si contano sulla punta delle dita quelle davvero potenti (ed in multiplayer finiranno tutti per usare le stesse, garantito). Come in ogni capitolo della serie, anche in Infinite Warfare lo sblocco delle armi e dei bonus avviene salendo di livello, deathmatch dopo deathmatch.

Il ritmo di gioco è il più veloce mai registrato nella serie, siete avvisati. Le mappe sono strutturate tutte in ambienti davvero ridotti e la velocità di esecuzione sarà assolutamente vitale per il buon esito della vostra sessione di gioco. Se siete alla ricerca di uno sparatutto lento e ragionato, scappate all’istante da questa pagina. Se, invece, amate giocare alla velocità della luce, per brevi e folli sessioni di guerriglia online, avete il titolo che fa per voi! Tra salti, corse sulle pareti e soldati potenziati con ogni sorta di aggeggio futuristico, se siete nuovi del genere non riuscirete a restare vivi per 10 secondi di fila.

In Call of Duty: Infinite Warfare, per la prima volta nella serie, troviamo una marcata propensione al crafting, ovvero al ritrovamento di particolari oggetti di gioco (pezzi di ricambio) che permettono, poi, di potenziare l’equipaggiamento in proprio possesso. Un’arma potenziata (comune, rara, leggendaria ed infine epica) può essere anche ritrovata all’interno dei bauli che (purtroppo o per fortuna, decidete voi) possono essere acquistati anche con soldi reali. Il meccanismo “pay to win”, dunque, tristemente si attiva anche nel franchise di Activision, dove un giocatore che non ha particolari problemi economici, in un solo pomeriggio, potrà vantare un arsenale che voi avete faticosamente raccolto dopo settimane e settimana di gioco. Questa è una scelta che ci sentiamo di bocciare senza se e senza ma.

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Zombies in Spaceland è l’ormai immancabile modalità zombie, tanto amata dai fans dello sparatutto Activision, contraddistinta da un ritmo folle e meccaniche di gioco alienanti (uccidete gli zombie per sbloccare nuove armi, nuovi accessori e così via…). Abbiamo con piacere notato la presenza di alcune armi davvero fuori di testa con l’aggiunta, inoltre, di un sistema di carte chiamato “Fate & Fortune”: l’utilizzo in-game di queste carte attiva particolari bonus e potenziamenti sul proprio soldato.

Il motore di gioco utilizzato da Call of Duty: Infinite Warfare è lo stesso degli anni passati (altra questione che non depone a favore di Activision). Sebbene il frame-rate resti inchiodato, come da tradizione, ai 60fps, non si può fare meno di desiderare dei modelli poligonali più complessi di quanto proposto attualmente. Sia chiaro, la qualità grafica è di sicuro impatto (fatta eccezione per alcune texture in bassissima definizione), ma la serie avrebbe ormai bisogno di una decisa rinfrescata (invocata inutilmente dai fan da tanti anni). Sono ormai inaccettabili dei mondi di gioco dove quasi nulla si distrugge, soprattutto tenendo conto del fatto che parliamo di uno sparatutto.

Call of Duty: Infinite Warfare non è un brutto titolo, sia chiaro. Gli amanti della serie ritroveranno in questo nuovo capitolo meccaniche di gioco ormai classiche, nuovi interessanti spunti (su tutti, il sistema di crafting delle armi) ed il solito ritmo indiavolato nelle sessioni multiplayer. Il motore grafico necessita assolutamente di un totale restyling per essere messo al passo con i tempi, mentre sotto il profilo della fluidità siamo al limite della perfezione (60fps costanti). Ma a giudicare da come la community ha accolto il titolo, e tenendo conto del successo annunciato della “Legacy Edition” (contenente la Remastered del primo Call of Duty), è evidente che Activision farebbe meglio a dare maggiore ascolto alle critiche, perché una parte sempre più crescente di fan si sta allontanando da un prodotto troppo frenetico, in favore di titoli dal ritmo più ragionato. Sarebbe ora di premere con decisione sul pedale del freno, scalare di una marcia, e capire perché il pubblico abbia iniziato da subito ad invocare una versione stand-alone di COD 1 Remastered. Meditate, gente. Meditate.

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