RECENSIONE – Persona 5

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Atlus delizia il mondo videoludico con un JRPG semplicemente incredibile che, purtroppo, in Italia saranno in pochi ad apprezzare (speriamo di essere in errore!).

Persona 5, com’è facile intuire, è il quinto capitolo della serie JRPG (Gioco di Ruolo giapponese) di Atlus che in Giappone fa letteralmente impazzire i suoi fan. Scopriamo insieme perché vi consigliamo caldamente di giocare un titolo non localizzato in italiano (audio e sottotitoli in inglese) che in molti, purtroppo, potrebbero decidere di non acquistare proprio a causa delle barriere linguistiche.

Persona 5, come ogni buon JRPG che si rispetti, offre un sistema di combattimento a turni, dove ogni attacco viene selezionato tramite appositi menù. Che il quinto capitolo della serie targata Atlus sia fuori dal comune lo si intuisce facilmente già a partire dall’incredibile stile grafico: Persona 5 è il primo titolo su PlayStation 4 (andiamo a memoria, in caso di errore, correggeteci pure, magari senza insulti troppo pesanti!) ad utilizzare la tecnica del “Cel Shading”: in parole povere, è quando a schermo sembra di osservare un cartone animato (o, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di “Anime”). I bordi di ogni oggetto e di ogni personaggio sono delineati da una marcata striscia nera, così come anche tutti gli elementi che compongono i menù dei dialoghi. A proposito di questi ultimi: oltre da avervi già avvisato per la totale mancanza di traduzione in italiano, sia per quanto concerne i sottotitoli che per il doppiaggio, il secondo aspetto che potrebbe far desistere più di qualche videogiocatore ad acquistare Persona 5 è l’enormità di dialoghi dei quali è composto. Fiumi e fiumi di caratteri (quasi tutti doppiati in inglese, con poche scene “silenziose”) si riverseranno a schermo senza soluzione di continuità, facendo la gioia di coloro che amano questo stile ma, al contempo, terrorizzando chi è portato di più all’azione. Quasi 20 ore (delle 100 circa in totale richieste per il completamento dell’avventura) occorreranno per imbattersi nel primo vero combattimento. Un qualcosa di pazzesco.

Ma cosa si fa, esattamente, in Persona 5? Il titolo è diviso in due componenti essenziali. Il primo di questi è rappresentato dalla vita di tutti i giorni. Un po’ come in GTA di RockStar, ci ritroveremo in una città (Tokyo) colma di vita, di elementi interrativi (e luoghi) e di centinaia di cose da fare. Una Tokyo virtuale che sarà possibile esplorare in totale libertà, semplicemente “vivendo”. Fare allenamento nel proprio appartamento vi permetterà di mantenere un fisico tonico ed asciutto che, come nel mondo reale, renderà più facile il vostro approccio nei confronti delle donne (o almeno, così pare, no?!). Qualsiasi attività deciderete di portare a termine, come anche la semplice visione di un film al cinema, vi assicurerà dei punti esperienza, utili a sbloccare skills e a migliorare le proprie statistiche. Il “secondo volto” di Persona 5, però, è quello che gioca un ruolo principale all’interno della trama. I “Persona” sono degli alter ego, una sorta di “proiezione mentale di sé”, come sicuramente si divertirebbe a spiegarci Morpheus di Matrix. Quando si abbandonano i panni del protagonista umano e si vestono quelli del suo “Persona”, il titolo entra in una sorta di dimensione parallela, quasi folle, in pieno stile giapponese. Roba che o la si ama, o la si odia, non esistono vie di mezzo. Quando si entra in questo mondo parallelo si lotta, riassumendo di molto la questione, contro i “Persona” di assassini, stupratori ed altre personalità poco simpatiche, con l’intento di guarire questi cuori corrotti. Una sorta di polizia che agisce in un mondo inconsistente, per cercare di tenere in ordine quello vero.

I combattimenti di Persona 5, così come i già menzionati dialoghi, sono di una profondità disarmante. Talmente studiati nel dettaglio che la selezione della risposta giusta, al momento giusto, potrebbe interrompere il combattimento per far evolvere la situazione in modo del tutto inaspettato. Quando la vittoria è vicina, si può scegliere se trattare con il nemico per una resa (in cambio di soldi o di un oggetto importante), o se sferrare l’attacco finale (una vera e propria fatality in stile Mortal Kombat) con tutto il party a supporto. Altro particolare che rende Persona 5 un titolo unico nel suo genere: alcune missioni, particolarmente lunghe, potrebbero richiedere al protagonista di interrompere la sua visita al mondo parallelo per tornare ad interagire in quello normale, dove attività decisamente più semplici richiedono la nostra presenza (ad esempio: andare a scuola!) Inoltre, la Velvet Room, gestita da Igor, vi darà la possibilità di fondere due “Persona” in una sola, completamente nuova, con proprie caratteristiche, che potranno rivelarsi utili nel combattimento contro un boss particolarmente ostico. I menù, già menzionati prima per l’incredibile stile grafico che li contraddistingue, sono anche particolarmente geniali. I programmatori sono stati abilissimi nel rendere il più facile possibile la vita ai giocatori quando si tratta di dover agire attraverso decine di schermate. Ad esempio, abbiamo particolarmente apprezzato la possibilità di poter acquistare un oggetto ed al contempo decidere se vendere quello in nostro possesso che risulterà ormai obsoleto, visto l’imminente acquisto del nuovo item (oltre alla possibilità di equipaggiare immediatamente il nuovo acquisto). Sono situazioni che i giocatori appassionati di RPG e JRPG conoscono alla perfezione e fa capire quanta cura gli sviluppatori abbiano riposto nella realizzazione di questo titolo.

Persona 5 è un JRPG di eccellente fattura: la longevità è mostruosa, con oltre 100 ore richieste al giocatore per portare a termine l’avventura. I personaggi sono ben caratterizzati e la trama, complessa, articolata ed originale, saprà inchiodarvi allo schermo per sessioni lunghissime. Il sistema di combattimento a turni è riuscitissimo e lo stile grafico è semplicemente unico. In questo titolo vi è racchiusa tutta la follia della cultura della terra del Sol Levante. Che peccato che Atlus abbia deciso di non tradurre il titolo in Italiano. In molti rischieranno di non sapere nemmeno a quale meraviglia avranno deciso di rinunciare.

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