RECENSIONE – Rise of the Tomb Raider

Giochi

A quasi un anno di distanza dal lancio di Rise of the Tomb Raider per Xbox One, la più famosa eroina dei videogames sbarca, finalmente, anche su PlayStation 4!

Le feroci critiche, mosse a Crystal Dynamics, per il “tradimento” della stessa Software House nei confronti di Sony, che a metà degli anni ’90 regalò a Lara Croft un successo semplicemente irripetibile, sono ormai destinate a placarsi. Circa un anno dopo l’arrivo di Lara su Xbox One e PC, ecco che, finalmente, Rise of the Tomb Raider è disponibile per la console ammiraglia di Sony, PlayStation 4.

A patto di non aver vissuto gli ultimi 20 anni su Marte, in un coraggioso tentativo di colonizzazione anticipata, è praticamente impossibile non conoscere Lara Croft, senza dubbio la versione femminile dell’altrettanto famoso Indiana Jones di Hollywoodiana memoria. Tomb Raider ha saputo portare su console tutta l’emozione di una vita vissuta tra piramidi in rovina e antichi palazzi sepolti dalla vegetazione, tra antichi dei e poteri sovrannaturali di ogni sorta, sempre a caccia del prossimo manufatto. Il senso di esplorazione, calato col passare degli anni a causa di scelte di level design più incentrate su “corridoi”, non ha fatto di certo perdere l’interesse nei confronti del genere al quale Tomb Raider appartiene che, anche grazie a capolavori come quelli della serie Uncharted, è in grado, oggi più che mai, di regalare al giocatore avventure indimenticabili in scenari da sogno. Siete disposti a perdonare il tradimento, pur sempre temporaneo, della bella archeologa, nei confronti della vostra amata PlayStation? Date retta a noi: non serbate rancore e preparatevi a vivere una delle più belle avventure di sempre!

La trama di fondo che muove gli eventi di Rise of the Tomb Raider vedrà Lara Croft andare alla ricerca della Sorgente Divina, un manufatto capace di garantire la vita eterna a chi lo possiede. Come al solito, non saremo i soldi a caccia di reliquie: questa volta a metterci i bastoni tra le ruote ci sarà un’organizzazione chiamata “Trinità”, che non si farà molti problemi nel tentare di ostacolarci in tutti i modi (e nessuno di questi lecito).

Le incredibili difficoltà vissute sull’isola di Yamatai dalla giovane Lara, nel capitolo precedente, hanno chiaramente lasciato il segno sulla Lara che ritroviamo qui, in Rise of the Tomb Raider. La spaurita ragazzina del passato, che rischiava continuamente di perdere la vita, lascia ora il posto ad una vera donna-soldato, in grado di abbattere un nemico dopo l’altro con fredda lucidità. In questo capitolo, Lara Croft è avvolta da un alone “negativo”, a causa della vera e propria ossessione relativa al manufatto da raccogliere. Uno stile sicuramente più dark rispetto al passato (ma con risultati nettamente migliori dello sfortunato capitolo Dark Angel, sia chiaro), capace di incuriosire ed appassionare i giocatori fino al termine dell’avventura.

L’impatto grafico di Rise of the Tomb Raider lascia sbalorditi, sebbene la produzione abbia, di fatto, ormai un intero anno alle spalle. I magnifici scenari sono realizzati ad opera d’arte, sia per quanto riguarda le pure meccaniche gameplay (salti, passaggi segreti, grotte, cascate, scalate e tanto altro), sia per quel che concerne il puro e semplice aspetto visivo: il sole ferisce agli occhi alle prime luci dell’alba o alle ultime del tramonto, neve e ghiaccio vi faranno sentire letteralmente freddo. Della crescita interiore di Lara, inoltre, il mondo che la circonda se ne sbatte. Come nel capitolo precedente, anche qui la nostra eroina dovrà fare i conti con continue cadute, botte, salti estremi ed eventi al limite dell’incredibile, tutto in nome del puro spettacolo. Ma non lasciatevi ingannare: sebbene Crystal Dynamics abbia chiaramente preso spunto dalle avventure di Nathan Drake, in quanto ad inclinazione verso il senso dello spettacolo, Rise of The Tomb Raider è una vera e propria battaglia per la sopravvivenza. Laddove Nate irrompe e rade tutto al suolo, con un’ironia inimitabile, Lara cerca invece di sopravvivere, di resistere. Ve ne rendete conto anche grazie all’ottimo sistema di crescita delle abilità della nostra eroina. Con il passare delle missione, l’accumulo di punti esperienza renderà Lara sempre più forte e resistente, per rispondere ad un ambiente che non fa sconti a nessuno (nemmeno a lei, che di quest’avventura è la protagonista). Il miglioramento delle armi in dotazione (e di quelle ritrovate sul campo), sarà un vostro chiodo fisso, presi come sarete a cercare di salvarvi la pelle, tra una sparatoria e l’altra, tra una montagna che viene giù e una grotta che minaccia di inghiottirvi nelle profondità della terra.

Il gameplay di Rise of the Tomb Raider resta fedele alla strada più recente tracciata da Crystal Dynamics, combinando dunque fasi di esplorazione ad altre di pura potenza di fuoco. Rispetto al recente passato, però, qui troviamo una libertà di esplorazione sensibilmente aumentata. Al giocatore viene concesso di scegliere il ritmo con il quale affrontare l’avventura, tra missioni principali, secondarie e battute di caccia per la raccolta delle varie risorse (assolutamente indispensabili per la sopravvivenza di Lara). Vi sono, inoltre, delle vere e proprie tombe da esplorare: dovrebbe essere la normalità, per un titolo come “Tomb Raider”, invece da tempo non si vedevano tali meraviglie. L’esplorazione di questi ambienti (nella versione PlayStation 4 sono inclusi tutti i contenuti fino ad ora rilasciati per Rise of the Tomb Raider su Xbox One, incluso il palazzo di Baba Yaga) è forse la parte più convincente dell’intera avventura, quasi che quando una fase di esplorazione finisce ci si resta male. Saremo sinceri: semmai Crystal Dynamics dovesse decidere di rilasciare delle tombe da esplorare in futuro, in pacchetti DLC, ne saremmo senza dubbio felici. Queste missioni rappresentano, infatti, l’aspetto più selvaggio del titolo, ed in alcuni frangenti ci siamo sentiti come la prima Lara che, nel lontano ’97, rischiava la vita tra fredde caverne e infuocati deserti.

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Detto della fase di esplorazione, passiamo a quella delle sparatorie. I modi in cui è possibile agire, quando un nemico (o un gruppo di essi) si profila all’orizzonte sono sostanzialmente due: scontro diretto o stealth, come prevedibile. Le fasi Stealth sono sicuramente le più emozionanti, con una Lara capace di “volare” sul terreno come un Elfo delle migliori produzioni Fantasy, in perfetto silenzio, per poi piombare sul nemico ed abbatterlo. Non abbiamo invece gradito il fatto che, in alcuni casi, non sia assolutamente possibile evitare lo scontro diretto, obbligandoci a una serie di sparatorie a volte anche fin troppo lunghe (sopratutto verso il finale dell’avventura).

L’ultima fatica di CD si fa notare anche per l’aggiunta di modalità di gioco extra, come l’interessante “Spedizioni”: una serie di missioni che presentano diverse sfide, con l’aggiunta di un sistema di carte per usufruire di importanti bonus per il completamento delle stesse. Le carte, acquistabili nel relativo store, con monete di gioco o soldi reali, regalano un’inaspettata profondità a Rise of the Tomb Raider. Ci perderete delle ore, garantito. Così come, con gli occhi bagnati delle lacrime, passerete intere giornate a visitare il Maniero Croft, ricostruito nello splendore dell’alta definizione (vi chiedete se è ancora possibile chiudere il maggiordomo nell’area frigo? Lo facciamo scoprire a voi!). La sontuosa abitazione di Lara non si limiterà, però, a fare sfoggio della propria presenza, ma farà da sfondo ad una parte della storia, che ovviamente non vi sveleremo. Meno gradita (si tratta pur sempre di gusti, per carità!) è l’aggiunta di una modalità “zombie”, sempre all’interno del Maniero Croft. Una vera piaga, questo voler infilare zombie dappertutto. Ma nel caso siate degli amanti di queste terrificanti creature, sarete felici nell’apprendere che, anche questa modalità, funziona alla grande, aggiungendo ulteriori ore di divertimento in un titolo che non ha certo problemi di longevità.

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Pochissimi i bug riscontrati (e confidiamo comunque negli sviluppatori in merito ad una patch correttiva in tempi brevi): il titolo potrebbe andare in crash se si interrompe un file audio prima del termine del messaggio stesso, alcune animazioni di Lara sembrano decisamente innaturali (ma, per fortuna, accade di rado) e, per finire, altri piccoli problemi già riscontrati nella versione Xbox One. Per fortuna, tutto ciò intacca appena la meravigliosa avventura che Rise of the Tomb Raider permette di farvi vivere. Invitiamo Crystal Dynamics a credere ulteriormente nell’open world, quindi nel realizzare un futuro capitolo della serie con aree ancora più vaste e tombe ancora più terrificanti e difficili da visitare. D’altronde, questo è Tomb Raider. Detto niente!

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