Vita Bona, l'hip hop costruttivo dei Co'Sang

Vita Bona, l'hip hop costruttivo dei Co'Sang

La vita buona è quella che qualcuno desidera, che altri rifutano, che altri ancora invidiano. Ma la vita buona è anche quella che, giorno dopo giorno con...

La vita buona è quella che qualcuno desidera, che altri rifutano, che altri ancora invidiano. Ma la vita buona è anche quella che, giorno dopo giorno con fatica e sudore, tante persone cercano di costruire, per sé e per gli altri. Ed è fondamentalmente il messaggio che i Co’Sang, al secolo Luca Imprudente e Antonio Riccardi, affidano alle note sincopate e allo slang dialettale del loro hip hop nella loro ultima fatica musicale, 'Vita Bona', appunto, nei negozi di dischi dal 6 novembre per l’etichetta Poesia Cruda Dischi & Arealive srl, distribuiti da Universal. Diciamo subito che le 13 tracce dell’album anche a livello di titolo dichiarano la loro forte attinenza alla quotidianità, una quotidianità tutt’altro che facile, giacché si parla della periferia napoletana. Ed è altrettanto chiaro che i due giovani non giocano a farei grandi, anzi quando è possibile coinvolgono altri nomi di tutto rispetto per proficui tandem, come per esempio Raiz (6 Chello Ca Si), Fuossera (Nun saje Nient e Me), Monsi Du (Casa Mia), Akhenaton (Rispettiva Ammirazione), Marracash e El Koyote (Nun Me Parla ‘E Strada). L’impatto musicale naturalmente è duro, ma non violento. Gli stilemi musicali uniti all’mcing dialettale ripropongono la ruvidità dei testi, ma al tempo stesso offrono uno squarcio melodico che corrisponde alla filigrana propositiva e speranzosa insita nel messaggio dell’album. Se questo è palese in ‘Riconoscenza’, allo stesso modo filtra tra le cupe asperità della titletrack relegata come ultima traccia. E allo stesso modo, quando i toni si fanno ancora più cupi, non vi è mai l’ombra di un nichilismo gratuito, semmai è una denuncia forte e mai, e sottolineiamo mai, autocelebrativa (in molti cantanti hip hop davvero insopportabile e manierista). Lo si può evincere dai testi di ‘Nun saj nient ‘e me’ e ‘Che se dice’, due dei pezzi migliori assieme ad ‘Amic Nemic’ e ‘Momento d’onestà’, in cui da una parte si denuncia la mancanza di informazione circa le problematiche di una realtà difficile, ma dall’altra anche la mancanza di contenuti che contribuisce ad affossare quella realtà stessa. In poche parole, le parole fanno il paio con i le basi dure, nessuno sconto ma, ancora una volta, una marcia in più che trasforma la rabbia in energia. Il perché è spiegato dalla volontà di proseguire il percorso avviato nel 2005 con l’album d’esordio, ‘Chi more pe’mme’, sicuramente più di nicchia ma altrettanto incisivo. Naturalmente è il gusto che decide: il ferreo incasellamento, anche giusto, nell’ambiente hip hop (anche se distribuito da Universal) può risultare ripetitivo per una fetta di pubblico di non appassionati, il che è un peccato dato il notevole valore dei testi e le capacità vocali del duo. Dall’altra, proprio i fan più sperticati potrebbero fare il pelo e contropelo all’aspetto prettamente musicale, che in alcuni casi sembra slegarsi un po’ dalle parole. Stiamo comunque parlando di dettagli infinitesimali… D’altronde la cura forse anche maniacale per il prodotto artistico è confermata nelle note biografiche del duo: nati artisticamente nella metà degli anni ’90, fanno la loro prima apparizione ufficiale con il brano 'Paura Che Passa' è contenuta nell’album “Spaccanapoli” della crew Clan Vesuvio. Era il 1997. Negli anni successivi, i CoSang si dedicano allo sviluppo del proprio stile mantenendo le tematiche che li hanno caratterizzati sin dall’inizio, comparendo raramente sulla scena hip hop italiana. Convinti di aver raggiunto un livello artistico tale da poter affrontare il mercato musicale italiano, nel 2005 esordiscono con l’album 'Chi More Pe'Mme'. Da subito il disco viene descritto un classico del suo genere, prodotto interamente dall’etichetta indy Poesia Cruda Dischi e distribuito da Relief Records EU. La critica è molto positiva e nelle recensioni dei maggiori giornali di settore si capisce che l’Italia aveva bisogno di un disco che parlasse alla gente e che raccontasse vita vera. Nel 2006 conquistano la copertina del celebre magazine 'Rumore' che non era assegnata ad un gruppo rap da almeno 7 anni, e articoli di svariate pagine su riviste come 'Rolling Stones' e 'XL'; quest’ultima a fine anno li classifica tra le prime 10 migliori novità del panorama italiano. Nell’Ottobre 2006 firmano un nuovo contratto di distribuzione con Universal Music Italia ed iniziano il tour promozionale che li vede calcare i principali palchi dei più noti club italiani, in collaborazione con l'agenzia 'Arealive'.

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