Welcome, benvenuti in un mondo assurdo

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Bilal (Firat Ayverdi) e Simon (Vincent Lindon) si incontrano per caso in una piscina comunale di Calais, territorio di frontiera e punto nevralgico del commercio lecito ed illecito della costa Nord della Francia. Bilal ha diciassette anni ed è fuggito dall’Iraq per raggiungere la sua ragazza in Inghilterra ma, dopo un fallito tentativo di attraversare la manica, si ritrova clandestino e bloccato nel non luogo della frontiera; Simon, istruttore di nuoto e campione fallito, l’amore lo ha appena perso, e non ha neanche il coraggio di riconquistarlo. L’unico modo per Bilal di realizzare il suo sogno è quello di attraversare la manica a nuoto e Simon è il solo che possa allenarlo. Inizia così un’ intensa amicizia spinta dalla solidarietà e dal coraggio.
la locandina
Welcome, l’ultimo film di Philippe Lioret, presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2009, è un film utile. Utile perché spinge lo spettatore a riflettere e a porsi una delle domande più retoriche e frequenti che tutti noi siamo soliti porci: “in che mondo viviamo?” Ed il mondo che il film ci descrive non è certo, come il titolo ironicamente tradisce, un mondo che dà il benvenuto a tutti.

In Francia, infatti, esiste una legge (L622/1) che punisce con cinque anni di reclusione i cittadini francesi che aiutano i clandestini: è contro l’assurdità di questo mondo che la storia si scontra e i destini dei due protagonisti si incrociano. La storia, la narrazione, la finzione, insomma, non può e non riesce a prescindere dal contesto sociale e politico da cui muove l’idea del film. Lioret infatti decide di catapultarci, sin dall’inizio della pellicola, nella “giungla” di Calais mostrandoci, attraverso una regia asciutta e priva di virtuosismi stilistici, quasi documentaristica, l’assurdità che il clandestino Bilal e i suoi compagni devono affrontare per attraversare la manica: paura, fame, freddo e un sacchetto di plastica in testa per sfuggire ai controlli doganali all’interno di un tir; l’amicizia, l’incontro, l’umanità arrivano dopo e partono da un presupposto sbagliato. Simon, uomo rude e indifferente, decide di aiutare il ragazzo convinto che quella sia la maniera giusta per riconquistare la moglie, impegnata come volontaria e molto sensibile al tema dell’immigrazione.
una scena del film
Ne uscirà fuori una tenera amicizia, motore centrale della narrazione. Attraverso Bilal, Simon prende coscienza, si sveglia dal letargo e si scontra con la legge e l’assurdità delle cose. In un certo senso, non è l’uomo ad aiutare il ragazzo ma sono l’incoscienza e il coraggio del più giovane a regalare una battaglia ed una nuova vita al più vecchio. Letta sotto questa chiave la vicenda porta dell’inevitabile populismo, ma la regia di Lioret e la buona interpretazione di Vincent Lindon, non concedono spazio al buonismo. La pellicola si sviluppa su tre dimensioni, quella sociale e politica, quella dell’amicizia e quella dell’amore, puro e slanciato per Bilal, stanco e disperato per Simon. Il film inoltre è interamente sottotitolato perché recitato in tre lingue differenti, il curdo, il francese e l’inglese. Welcome è un film che fa bene, è un film che aiuta, come dice Marion, la moglie di Simon, a non guardare dall’altra parte.

Titolo originale: Welcome Paese: Francia Regia: Philippe Loiret Sceneggiatura: Philippe Loiret, Emmanuel Courcoll, Olivier Adam Direzione artistica: Yves Brover Montaggio: Andrèa Sedlackova Durata: 110 minuti Produzione: Nord – Ouest Films, Studio 37, France 3 Cinema, Mars Films, Fin Aout Production Distribuzione: Teodora Films Genere: Drammatico Formato di proiezione: Colore.

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