Considerazione introduttiva d'obbligo, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul film: a Natale in Italia furoreggiano le commedie escapiste mentre in Francia una commedia sofisticata sull'omoparentalità fa 7 milioni di euro nella prima settimana di programmazione. No comment. Emmanuel detto Manu e Philippe sono due omosessuali a cui non manca nulla: pediatra il primo, avvocato il secondo, casa di proprietà, cene con amici e così via. In realtà, qualcosa a Manu manca: l'essere padre. Il poter adottare o allevare un figlio tutto suo. Se Philippe è talmente contrario che i due si separano, Manu riesce a trovare in Fina, ragazza argentina in cerca di lavoro a Parigi, quella che sarà la “madre surrogata” (chi gli affitterà l'utero) del suo futuro pargolo. Non senza una marea di ostacoli da superare ovviamente. Tematiche importanti, quindi: adozioni omosessuali, utero in affitto, in mano a un regista americano ne sarebbe potuto uscire un film provocatorio e a tinte forti.
E invece il filo conduttore di “Baby Love” è proprio la leggerezza, la mancanza di ostentazione e di qualsiasi cliché su omosessualità e lesbismo. Sarà ingeneroso il paragone, ma alcuni registi italiani almeno sotto questo aspetto dovrebbero impararlo a memoria, il film di Garenq. Il regista francese inoltre ha il buon senso di non giudicare nessuno, evitare frecciatine maliziose o polemiche sguaiate. Decide di affrontare di petto una situazione scabrosa, simpatizzando con i suoi protagonisti, ma non è ciecamente fazioso bensì aperto e scevro di ottuse apologie. Parte da una storia vera che ha visto come protagonista un suo amico, dunque c'è tanta partecipazione e generosità.
Peccato che per il resto quest'esordio anche coraggioso si perda in una prevedibilità sconfortante. È il problema del cinema militante o impegnato: fino a che punto il sostenere una causa, dunque il voler trasmettere un determinato messaggio anche senza prese di posizioni nette, ha la priorità sulla messa in scena e sulle scelte di sceneggiatura? Cercare di raggiungere e compiacere ogni tipo di pubblico rischia di sortire l'effetto opposto, dunque perché non operare qualche scelta scomoda? Garenq ha sicuramente dalla sua un felice disegno dei personaggi, dalla coppia protagonista alla ragazza passando per l'amica zitella e la vecchia mamma anticonformista. Ma è proprio nel parlare di “anticonformismo” che il film arriva ad autoelidersi, perché se la sostanza è trattata con equilibrio, la forma e l'andamento narrativo sono di quelli di tanti film visti e stravisti, con passaggi obbligati che nell'economia della storia infastidiscono anche. Perché inserire una scena di sesso tra Fina e Manu? Basta la giustificazione dell'innamoramento di lei e dell'entusiasmo e la gratitudine di lui, o è una scelta legata alla “conformità” delle commedie sentimentali? Sarà anche una favola, ma non c'è forse una remissività di troppo nelle motivazioni di alcuni personaggi (Fina, Philippe)? E i presunti colpi di scena, che una volta compreso l'andazzo sono anche letteralmente telefonati? I momenti teneri non mancano ovviamente e sono frutto di una sensibilità non comune; anche i momenti comici funzionano, come in pratica tutte le scene con Cathy (Anne Brochet) o il pranzo primaverile, con una serie di reazioni a catena verbali irresistibili. Ma nel complesso, e con un titolo originale altrettanto ambiguo e contraddittorio (“Come gli altri”: come gli altri le adozioni o sotto sotto... altro?) di questo film rimane poco. Un grandissimo Lambert Wilson, un tema importante e una speranza. La speranza che, benché un film non possa cambiare il mondo, quanto meno con la visione di “Baby love” vengano meno tanti pregiudizi in almeno un pugno di spettatori. Ce n'è decisamente bisogno, ed allora staremmo a parlare di un film epocale.
Vincent Garenq e la protagonista Pilar Lopez de Ayala hanno risposto alle domande dei giornalisti presenti in sala.
D: Il film è già uscito in Spagna e Francia? Come è stato accolto? R: (Vincent) In Francia ha fatto 150000 spettatori in poche settimane. Sta andando decisamente bene e anche all'estero è stato molto venduto. (Pilar) In Spagna sta avendo molto successo, anche se tutto sommato rispetto alla Francia, la tematica delle adozioni omosessuali è più consueta, essendo consentita dal 2005.
D: Come è nato lo spunto del film? R: (V) Dalla storia di un mio caro amico di scuola omosessuale, che dieci anni fa espresse il desiderio di poter essere padre. Nei weekend partiva per vedersi con delle lesbiche e valutare la situazione, io lo trovavo decisamente incongruo allora. Ripensandoci, mi hanno ispirato per lo stile del film: un sorriso e un'emozione.
D: Come è stata l'esperienza di Pilar al di fuori della Spagna? R: (P) Un sogno divenuto realtà. Era l'occasione per lavorare a Parigi, le riprese poi erano molto rilassate e il set ben organizzato. Tutti erano davvero professionali ed è stato meraviglioso recitare in una commedia vera.
D: Come hai conosciuto Pilar? R: (V) Non la conoscevo, avevamo bisogno di provinare attrici spagnole così ci sono arrivate montagne di dvd, oltre che aver fatto un casting in Francia. Avevo bisogno di una ragazza spagnola che parlasse francese, molte le avevo scartate perché non ne erano capaci. Quando ho visto Pilar, ho chiesto se lei conoscesse la lingua perché mi piaceva molto, e mi hanno risposto di sì. Una volta arrivata a Parigi, scopriamo che ci avevano raccontato un sacco di frottole perché in realtà Pilar non conosceva una parola di francese. Ma facendo un po' di coaching (sorta di tutoraggio personale dedicato unicamente alla recitazione in lingua, NdR) ce l'ha fatta benissimo.
D: Hai girato una commedia che tratta un tema estremamente delicato, soprattutto in Italia. Momenti agri e momenti dolci, ma non ti sembra che tutto sia stato trattato troppo facilmente, specialmente nel non mostrare la tragedia della ragazza? R: (V) Ma la tragedia della ragazza si mostra eccome! Ho voluto fare un film equilibrato. Renoir (si riferisce a Jean Renoir, regista francese attivo principalmente tra gli anni Trenta e Cinquanta, NdR) diceva: “Ognuno ha le sue ragioni”. Anche se nel film è probabilmente tutto esagerato, ognuno però ha le sue ragioni. Ma non si fanno apologie.
D: E qual è il parere di Pilar in merito? R: (P) Il film secondo me non vuole parlare del problema delle madri surrogate, può aprire tante discussioni e lasciare libera interpretazione allo spettatore. (V) Insisto nel dire che non ho voluto fare l'apologia delle madri surrogato. È una questione complessa, ma esiste e ho voluto andare fino in fondo.
D: Hai presentato il film in provincia in provincia. Ci sono ancora resistenze nei confronti di questa realtà? Quali sono le tue opinioni in merito alla proposta della Francia all'ONU della depenalizzazione dell'omosessualità laddove è ancora reato? R: (V) In Francia l'argomento è decisamente attuale. La proposta è stata accolta bene e l'omoparentalità è oramai accettata. Molti ancora pensano sia un male, ma lo nascondono e non lo dicono. In Francia il reato è stato depenalizzato nel 1981 se non ricordo male, è stato fatto molto ma c'è ancora tanto da fare. Ricordo che a 15 anni avevo un compagno omosessuale, e quando raccontavo ai miei genitori che ogni tanto capitava che ci abbracciassimo, loro facevano delle facce assurde...
D: Debutti con quattro stelle del cinema nel cast: come è stato gestirle e lavorarci? R: (V) Ho trovato davvero tutti bravissimi, tutti hanno lavorato benissimo. In patria non c'è stato nessun giornale, nessun critico che si sia lamentato del cast. (P) Non conoscevo i miei compagni, solo dopo ho saputo che Lambert in Francia è una star. Conoscevo solo Anne Brochet ed è stato bellissimo lavorare in quelle due sequenze insieme.
D: Pilar farebbe ciò che fa il suo personaggio nel film? E Vincent donerebbe lo sperma? R: (P) Non lo so, dovrei trovarmi in una situazione simile per poter decidere... è una cosa molto complessa. (V) Do la stessa risposta di Pilar, sono situazioni troppo complicate. Quando ho cominciato a documentarmi per questo film, ho letto tantissimi libri e testimonianze. In un primo momento sono rimasto così ripugnato da una storia simile a quella che racconto che non ho potuto andare avanti. Alla fine ho capito che era una storia d'amore, c'è davvero tanto amore in questo. Davvero è troppo complesso rispondere alla domanda...
D: Pensa che l'opinione pubblica stia imparando ad accettare questa realtà? R: (V) Dieci anni fa, quando ancora non si parlava di questi desideri di maternità/paternità o ho cominciato a fare ricerche, cadevo dalle nuvole. Queste cose esistevano, sono sempre esistite, ma non si dicevano. Il fatto di farne un segreto le ha rese drammatiche. La legge in Francia è nata dalle macerie delle famiglie distrutte dalla repressione. Oggi un certo cambiamento sociale c'è.
D: Massimo Ammaniti afferma che secondo alcune ricerche i bambini cresciuti nelle famiglie omoparentali spesso crescono più sereni di chi è stato adottato da famiglie etero. Vincent come ha approfondito la ricerca in questo senso? R: (V) Non affermo, attenzione, che le famiglie omoparentali siano migliori delle tradizionali. Però c'è un paradosso che registro: io per esempio sono un padre eterosessuale. È stata più mia moglie a insistere per avere un bambino, per me farlo è stato semplice e sono stato comunque molto passivo. Invece in casi come quelli di coppie omosessuali c'è un gran desiderio, forse maggiore di tanti padri etero. Non faccio propaganda per le coppie omosessuali, ma forse dovremmo pensare molto su questo confronto...
Titolo originale: Comme les autres, Francia 2008 Regia: Vincent Garenq Soggetto e sceneggiatura: Vincent Garenq Direttore della fotografia: Jean-Claude Larrieu Montaggio: Dorian Rigal-Ansous Musica: Loic Dury, Laurent Levesque Produzione: Christophe Rossignon per Nord-Ouest Production durata: 93 minuti cast: Lambert Wilson (Manu), Pilar Lopez de Ayala (Fina), Pascal Elbé (Philippe), Anne Brochet (Cathy), Andrée Damant (Suzanne), Florence Darel (Isa), Marc Duret (Marc). Distribuzione: Archibald Enterprise Film.
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