Humpday, storie di amicizia e di porno

Humpday, storie di amicizia e di porno

ono passati dieci anni da quando Ben (Mark Duplass) e Andrew (Joshua Leonard, ex "Blair Witch Project") erano i ragazzacci del campus del loro college.

ono passati dieci anni da quando Ben (Mark Duplass) e Andrew (Joshua Leonard, ex "Blair Witch Project") erano i ragazzacci del campus del loro college. Ben si è sistemato, ha un lavoro, una moglie e una casa. Andrew ha preso un’altra strada e fa l’artista nomade, viaggiando per il mondo, dal Chiapas alla Cambogia. Quando Andrew si presenta senza preavviso alla porta di Ben, i due riprendono ben presto la loro dinamica macho competitiva. Una sera fanno le ore piccole a una festa “dionisiaca” e si ritrovano intrappolati in una reciproca scommessa: partecipare ad un festival porno-cinematografico per dilettanti. Ma che tipo di film porno “oltre ogni limite” possono fare insieme due etero-sessuali? Una volta esauriti l’alcol e le chiacchiere da spacconi, rimane loro una sola idea: faranno sesso insieme… davanti ad una telecamera. Non è gay, va oltre l’omosessualità. Non è porno, è arte. Ma come funzionerà esattamente? E soprattutto, chi lo dirà ad Anna (Alycia Delmore), la moglie di Ben? "Humpday - Un mercoledì da cialtroni" è un piccolo film indipendente scritto e diretto dalla regista americana Lynn Shelton, e ha già vinto il premio John Cassavetes agli Indipendent Spirit Awards "per sostenere e promuovere il Cinema Indipendente". Uscirà domani distribuito dalla Archibald Film, sempre attenta a valorizzare i prodotti di qualità lontani dalle sirene delle major. La Shelton racconta così il suo film: "Mi hanno sempre affascinato i confini dell’identità sessuale e quanto possano essere rigidi o fluidi. In "Humpday" la tensione drammatica - e l’umorismo scandalizzato – deriva dal fatto che, per quanto si credano selvaggi e aperti di mentalità, i due protagonisti sono così determinatamente etero che quando si spingono ai limiti della loro eterosessualità, ne restano profondamente sconvolti. "Humpday" esiste perché volevo lavorare con Mark Duplass, che avevo incontrato sul set di “True Adolescents”, un film in cui lui recitava e per cui io facevo la fotografa di scena. Un mese dopo la fine delle riprese a Seattle e il ritorno di Mark a Los Angeles, lo chiamai e gli proposi l’idea di un film in cui due amici etero avrebbero tentato di fare sesso insieme. L’idea gli piacque moltissimo e s’imbarcò subito nel progetto." A prestare la voce ai due attori principali nella versione italiana, una coppia comica ben collaudata nella vita artistica: Lilllo e Greg, al secolo Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, che "interpretano" rispettivamente Ben e Andrew. Ed è una scelta che pare ben comprensibile, conoscendo i comici e stando al mood che la regista ha deciso di affidare al film. "Volevo che "Humpday" ancorasse la sua trama altamente concettuale nel realismo eccessivo, affinché il pubblico potesse credere che sarebbe davvero possibile per questi personaggi vivere un weekend così assurdo. Per riuscirci, il passato e i rapporti dei personaggi dovevano essere ben sviluppati, di conseguenza il film tocca altre tematiche: i limiti dell’intimità nell’amicizia tra maschi, il modo in cui il proprio mostrarsi può cambiare in presenza di persone diverse, il modo in cui l’arrivo improvviso di un amico di vecchia data possa provocare una crisi d’identità, mostrandoci la nostra vita allo specchio, costringendoci a fare un bilancio della nostra situazione e facendoci chiedere se avremmo potuto essere diversi…" "Mi hanno chiesto cosa, in quanto donna, mi affascina nel girare film sui rapporti tra uomini e in che modo la mia femminilità possa influire su tali storie. Non so rispondere alla seconda parte della domanda, ma posso dire di aver sempre osservato da vicino la vita emotiva delle persone e mi sono sentita particolar-mente attratta e commossa da personaggi che desiderano fortemente legare gli uni con gli altri, ma che faticano molto a farlo." Ex attrice, ex documentarista ed ex ex cineasta sperimentale, la Shelton è al terzo lungometraggio di fiction e racconta così la sua carriera e soprattutto le sue decisioni artistiche: "Humpday" è il terzo film che scrivo e dirigo, e segna la fine della mia ricerca di storie e personaggi ordinari, di trame sottili che esplorano i temi di identità e rapporti. Girare il mio primo film, "We Go Way Back", mi ha trasformata per sempre da artista solitaria a collaborativa, ma mi frustrava quanto un set cinematografico tradizionale potesse inibire l’opera centrale del progetto, la recitazione." "Il mio secondo lungometraggio, "My Effortless Brilliance", fu il mio primo esperimento con un modello “invertito” per girare un film: il cast tecnico e le attrezzature richieste erano ridotte all’osso, invitai gli attori a partecipare allo sviluppo del copione, per sfruttare al meglio la loro comprensione dei personaggi. Sul set, gli attori avevano molta più libertà per esplorare il modo in cui poteva svolgersi una scena, e furono utilizzate due cineprese contemporaneamente. In un tale modello, la fase di montaggio si trasforma nella scrittura finale - molto più che con delle riprese strettamente legate al copione."

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