iamo nel 1942, è in corso la Seconda Guerra Mondiale, Nour e Myriam hanno entrambe sedici anni e sono amiche sin dall’infanzia. Le due ragazze vivono nello stesso complesso di case, in un quartiere molto povero di Tunisi. Oltre ad abitare l’una accanto all’altra le due giovani condividono sogni e aspettative, Myriam è istruita, Nour è innamorata, entrambe desiderano avere ciò che l’altra possiede e, attraverso le confidenze e la complicità, vivono l’una un po’ della vita dell’altra. Nour è fidanzata con suo cugino Khaled, che tuttavia potrà sposare solo quando il giovane riuscirà a trovare un lavoro ma il ragazzo tarda a trovare un’occupazione, rimandando così la loro unione carnale. Myriam è invece costretta dalla madre, a causa dell’ammenda che i nazisti sottopongono alla comunità ebraica, a sposare un uomo più vecchio di lei, che salderà il debito ma farà svanire i suoi sogni d’amore. “Il Canto delle Spose” è il secondo lungometraggio della regista Karin Albou, che dopo un esordio promettente con “La petite Jérusalem”, molto premiato in Francia e che le valse il premio SACD per la miglior sceneggiatura, si concentra con questa pellicola sull’universo femminile. Il film si apre con le due protagoniste che, ancora bambine, intonano il canto delle spose, per poi spostarsi sulla festa di fidanzamento di Nour, alla quale partecipano solo donne. In questa sequenza si viene proiettati in un universo femminile che tuttavia, è filtrato dal rito d’iniziazione; le donne che si ritrovano alla festa sono lì per partecipare ad una fase di passaggio, quella di Nour all’età adulta, e ci fanno già intuire il sistema di regole che vige all’interno della comunità. Una sequenza documentaristica, a detta della stessa regista, che si ripeterà solo più tardi nella scena della depilazione, a cui Myriam si dovrà sottoporre prima di sposarsi. La vicenda centrale de “Il Canto delle Spose” è l’amicizia tra le due giovani, da questo nucleo narrativo sembrano emergere brandelli di altre tematiche: la guerra, percepita attraverso gli annunci radio, il rumore dei bombardamenti e la marcia dei soldati ma vissuta come qualcosa di estraneo dalle due ragazze e mai mostrata esplicitamente; le rigide regole prematrimoniali che portano alla farsa del lenzuolo macchiato di sangue, come prova dell’avvenuta deflorazione, il matrimonio coatto, tutti innesti narrativi che si sovrappongono a Myriam e Nour, e che non vengono mai del tutto approfonditi. La pellicola è suddivisa in due parti, la prima ci mostra la tenera amicizia delle due giovani, la seconda il loro allontanamento. La causa del distacco sarà la guerra, così le due giovani donne saranno costrette a schierarsi: Nour si avvicinerà sempre di più a Khaled, personaggio ambiguo che inizialmente si mostra come un giovane innamorato e moderno e successivamente si allea con l’esercito nazista, che sostiene il popolo mussulmano, contro gli ebrei. Scena spartiacque dell’amicizia tra Nour e Myriam è la scena del volantino. Un aereo nazista, dopo un bombardamento degli alleati, getta come mezzo di propaganda dei volantini che invitano la comunità a conservarli, come prova della loro alleanza contro gli ebrei, è così che il rapporto tra le due giovani inizia ad incrinarsi. L’amicizia che lega le due giovani nella prima parte è trattato da Karin Albou in maniera quasi epidermica, la macchina da presa si avvicina talmente tanto ai loro volti da farle sembrare un unico personaggio, le intrappola in ambienti chiusi, la casa o l’hammam, luogo deputato all’universo femminile. Interessante in questa prima parte è la scena della depilazione di Myriam, apice della complicità e della condivisione delle due amiche, l’una prova attraverso l’altra lo stesso dolore. Nella seconda parte, dopo l’allontanamento di Myriam che, sposata va a vivere a casa del marito, fra le due giovani c’è sempre più spazio, si contrappone il “fuori”, quello spazio che l’inizio della pellicola sembrava non voler far entrare nell’inquadratura. Karin Albou descrive bene l’amicizia assoluta ed intima delle due adolescenti e alla fine questo è quello che rimane della pellicola. La guerra, la Storia, le rigide regole che intrappolano Nour, ormai destinata a sposare un uomo che si rivela diverso da quello che sembrava, non vengono approfondite nè spiegate, usate forse come pretesto narrativo per raccontare l’universo femminile, al di là della cultura o dell’epoca.
Titolo originale: Le chante des mariées Paese: Francia Regia: Karin Albou Sceneggiatura: Karin Albou Montaggio audio, video, mixaggio: Camille Cotte, Béatrice Wick, Cédric Lionnet Durata: 1h. 40min. Produzione: Gloria Films, Laurent Lavolé, Isabelle Pragier, France 3 Cinéma Distribuzione: Archibald Enterprise Film
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