Il Messaggero, The Haunting In Connecticut

Il Messaggero, The Haunting In Connecticut

Tratto da una storia vera, Il Messaggero racconta il terrificante episodio di una famiglia alle prese con le forze oscure del mondo soprannaturale.

Tratto da una storia vera, Il Messaggero racconta il terrificante episodio di una famiglia alle prese con le forze oscure del mondo soprannaturale. Quando i Campbell si trasferiscono nel Connecticut, apprendono immediatamente che la loro bella casa vittoriana ha una storia inquietante: non solo in passato era una camera mortuaria dove accaddero incredibili fatti, ma scoprono che il figlio chiaroveggente del proprietario – Jonah – si prestava da messaggero demoniaco, fungendo da “ingresso” al passaggio di spiriti sinistri. Un terrore inenarrabile si presenta quando Jonah ritorna per scatenare nuove paure, questa volta nell’innocente e ignara famigliola. La storia americana è costellata di fantasmi. Racconti di case infestate dagli spiriti e leggende di defunti molesti trovano particolare attenzione negli archivi del New England e dell’area del Tri-State. Nel Connecticut interi villaggi sono scomparsi come risultato di presenze sinistre. Nel nord ovest dello stato, i residenti di Dudleytown sono stati vittime di un processo di follia di massa in seguito ad apparizioni di spiriti. Nel 1987, una manifestazione di spiriti particolarmente inquietante si è verificata nella città di Southington, sempre in Connecticut, presso una famiglia che si era appena trasferita in una casa a lungo disabitata nella Meriden Avenue. Subito dopo il trasloco, i membri della famiglia avevano scoperto un piccolo cimitero sul retro, una camera d’imbalsamazione nel seminterrato e cassetti pieni di terribili fotografie di cadaveri: la loro casa era stata una camera funeraria nei lontani anni Venti. Il paranormale era così entrato nella loro vita: strani suoni, cambi di temperatura, la visione di figure misteriose così intense e frequenti da portarli quasi alla pazzia.

La lavorazione de Il Messaggero è iniziata nel 2003 quando il produttore Daniel Farrands aveva visto un documentario televisivo sugli incredibili orrori sopportati da Carmen Reed e la sua famiglia. Dopo la visione, Farrands ha voluto incontrare il produttore Andy Trapani, insieme al quale si era poi messo sulle tracce della Reed. L’incontro con lei è stato determinante: dopo aver ascoltato la sua storia, Farrands, Trapani e il produttore Paul Brooks erano stupefatti. Il suo racconto non aveva precedenti e richiedeva di essere assolutamente divulgato. Anche il regista Peter Cornwell ha trovato la storia molto avvincente (“Il fatto di collegare queste cose a persone reali e non a personaggi inventati le fa diventare ancora più terrificanti”, aveva dichiarato).

Per gli sceneggiatori Adam Simon e Tim Metcalfe, Il Messaggero rappresentava l’opportunità perfetta per portare al cinema la loro passione per il soprannaturale, maturata in anni di letture e ascolti di testimonianze. Avidi studenti dell’orrore vittoriano e del movimento spirtitualista, Simon e Metcalfe sono riusciti sapientemente a trasmettere le proprie conoscenze nel soggetto e nella sceneggiatura, mostrando momenti di mutilazioni orrorifiche e terribili sequenze dal puro sapore macabro.

Il regista Peter Cornwell si è fatto notare dai produttori hollywoodiani con il pluri premiato cortometraggio di animazione Ward 13. “Il cortometraggio di Peter era un horror puro, girato con l’anima”, ricorda Brooks. “Pensavo che avesse un genuino ed originale punto di vista. E poi Peter è stato subito d’accordo con me sul fatto che Il Messaggero dovesse essere radicato nella realtà ed essenzialmente fedele alla storia raccontata dalla famiglia”.

La candidata all’Oscar Virginia Madsen, considerata tra i fan del genere horror un’attrice di culto grazie al suo ruolo in Candyman – Terrore dietro lo specchio di Bernard Rose, stava cercando una sceneggiatura horror da almeno tre anni. Ma le molte sceneggiature lette non andavano oltre le classiche tattiche di paura basate sulla tortura e sull’eccessivo spargimento di sangue…. fino a che non si è spaventata nel leggere la sceneggiatura de Il Messaggero.

Come Carmen Reed, la protagonista del film è una donna forte e religiosa, che combatte per tenere unita la sua famiglia, mentre va incontro ad una crisi di fede a causa del male entrato nella sua stessa casa. “Quando ho incontrato Peter” – dice l’attrice riferendosi al regista – “è stato come se fossimo tornati entrambi bambini. Io amo i film, soprattutto gli horror, e lui condivide questo mio gusto, per cui ho voluto sapere tutto del suo cortometraggio. Il nostro rapporto di collaborazione è iniziato in maniera molto scherzosa, quasi infantile. Ma Peter si è rivelato anche estremamente concentrato e consapevole rispetto al tipo di film che voleva fare”. Da parte sua, Peter Cornwell dice: “Lavorare con Virginia è stato un sogno. È una persona incredibilmente calibrata, esperta e di presenza”. Amanda Crew, che interpreta Wendy, la nipote di Sara, dice “Virginia ha capito che avevamo bisogno del suo sostegno per affrontare questa storia complessa. Come la madre dei ragazzi nel film, è stata una luce che ci ha guidato nel set”. Per il giovane attore Kyle Gallner, principalmente noto per il suo lavoro nella serie Veronica Mars, interpretare Matt Campbell rappresentava una formidabile sfida. Non solo si trattava del suo primo ruolo da protagonista in un film per il cinema, ma il personaggio richiedeva una considerevole gamma di emozioni: Matt deve affrontare un complesso rapporto con la madre, ma deve anche convivere con le ripetute visite del suo “doppio”, un deturpato e apparentemente cattivo ragazzo dal nome Jonah. “Questa parte si presentava intimidatoria – dice Gallner – e molto intensa per me. Non è immaginabile nella mia esperienza ciò che quella famiglia deve aver passato”. “Kyle nel film ha 16 anni – dice Cornwell – e sono stato felicissimo di capire quale fosse la reazione di un adolescnete rispetto ai fatti del film. L’ho aiutato a trovare un modo per recitare le scene realisticamente e nelle quali lui stesso potesse credere. Ma al di là dei miei consigli, è il talento di Kyle che ha portato in vita il personaggio di Matt”. Virginia Madsen, che interpteta la madre, ha apprezzato le complessità della relazione madre/figlio descritte nella sceneggiatura. Mentre Matt sperimenta visioni sempre più terrificanti, il suo sforzo è anche quello di capire cosa rivelare a sua madre, che lui non vuole assolutamente sconvolgere ulteriormente. “La maggior parte dei film ritraggono teenager disfunzionali, confusi e in astio con i genitori. Gli adolescenti sono molto più complessi di così”, aggiunge Madsen. “Io trovo che la relazione tra Sara e Matt sia una rappresentazione molto veritiera del rapporto tra genitori e adolescenti”.

L’attore Elias Koteas, che interpreta il reverendo Popescu, un prete che tenta di aiutare i Campbell, ha impressionato Cornwell con la sua dedizione al lavoro. Virginia Madsen aveva già lavorato con lui, ne parla come l’uomo “zen”. “Elias ha animato il personaggio con realismo” - ricorda Cornwell - “Koteas lavora molto duramente sui dettagli e si insinua con coraggio in lati scomodi della personalità del suo personaggio”.

Martin Donovan interpreta Peter, il padre di buone intenzioni che lotta per uscire dalla pressione finanziaria che la famiglia si trova ad affrontare. Donovan ha particolarmente apprezzato il focus sul personaggio dato dalla sceneggiatura, che ha trovato unica nel genere horror. “Insieme al regista abbiamo elaborato l’idea di colpa e rabbia per Peter”, dice Donovan. “Peter è molto confuso e ho provato per lui una grande empatia”.

Attorno al cast principale ruota Amanda Crew, nel ruolo della cugina di Matt, Wendy. Crew è rimasta attratta dalla sceneggiatura per il suo aspetto orrorifico e si è spaventata girando una scena in cui un’ascia sfondava una porta. “Alla seconda ripresa, quell’ascia si è avvicinata così tanto alla mia faccia che mi sembrava di sentire il cuore scoppiarmi in petto”, ricorda. “Quello non era recitare, era terrore allo stato puro!”.

Il ruolo chiave di tutto il film, tuttavia, è svolto dalla casa. “La casa deve essere un personaggio basilare” - dice lo sceneggiatore Adam Simon- “Doveva essere la protagonista”. È molto difficile tentare di creare le atmosfere di una casa infestata dagli spiriti. Avevamo comunque a nostro vantaggio la fedeltà alla realtà, alla storia vera: la casa del nostro film era stata una camera funeraria. Lavorando con la scenografa Alicia Keywan, Cornwell ha cercato a lungo la location giusta, trovata alla fine nella casa vittoriana nella città di Teflon, a circa 30 minuti fuori dal centro di Winnipeg, in Canada. “Ho amato molto l’intimità che si è creata con questa casa-personaggio”, spiega il regista. Mentre la Madsen aggiunge: “La casa sembrava avere un suo volto. Era veramente inquietante abitarla”. Circondata da un bel pezzo di terra, con finestre rotonde e un lungo patio, la casa assomigliava perfettamente allo stile Vittoriano del Connecticut. Il seminterrato e la camera da letto dove Matt dorme sono però stati ricostruiti in un set sonorizzato. Insieme a Cornwell e al direttore della fotografia Adam Swica, Keywan ha realizzato alcuni modelli tridimensionali della casa in modo da creare una serie di sequenze tecniche prima ancora che iniziasse la produzione. Swica ha adottato un approccio classico nelle riprese del film, scegliendo con attenzione quando utilizzare i movimenti di camera a mano per creare tensione. I cadaveri, realizzati dall’artista di effetti speciali Todd Masters (tra i suoi lavori premiati, Six Feet Under, stagione 2001-2002) e dalla sua società MastersFX, sono stati preparati un mese e mezzo prima delle riprese. Fatti di silicone con complete armature metalliche e giunture forgiate, tutti i corpi richiedevano due settimane di lavoro ciascuno. Cornwell non si è limitato all’uso degli effetti speciali per aumentare l’atmosfera horror del film; è talmente consapevole della forza della storia da non temere critiche da parte dei più accaniti esperti del genere. “E’ tremendo vedere cosa questa famiglia abbia dovuto affrontare” – dice. “Ho solo tentato di mostrare quello che è successo nella maniera più fedele alla realtà, cioè quella più terrificante”. La stessa Carmen Reed è rimasta colpita dall’esperienza di osservare la sua storia sullo schermo. “Tremavo sulla sedia tanto ero impaurita. Mi ha portato indietro a quei momenti quando pensavo veramente che sarei morta, che noi tutti saremmo morti”, ha dichiarato. “Vedendo tutto questo ancora una volta, non so come abbiamo potuto sopravvivere”. Ma Carmen voleva che la sua storia fosse raccontata. “Voglio che la gente sappia che questo è realmente accaduto”, spiega. “Il fatto che le persone vedano cose incomprensibili o sentano voci incredibili non significa che queste persone siano pazze. Dobbiamo capire che non tutto quello che succede ha delle risposte. Io non credevo ai fantasmi. Non credevo che queste cose potessero succedere. E spalancavo gli occhi di fronte a chi mi parlava dell’esistenza di queste realtà, cioè che ogni scricchiolio nella casa fosse un fantasma. Ma ci sono volte in cui sotto il letto si nasconde veramente un mostro”.

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