“Questa è la storia di Ponyo, una pesciolina marina che lotta per realizzare il sogno di vivere con un bimbo di nome Sosuke. Ma è anche la storia di come un bambino di cinque anni riesce a mantenere una promessa solenne. Ponyo sulla scogliera porta La sirenetta di Hans Christian Andersen nel Giappone contemporaneo. È una fiaba avventurosa sull’amore infantile.” Sono le parole dell’ideatore e regista di questa delicatissima pellicola di animazione che probabilmente sopperiscono ad ogni sinossi più dettagliata. Hayao Miyazaki non ha certo bisogno di presentazioni dal punto di vista cinematografico, ma forse conviene ricordare alcune note biografiche per capire la grandezza e al tempo stesso l’umiltà di questo artista. Classe 1941, nel 1963 comincia a lavorare per la grande compagnia d’animazione giapponese Toei Animation Company – sebbene sia laureato in Scienze Politiche. Nel 1971-72 dirige la sua prima serie televisiva d’animazione Lupin III, seguita nel 1978 da Conan, il ragazzo del futuro; l’anno successivo arriva il primo lungometraggio cinematografico, Il castello di Cagliostro, con protagonista sempre il ladro gentiluomo. A questo punto, a 40 anni, cosa fa Miyazaki? Va a Los Angeles a studiare animazione alla Disney (tra i suoi giovani colleghi c’è anche John Lasseter, uno dei fondatori della Pixar)! Miyazaki ha sempre sottolineato ironicamente di fare film d’animazione “soprattutto per bambini anziani”, con Ponyo questa caratteristica sembra essere messa in secondo piano, data la focalizzazione sui due protagonisti infantili. Rispetto al precedente Il castello errante di Howl (2004) la trama viene snellita di avvenimenti, addirittura a tratti diventa rarefatta e contemplativa; in più, si torna all’animazione tradizionale a matita a scapito del digitale, e infatti i colori, anche negli sfondi inanimati, sono pastosi ed estremamente caldi, ricchi di quelle tonalità pastello che a noi occidentali nostalgici non possono che ricordare lo stile vivace di tanti cartoni storici degli anni Settanta e Ottanta. Preso singolarmente, il film è un’opera commovente, non solo per la storia fantastica e genuinamente amorosa tra i due bambini, ma anche per la cura dei dettagli. Espressioni e piccoli gesti donano una profondità impressionante ai personaggi, in particolare al piccolo Sosuke, bambino tanto geniale quanto sensibile. E come se non bastasse, lo score di Joe Hisaishi raggiunge vette di lirismo eccezionali, in particolare quando la Ponyo ormai bambina cavalca i pesci-onde giganti per raggiungere la casa di Sosuke. Ma Ponyo sulla scogliera è anche un film estremamente complesso, la cui profondità difficilmente può essere esaurita in una recensione. Vale la pena provare a sottolineare due aspetti: il primo riguarda le figure materne. La madre di Ponyo è niente meno che l’oceano stesso, donna bellissima e onnipotente; Risa è la madre di Sosuke, che fondamentalmente ha cresciuto da solo, ed è una donna che non ha paura di nulla, neanche di affrontare uno tsunami. Bellissimo il dialogo misterioso tra le due. Ancora, nella casa di cura dove lavora Risa ci sono solo donne anziane che trattano Sosuke quasi come un figlio. Specularmente, i padri sono assenti o irresponsabili: il padre di Ponyo è un ex umano tramutato in uno stregone astioso che vive nei fondali marini, chiuso in un castello di roccia marina e con la continua paura di confrontarsi con quella che una volta era sua moglie; il suo desiderio è riportare sulla terra il predominio del mare, ma quando questo succede accidentalmente, precipita nel panico. Koichi, il padre di Sosuke, è una figura assenta, letteralmente distante, sempre impegnato a navigare anche quando potrebbe tornare a trovare la famiglia. E non si vedono uomini anziani. Un altro aspetto interessante riguarda invece la complementarità tra i bambini e gli anziani, se non proprio l’inversione di ruoli. Sosuke è un bambino estremamente intelligente, sveglio e responsabile (sarà un caso che ha parte dei capelli che sembrano brizzolati?), è lui a riuscire a mantenere uniti i genitori, Koichi bambinone e Risa sempre imbronciata, nell’esilarante sequenza degli scambi di messaggi via alfabeto morse. Ancora, le anziane donne della casa di cura una volta recuperato l’uso delle gambe tornano a divertirsi come ragazzine, in questa specie di bolla-parco giochi costruita da Fujimoto, padre di Ponyo. È difficile quindi pensare che un film di Miyazaki sia sempre e solo un film per bambini. Presentato alla Mostra d’arte Cinematografica di Venezia nel 2008, Ponyo sulla scogliera è anche stato riproposto da Mondadori sotto forma di libro per bambini, con tanto di immagini tratte dal film. Un’ultima curiosità: il film è presentato anche dalla Disney, che molta critica tende a mettere in contrapposizione con i film dello Studio Ghibli. Forse è il caso di riconoscere che si tratta sì di letteralmente due universi differenti, ma che invece di proporre il solito paragone, è forse più sano riconoscere le perle che ciascuno dei due studios riesce a produrre. Gake no ue no Ponyo, Giappone 2008 Regia, soggetto e sceneggiatura: Hayao Miyazaki Supervisione animazione: Katsuya Kondo Scenografia: Noboru Yoshida Montaggio: Takeshi Semaya Musica: Joe Hisaishi Suono: Shuji Inoue Produzione esecutiva: Koji Hoshino Produzione: Toshio Suzuki per Studio Ghibli Durata: 101 minuti Presentato da: Studio Ghibli, Nippon Television Network, Dentsu, Hakuohodo DYMP, Walt Disney Studios Home Entertainment, Mitsubishi, Toho film voci: Yuria Nara/Agnese Marteddu (Ponyo), Hiroki Doi/Ruggero Valli (Sosuke), George Tokoro/Massimo Corvo (Fujimoto), Yuki Amami/Sabrina Duranti (Gran Mammare), Tomoko Yamaguchi/Laura Romano (Risa), Kazushige Nagashima/Carlo Scipioni (Koichi), Kazuko Yoshiyuki/Franca Lumachi (Toki), Tomoko Naraoka/Ludovica Modugno (Yoshie), Rumo Hiiragi/Valeria Vidali (Giovane donna) Shinichi Hatori/Edoardo Nordio (Speaker TV). Distribuzione: Lucky Red.
Il ritorno di Hayao Miyazaki: Ponyo Sulla Scogliera
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