Lo spot Fiat 500 “Manifesto” ha ricevuto la Menzione Speciale del Premio Aretê, la rassegna annuale promossa da Pentapolis, Anima e Legambiente. Giunto alla IV edizione, il concorso attribuisce riconoscimenti ad aziende, enti e istituzioni che si siano distinte per un’attività di “comunicazione responsabile”, nel rispetto dei valori della correttezza, della trasparenza e della sostenibilità. La cerimonia si è svolta il 5 novembre presso la Camera dei Deputati (Palazzo Marini, Roma) alla presenza del Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che ha consegnato dodici premi e tre Menzioni Speciali tra le oltre duecento candidature pervenute. Tra queste lo spot di lancio della nuova Fiat 500 al quale è stato assegnata la Menzione Speciale con questa motivazione: “per la straordinaria portata emozionale di un filmato che richiama i più alti valori civili, in uno spot coinvolgente che intreccia la storia dell’azienda a quella del nostro Paese”. Ha ritirato il premio Giovanni Perosino, Responsabile Comunicazione Worldwide di Fiat Automobiles.
In particolare, per il lancio della nuova 500, Fiat Automobiles ha scelto un filmato TV di grande fascino e di forte impatto emotivo che abbandona il tradizionale linguaggio commerciale per assumere un registro istituzionale. Infatti, in novanta secondi e con differenti montaggi che sono andati in onda alternativamente, il cortometraggio ripercorre la storia italiana degli ultimi cinquanta anni: dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri.
In onda dal 4 luglio sulle reti televisive italiane e sui maggiori siti internet, il filmato non propone una visione edulcorata, ma anzi ha l’intenzione precisa e sorprendente di raccontare la storia per quello che è stata, anche quando ha comportato dolore e tragedia. Un viaggio reso ancora più avvincente perché raccontato attraverso lo sguardo di un bambino. E non lo sguardo di un bambino qualunque, ma quello del fanciullo più celebre nella storia del cinema italiano: Totò Cascio. Infatti a questo scopo, e per la prima volta in Italia, è stato concesso l’utilizzo di alcune sequenze del film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore. Rivedremo quindi anche Philippe Noiret, nelle vesti di proiezionista di quella magica sala cinematografica.
Nel cortometraggio si susseguono alcune delle immagini che sono entrate nell’immaginario collettivo del nostro Paese: dal sorriso tra i magistrati Borsellino e Falcone, vittime di mafia, all’affettuoso abbraccio di Papa Giovanni Paolo II, dalla gioia di Margherita Granbassi, Campionessa del Mondo di scherma a Torino 2006, al saluto del presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in occasione della finale del Mondiale di calcio 1982.
Le immagini sono accompagnate da un testo che non fa nessuna concessione al prodotto, alla marca né tanto meno all’oggetto automobile. Un testo volutamente di un certo peso, che coinvolge e crea attenzione, che racconta un modo di leggere la storia e immaginare il futuro. Un testo interpretato in modo magistrale da Ricky Tognazzi e che si chiude con quello che, di fatto, è il naturale messaggio conclusivo di tutta la campagna: la “nuova Fiat” appartiene a tutti noi. Immagini e testo sono a loro volta accompagnati da un brano composto ed eseguito al pianoforte da Giovanni Allevi, uno dei pochi astri italiani nel panorama musicale internazionale.
Un film che costituisce di per sé un evento unico. Nessuno prima d’ora, infatti, aveva mai portato la cronaca sociale, di costume e politica di un Paese così in primo piano: è una scelta molto forte, importante e carica di valori simbolici. Con questo film, infatti, Fiat segna definitivamente il passaggio a una nuova fase. Chiama a raccolta tutti i suoi collaboratori, di ieri, di oggi e di domani, e insieme a loro si rivolge a tutti gli italiani, rendendoli protagonisti di una storia straordinaria, che ha conosciuto gioie e dolori, vittorie e sconfitte, ma che lascia presagire una nuova stagione di cambiamento, di evoluzione, di crescita comune.
Firma questa campagna Leo Burnett Torino che ha lavorato insieme a Massimo Gramellini – vice direttore de La Stampa – per la stesura della sceneggiatura e a Mauro Vallinotto – foto editor de La Stampa - per la raccolta e la scelta del materiale fotografico.
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