"Uncharted 3: L'inganno di Drake", gli avventurieri che hanno fatto la storia

"Uncharted 3: L'inganno di Drake", gli avventurieri che hanno fatto la storia

Nella corso della storia molti esploratori, grazie al proprio spirito d’avventura, hanno scelto di rischiare pur di far valere le proprie capacità o...

Nella corso della storia molti esploratori, grazie al proprio spirito d’avventura, hanno scelto di rischiare pur di far valere le proprie capacità o inseguire le proprie convinzioni. Nathan Drake e Victor Sullivan in Uncharted 3: L’inganno di Drake™ ricalcano le orme dei più grandi esploratori partendo per un viaggio che li conduce nel cuore del deserto arabico. Tra il 1200 e il 1400 numerosi personaggi si sono degnamente confrontati con la definizione di esploratore avventuriero: da Marco Polo, che nel 1271 è tra i primi occidentali ad arrivare fino in Cina percorrendo la via della seta, a Ferdinando Magellano, che intraprende la prima circumnavigazione del globo partendo dall'Europa verso Ovest diretto in Asia, per arrivare a Cristoforo Colombo, a cui si deve la scoperta del continente americano avvenuta il 12 ottobre del 1492. I secoli successivi sono animati da personalità altrettanto incisive che hanno segnato la storia delle scoperte e delle esplorazioni. James Cook nel 1775 è il primo a cartografare l'isola di Terranova, prima di imbarcarsi per tre viaggi nell'Oceano Pacifico nel corso dei quali realizza il primo contatto europeo con le coste dell'Australia e le Hawaii, oltre alla prima circumnavigazione ufficiale della Nuova Zelanda. Combinando l’arte marinaresca e un grande talento cartografico, nelle sue ardite spedizioni raggiunge zone inesplorate e pericolose, ed è il primo a tracciare le mappe di diversi territori ancora non cartografati. Tra il 1852 e il 1856, l’esploratore dell'era vittoriana David Livingstone fu uno dei primi europei a fare un viaggio transcontinentale attraverso l'Africa. Esplorandone l’entroterra egli scoprì le spettacolari cascate Vittoria, a cui diede il nome dell'allora Regina d'Inghilterra. Lo scopo del suo viaggio era di aprire nuove vie commerciali e di accumulare informazioni utili sul continente africano.

Ernest Shackleton è uno dei più grandi esploratori polari. Nel 1908, dopo essere arrivato a piedi insieme a due compagni a 180 km dal Polo Sud, deve fare dietrofront per non rischiare di morire sulla via del ritorno Mancata per un soffio la scoperta del Polo Sud, decide caparbiamente di non arrendersi e di organizzare la traversata del continente da occidente a oriente. A un solo giorno di navigazione dalle coste rimane bloccato nella morsa della banchisa ed è impossibilitato a proseguire. Shackleton rinuncia al suo sogno e riesce a riportare a casa sani e salvi i suoi ventisette uomini di equipaggio. Nel 1911 Roald Engelbregt Gravning Amundsen conquista il Polo Sud e riesce a raggiungere anche il Polo Nord nel 1926, sorvolando il Polo Artico insieme al finanziatore americano Lincoln Ellsworth e all'italiano Umberto Nobile.

Ciò che colpisce di tutti questi eroi, oltre alle incredibili gesta compiute, sono le numerose e difficili scelte a cui devono continuamente far fronte durante le proprie imprese. Il confronto dell’uomo con sé stesso, con la propria coscienza e con i propri limiti è ciò che accomuna ognuno degli esploratori a Nathan Drake. Nel mezzo del Pacifico, al Polo Nord, nel cuore dell’Africa così come al centro del Deserto Arabico, le domande si ripetono nella mente facendosi sempre più insistenti. Salvare sé stessi per proseguire nella propria missione o mettere in salvo i compagni come Shackleton? Affrontare stenti e fatiche, ma soprattutto imparare a dominare le proprie paure o rischiare di aver messo a repentaglio la propria vita senza riuscire a vederne lo scopo?

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