RECENSIONE - Unravel

RECENSIONE - Unravel

coprite con noi il bellissimo Unravel, poesia tradotta in pixel.

coprite con noi il bellissimo Unravel, poesia tradotta in pixel.

Da qualche anno, soprattutto grazie a Steam ed alle sue numerosissime offerte, i giochi bidimensionali (o con meccaniche tali) hanno assunto un ruolo sempre più importante nel panorama videoludico. Progetti non necessariamente Tripla A che hanno potuto vedere la luce con contenuti costi di gestione (magari anche grazie alla piattaforma Kickstarter). Sono tantissimi i gioielli che son stati portati alla luce negli ultimi anni, come ad esempio Terraria, un sandbox totalmente bidimensionale, dall’aspetto tanto “pixelloso” quanto affascinante. Una parte dei videogiocatori ha finalmente capito che non è solo la grafica a fare di un videogame un buon videogame, quindi il media si è evoluto, le software house hanno ricominciato a lavorare sulla sostanza, più che sul fumo.

Unravel è frutto di questo nuovo corso della storia videoludica, tracciando una linea (di lana) che in cielo disegna nuove prospettive, nuove emozioni. Prodotto da Coldwood Interactive (Electronic Arts), Unravel ci mette nei panni di un gomitolo di lana di nome Yarni, un piccolo esserino, alto non più di dieci centimetri, che avrà il compito di rimettere in ordine (e di vivere nuovamente) i ricordi di una donna anziana. Yarni lo farà percorrendo un mondo bidimensionale, di derivazione platform, contraddistinto da uno stile grafico ricercato ed unico, mosso da un motore di gioco in totale fluidità.

https://www.youtube.com/watch?v=VVLzQMqWER8

Essendo Yarni molto piccolo, il giocatore, prendendone il controllo, avrà la sensazione di vivere in un mondo gigantesco, dove il più impensabile degli ostacoli diventa appunto ostacolo, rallentamento… puzzle. Non potendo tracciare un’unica linea retta fino alla meta, i ragazzi di Coldwood Interactive hanno rallentato il ritmo, in maniera saggia, inserendo puzzle, scorciatoie e deviazioni varie. Tutto sarà costantemente legato non solo alle dimensioni di Yarni, ma al materiale stesso di cui è composto: lana. Per procedere nel gioco, sarà indispensabile trovare dei gomitoli, in modo tale da avere la giusta quantità di filo per poter continuare l’avventura. Durante il tragitto dovrete creare funi ed intrecciarle in modi anche piuttosto geniali, per far sì che, ad esempio, sia possibile utilizzare una parte del vostro stesso corpo per creare una catapulta, sulla quale saltare e raggiungere piattaforme altrimenti irraggiungibili. In altre occasioni, una piccola e semplice foglia aiuterà Yarni ad attraversare una minuscola pozza d’acqua (ai suoi occhi un lago). L’acqua è l’elemento che il nostro piccolo amico deve evitare, sempre e comunque. Entrare in contatto con questo elemento significherà una sola cosa: “Game Over”. Qui dobbiamo sottolineare l’unico aspetto negativo del gioco: alcuni puzzle risultano inutilmente complessi e potenzialmente potrebbero frustare il giocatore che vuole percorrere il mondo di gioco soltanto per godersi la trama e l’atmosfera. In alcune occasioni ci è sembrato di rivivere le meccaniche di Dark Soul (muori, riprova, muori, riprova…) e la cosa ha davvero stonato. Fortunatamente, valutando il gioco nella sua interezza, i momenti di frustrazione verranno dimenticati nel vortice dei ricordi che Yarni farà rivivere alla simpatica nonnina. Anticipato che il motore grafico non conosce esitazioni, teniamo nuovamente a sottolineare come la grafica di Unravel sia meravigliosa, una poesia sussurata ai vostri sensi. Quei colori un po’ spenti, come un orizzonte infiammato costantemente dalle luci di un tramonto, aggiungono magia, fascino ed anche un po’ di tristezza. Quella che assale gli uomini quando ripensano ad eventi ormai andati, persi nel tempo, che non potranno più verificarsi.

Quando, dopo le circa 10 ore che Unravel richiede, avrete terminato il gioco, vi sentirete un po’… “Così”… Straniti, rapiti. Quella lacrimuccia però, suvvia, portatela via prima che qualcuno vi scopra: voi siete videogiocatori, quelli cazzuti, quelli che arano sterminati campi di zombie, quelli che eseguono headshot da distanze siderali, quelli che lanciano il controller maledicendo l’attaccante di turno reo di aver beccato il palo a porta vuota al novantesimo… O forse no! Voi siete anche questo, siete anche emozione, poesia, ricordi. Siete parte di Unravel. Quindi tendete la mano a questa “poesia”, preparatevi a vivere una storia come mai se ne scriveranno di simili in questo mondo. Questo titolo non passerà alla storia per delle meccaniche gameplay innovative, ma resterà nei vostri ricordi, in attesa che quel piccolo esserino di lana lo trovi e ve lo faccia tornare in mente.

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