Pretendere di più? Difficile, se non impossibile. La Junior GP sta aprendo una nuova strada (quasi epocale) per i giovani che vogliono avvicinarsi e debuttare nel mondo delle moto da Gran Premio. Dietro a tutta questa macchina organizzativa c’è un uomo di grandissima esperienza: sotto le sue ali protettive sono passati fior di Campioni del Mondo, ha visto crescere e svilupparsi un ambiente tanto affascinante quanto sempre più professionale e difficile. Stiamo parlando di Giampiero Sacchi, basta il suo nome per evocare pagine di storia del Motomondiale. Proprio a lui abbiamo chiesto un parere su questo evento. Ne è nata una chiacchierata molto interessante ( e non poteva essere altrimenti…) con consigli semplici, diretti ed incisivi, da assimilare e fare propri, come farebbe un Maestro con i suoi allievi…
Signor Sacchi, facciamo innanzitutto il punto sulla Junior GP? “Vorrei iniziare dicendo che abbiamo fatto la più grande selezione che sia mai stata fatta in Italia nello sport dei motori. La cosa mi fa molto piacere, per me stesso ma anche per tutti quelli cha hanno avuto fiducia in questa iniziativa. Abbiamo messo assieme la Federazione Motociclistica Italiana, l’Aprilia, Motosprint e non è cosa da poco, mai tante forze si erano messe assieme per creare una cosa del genere, penso che già questo sia una cosa bellissima. E’ vero, avevamo già fatto la stessa cosa in Spagna, ma io dicevo sempre che i nostri ragazzi sono anche più bravi, basta dargli l’opportunità. Mi ricordo che avevamo dieci moto per le selezioni, ad un certo punto abbiamo dovuto chiudere le richieste perché rischiavamo di andare in “overbooking” da tante che ne avevamo ricevute. Adesso però viene la parte più difficile, ci sono le gare, purtroppo di tutti questi ragazzi riusciremo a portarne solo un paio nel Campionato Italiano, gli altri resteranno fuori, e penso sia la cosa se vogliamo più triste di tutto. Però sono tranquillo anche in questo, perché c’è l’assoluta buona fede in quello che facciamo, ad iniziare dal sorteggio delle moto, dallo staff che segue i ragazzi, abbiamo voluto fare le cose nel migliore modo possibile, sappiamo che possiamo guardare in faccia i ragazzi serenamente. E questa è una cosa molto importante.”
Dalla sua esperienza, è sufficiente una selezione, una gara, una stagione, per vedere se un ragazzo ha la stoffa? “Secondo me no, anche perché siamo in un’età di grandi cambiamenti, però purtroppo o per fortuna non c’è altra strada.”
Molti ragazzi vengono dalle Minimoto. Secondo lei è un passaggio obbligato, è utile, si può farne a meno? “A ben guardare, tutti quelli che sono ai vertici adesso vengono dalle Minimoto. E’ ovvio che è formativa soprattutto per lo spirito agonistico che si acquisisce fin da subito: la tensione della bagarre in gara, il combattere gomito a gomito, il contatto con l’asfalto. E’ anche vero però che si inizia ad un’età assurda: a quattro, cinque anni non sono i ragazzini che fanno una scelta ma sono i genitori che li hanno messi sopra una moto di loro volontà. Io sono contrario a far esordire a 15 anni ragazzi nel Campionato del Mondo, anche so ho fatto debuttare Jorge Lorenzo il giorno del suo quindicesimo compleanno. Le regole non le faccio io, sono un professionista che deve adattarsi a quello che c’è. C’è da dire che i ragazzi, quando iniziano a correre, poi non li fermi più. Grazie alla Federazione ed al suo presidente sono riuscito ad ottenere una deroga proprio per la Junior GP e a far debuttare i ragazzi a tredici anni invece che a quattordici, perché il problema che abbiamo in Italia è che c’è un vuoto di un anno da quando lasciano le Minimoto a quando possono salire in sella ad una moto “vera”. E molti, in questo lasso di tempo, vanno a correre in Spagna, perché, là, possono farlo. Diciamo che qui siamo riusciti a recuperare quindici, diciotto mesi della vita sportiva di un ragazzo, che sono importantissimi.”
Fermiamoci un attimo sui genitori: sono “necessari” per iniziare una carriera, ma possono anche stroncarla per la loro invadenza e la ossessività rispetto ai propri figli. Che consiglio si sente di dare a questi genitori, ma anche ai ragazzi? “In oltre un quarto di secolo di Motomondiale penso di avere visto genitori di ogni tipo: propedeutici e assolutamente dannosi. Non si può generalizzare. Se il genitore riesce a mantenere una certa freddezza è sempre una spalla importante: questo è uno sport duro, momenti difficili ce ne sono, se dai una bella botta e se hai qualcuno a cui dire “mi fa male” senza doverlo confessare pubblicamente è anche una bella cosa. Il problema più grande che vedo nei genitori, soprattutto italiani, ma anche europei in generale, è la voglia dei soldi, subito. Non c’è più neanche la voglia del successo sportivo, e questo è triste. E’ proprio questa bramosia di denaro che spinge a fare errori e bruciare le tappe, a prendere decisioni affrettate.”
Qui nella Junior GP ci sono tre ragazze che si stanno difendendo molto bene, ma si arriverà ad avere una ragazza che andrà veramente forte nel Motomondiale? “Nel Motomondiale ed in Formula 1 ci sono già arrivate, secondo me però sono eccezioni. Ma solo perché il bacino dove si va a pescare è molto ristretto. Non dico che non possono fare quello che fa un ragazzo, anche se indubbiamente questo è uno sport molto faticoso: un conto è la fatica della Minimoto o di una 125 stradale come questa, un conto è quando inizi a portare un 250 da competizione. Penso però anche che con un’adeguata preparazione fisica tutto si può fare, è chiaro che un minimo di pedaggio una ragazza deve pagarlo.”
Chiudiamo con un consiglio, da dare a chi deve ancora iniziare ed a chi invece sta già tentando una carriera nello sport motociclistico… “A chi vuole iniziare, visto che le nostre selezioni sono completamente gratuite, che si prepari già a mandare il coupon per le selezioni del 2007 se ha l’età per farlo. Comunque già andare in una pista e provare a girare ti fa capire subito se è pane tuo o no: magari esci con una voglia matta di riprovarci ma magari esci anche con la consapevolezza che non era quello che tu pensavi. A questo proposito ripeto che la Junior GP è una grandissima opportunità per i giovani. Per chi già corre, a seconda di quanti anni si ha, bisogna avere la consapevolezza che ad una certa età è già troppo tardi per la Moto GP, o comunque potrebbe esserlo. Comunque una carriera va indirizzata a seconda dell’età, di quello che si è fatto e di quello che si farà. Cercare di non avere fretta è fondamentale e se uno ha l’età deve fare la trafila giusta: 125, 250 e Moto GP. L’avere fretta nella 125 è una follia, 125 e 250 formano un pilota nella maniera più assoluta per la messa a punto! Se vieni dalle derivate di serie bisogna tenere conto che è un altro mondo, non sono confrontabili. Io da tanti anni dico che una 600 Supersport forma in un certo modo, ma non ti forma per una moto da Gran Premio. Il consiglio è provarci, cercando di capire bene i propri limiti, ma soprattutto facendo tutti i gradini, assolutamente.”
Che dire, aggiungere qualcosa a quanto appena detto da un uomo di esperienza come Giampiero Sacchi sarebbe solo superfluo, perciò aggiungiamo solo di stamparvi questa intervista e di tenerla sempre con voi: i suoi consigli vi serviranno sempre……
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!