Sicurezza stradale: il 43% delle vittime in Italia muore nelle aree urbane

Sicurezza stradale: il 43% delle vittime in Italia muore nelle aree urbane

In Italia il 43% delle vittime della strada muore in città. Lo studio europeo suggerisce un approccio integrato, infrastrutture sicure e tecnologie avanzate.

La sicurezza stradale si gioca sempre più nei contesti urbani: il 43% delle vittime in Italia perde la vita proprio nelle città. Questo è quanto emerge dall'analisi comparativa effettuata su nove grandi città europee che evidenzia come oltre il 73% degli incidenti e quasi la metà dei decessi avvengano sulle strade urbane italiane. Nel 2024 sono stati registrati 173.364 incidenti e 3.030 vittime. Nonostante un lieve miglioramento rispetto all'anno precedente, il calo dei decessi resta troppo lento per rispettare gli ambiziosi obiettivi europei: dimezzamento delle vittime entro il 2030 e azzeramento entro il 2050.

L'Italia dovrebbe ridurre il numero dei morti su strada del 10% ogni anno per centrare il target fissato al 2030, ma negli ultimi dieci anni il calo medio annuo è stato solo dello 0,5%. Uno scenario che sottolinea la necessità di un deciso salto di qualità nelle politiche di prevenzione, controllo e pianificazione urbana. Particolarmente a rischio sono gli utenti vulnerabili: nel 2024 ben il 70,5% delle vittime urbane apparteneva alle categorie di pedoni, ciclisti, ciclomotoristi e motociclisti. Sette su dieci tra i deceduti in città rientrano tra i più fragili della mobilità.

L'impatto non si esaurisce sul piano umano: il costo sociale degli incidenti stradali supera i 18 miliardi di euro annui, quasi l'1% del PIL. Di questa somma oltre 11 miliardi sono imputabili agli incidenti urbani, il 62% del totale nazionale.

Molteplici i fattori di rischio individuati: comportamenti di guida scorretti, eccesso di velocità, mancato rispetto della distanza di sicurezza, distrazione, così come criticità infrastrutturali e scarsa manutenzione. Si aggiunge la crescente complessità della mobilità urbana, dove coesistono automobili, mezzi pubblici, camion, biciclette, monopattini e altri veicoli di micromobilità.

Un dato preoccupante riguarda il parco auto italiano: l'età mediana delle vetture si attesta sui 13 anni, con una quota significativa di veicoli oltre i dieci anni e, in città come Napoli, quasi metà delle auto supera i vent'anni. Questo influisce negativamente sia sull'adozione delle tecnologie di sicurezza avanzata sia sulle emissioni inquinanti.

Le innovazioni tecnologiche possono rappresentare una risposta efficace: dai sistemi di assistenza alla guida ai dispositivi di frenata automatica con riconoscimento pedoni, passando per sensori anti-angolo cieco e sistemi intelligenti di regolazione della velocità. Tuttavia, lo studio sottolinea che la tecnologia da sola non basta.

Serve un approccio integrato: pianificazione coerente, infrastrutture più sicure, manutenzione costante, controlli efficaci, raccolta e analisi dati precise, rinnovo del parco veicolare ed educazione permanente alla sicurezza, unitamente a uno stretto coordinamento tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali.

Le esperienze europee esaminate suggeriscono che la riduzione dell'incidentalità urbana passa per strategie sistemiche: diminuzione del traffico privato motorizzato, rafforzamento dei trasporti pubblici, tutela della mobilità attiva (pedoni e ciclisti), moderazione della velocità, logistica urbana sostenibile e uso più intelligente dello spazio pubblico.

La mobilità urbana sicura, conclude lo studio, non può essere considerata un obiettivo settoriale, ma una componente essenziale della qualità di vita, della sostenibilità ambientale e dello sviluppo urbano. Per raggiungere i target europei sarà necessario mettere gli utenti più vulnerabili al centro delle future scelte di sicurezza stradale.

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