“Fear changes everything”, recita la tagline originale di The Mist. Ed è il senso di sopravvivenza ingenerato dal terrore l'asse portante di questa pellicola dichiaratamente horror, diretta da quel Frank Darabont tre volte candidato all'Oscar con film come Le ali della libertà o Il miglio verde. La cosa potrebbe sorprendere; invece se si dà un'occhiata al curriculum di Darabont si può notare il suo background fantahorror in qualità di sceneggiatore (e in realtà anche come regista: nel 1990 ha diretto per la televisione il misconosciuto e dimenticato Sepolto vivo), con piccoli classici degli anni Ottanta come Blob, La Mosca 2, Nightmare 3; se poi si aggiunge che The Mist è tratto da un racconto del 1980 di Stephen King, autore adattato già altre tre volte dal regista, allora ci si può ben aspettare un prodotto quantomeno solido e ben girato. Ma può bastare? Il plot è semplice: gli abitanti di un paese nel Maine sono obbligati a rintanarsi in un supermercato a causa di una coltre di nebbia che nasconde una terribile quanto ignota minaccia mortale. Se il passare del tempo chiarirà l'entità della minaccia (se pur ingigantendola), dall'altra la tensione e la lotta per sopravvivenza creeranno tensioni tra gli occupanti del piccolo supermercato. “Sono rimasto un po' deluso dal genere umano negli ultimi tempi, e si vede”. Frank Darabont, anche sceneggiatore con ovviamente il beneplacito di King, non è affatto morbido con i suoi personaggi. Il senso claustrofobico creato dall'unità di luogo è quasi sopraffatto dall'umore plumbeo in cui sono immersi i personaggi, con pochissime esclusioni. La violenza degli esseri che circondano il fortino è cruenta e sanguinaria, il terrore degli esseri umani è tutto interiore e psicologico, ma altrettanto concreto. E anche la speranza, come suggerisce il finale, può essere più tragica e beffarda che mai.
Le dinamiche tra i personaggi ben si inseriscono nel contesto smaccatamente orrorifico che Darabont è intenzionato a creare. Nessuna pretesa d'autorialità dunque, nonostante l'importante discorso di base, ma due ore serrate di tensione e colpi di scena ben orchestrati. La tenuta spettacolare è davvero solida, se si pensa che il film è stato girato in soli 37 giorni e vanta almeno 35 personaggi con battute. Il regista, di concerto con il direttore della fotografia Rohn Schmit, decide di adottare un taglio quasi documentario per raccontare questa terrorizzante odissea venata di fantascienza, per cui abbondano riprese a mano, aggiustamenti di camera, piccoli zoom a stringere sui primissimi piani, cambi di fuoco alternati tra primo piano e sfondo. C'è l'esperienza, c'è il mestiere, c'è un buon ritmo: cosa manca allora a questo The Mist?
Il cast è affiatato e tutto sommato persino Thomas Jane nel ruolo principale di David è un pizzico più espressivo del solito, ma la recitazione non riesce a creare quel coinvolgimento emotivo che invece la tensione della messa in scena riesce a creare. Unica, notevole eccezione, il premio Oscar Marcia Gay Harden nel ruolo della predicatrice paranoica. Il suo personaggio si eleva di diverse spanne sopra gli altri, è profondamente ambiguo e con l'incedere del film arriva quasi a trasformarsi fisicamente. La Harden riesce a creare un personaggio che con i minuti passa da antipatico e paranoide a terrificante e coinvolgente, in un trionfo appunto di ambiguità che forse rappresenta l'aspetto più profondo e inquietante del film.
L'altro quid che non permette alla pellicola di Darabont di elevarsi sopra la media è, con buona pace del regista, proprio il rapporto che intrattiene con il genere. “Nebbia” è un racconto scritto nel 1976 e pubblicato nel 1980 e, benché il cineasta di origine ungheresi ne avesse opzionato i diritti già da prima di girare Le ali della libertà, di anni ne sono passati, e lo spettatore a cui il prodotto è rivolto è molto più smaliziato. Nel frattempo ci sono stati film assolutamente fondamentali per il genere come Zombi di Romero, The Fog e La cosa di Carpenter (il secondo palesemente omaggiato nell'incipit, quando compare la locandina incorniciata nello studio dell'artista David), ma anche prodotti più recenti come Cloverfield, con il quale The Mist non può evitare il confronto. E anche dal punto di vista puramente 'kinghiano', sicuramente quello della comunità minacciata che finisce per implodere è un topos largamente sfruttato che ormai ha nutrito l'immaginario collettivo degli amanti dell'horror. Basti pensare alle versioni cinematografica di Cose preziose o alla miniserie La tempesta del secolo. In fin dei conti, Frank Darabont ha girato un film di genere cupo che non annoia ma non riesce ad eliminare dalla testa di chi lo vede la solita, fastidiosa domanda: dove l'ho già visto?
Titolo originale: The Mist, Usa 2007 Regia: Frank Darabont Soggetto e sceneggiatura: Frank Darabont dal racconto “Nebbia” di Stephen King Direttore della fotografia: Rohn Schmit Scenografia: Gregory Melton Montaggio: Hunter M. Via Musica: Mark Isham Costumi: Giovanna Ottobre Melton Effetti speciali e Make Up: Greg Nicotero, Howard Berger Supervisore effetti visivi: Everett Burrell (Cafe FX) Produzione esceutiva: Bob Weinstein, Harvey Weibstein, Richard Saperstein per Dimension Film Produzione: Frank Darabont, Liz Glotzer, Randi Richmond, Anna Garduno, Denise Huth per Darkwoods Productions durata: 126 minuti cast: Thomas Jane (David Drayton), Marcia Gay Harden (signora Carmody) Laurie Holden (Amanda Dumfries), Andre Braugher (Brent Norton), Toby Jones (Ollie Weeks), William Sadler (Jim), Jeffrey DeMunn (Dan Miller), Frances Sternaghen (Irene Reppler), Nathan Gamble (Billy Drayton), Alexa Davalos (Sally), Chris Owen (Norm), Sam Witwer (soldato Jessup), Robert C. Treveiler (Bud Brown), David Jensen (Myron), Melissa Suzan McBride (la donna con i bambini a casa).
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