All Human Rights for All al Festival Internazionale del Cinema di Roma

All Human Rights for All al Festival Internazionale del Cinema di Roma

Una Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco Della Musica gremita per l'anteprima del film corale “All Human Rights for All”, all'interno della sesta giornata...

Una Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco Della Musica gremita per l'anteprima del film corale “All Human Rights for All”, all'interno della sesta giornata del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Fatta la tara dei soliti disguidi organizzativi – considerato tra l'altro la totale gratuità dell'evento odierno – in realtà più che di un'anteprima si è trattato di un'anticipazione. Perché questo progetto è ancora un work in progress. La struttura è atipica, e ricalca fedelmente lo scopo umanitario del progetto: festeggiare i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – fu firmata infatti dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948. Il film in sostanza rappresenta ciascuno dei trenta articoli della Dichiarazione, attraverso un cortometraggio di 3-4 minuti, di genere fiction o anche semidocumentario. A dirigerlo, trenta registi italiani che hanno lavorato e stanno lavorando gratuitamente a questo progetto, così come tutto il resto della troupe. A coordinare, il regista Roberto Torelli dell'Associazione Rinascimento, che ha ideato il progetto a partire in collaborazione con la Fondazione Don Luigi Di Liegro e con la partecipazione delle Nazioni Unite. Qualche nome di registi e attori coinvolti nel progetto: Carlo Lizzani, Claudio Camarca, Tekla Taidelli, Antonello Grimaldi, Giovanni Veronesi, Ivano De Matteo, Vittorio De Seta, Domenico Calopresti, Fausto Paravidino; Anita Caprioli, Claudio Bigagli, Roberto Herlitzka, Valerio Mastandrea, Donatella Finocchiaro, Giorgio Colangeli, Primo Reggiani, Marco Giallini.

Dopo una lettura di Roberto Herlitzka e Donatella Finocchiaro volta a presentare e ribadire la missione di questo progetto (e dopo la proiezione dello splendido spot d'epoca restaurato “La scala d'oro” dei fratelli Pagot), sono stati proiettati dodici corti dei trenta effettivi. Ogni corto ha più che un titolo, il riferimento all'articolo che illustra per immagini e termina con la didascalia dell'articolo stesso. I corti presentati sono stati quelli Giorgio Treves (articolo 3, diritto alla vita), Claudio Camarca (articolo 4, nessuna schiavitù. Con Anita Caprioli) Emanuele Scaringi (articolo 5, nessuna tortura. Con Michele Riondino), Tekla Taidelli (articolo 7, siamo tutti uguali di fronte alla legge. Con Tekla Taidelli), Fiorella Infascelli (Articolo 9, nessuna detenzione ingiusta. Con Claudio Bigagli e Roberto Herlitzka), Ivano De Matteo (articolo 10, diritto al giudizio. Con Donatella Finocchiaro e Marco Giallini), Mohsen Melitti (articolo 14, diritto di asilo. Con Javier Maldonado), Antonello Grimaldi (articolo 21, diritto alla democrazia), Vittorio De Seta (articolo 23, diritto dei lavoratori), Saverio Di Biagio (articolo 24, diritto di giocare. Con Marco Giallini, Giorgio Colangeli, Primo Reggiani, Valerio Mastandrea), Pasquale Scimeca (articolo 26, diritto all'istruzione), Giovanni Veronesi (articolo 16, diritto di matrimonio e famiglia. Con Rocco Papaleo).

La presentazione del film completo avverrà al Teatro Argentina di Roma il 1 dicembre. Parlare di un progetto simile è un compito spesso arduo per il recensore. Un film del genere – tralasciando l'incompletezza obbligata – sicuramente ha un valore intrinseco che supera la correttezza dei canoni cinematografici o soltanto la capacità empatica o di intrattenimento. Per cui fa niente se il corto di Treves risulta tutto sommato banale o se quelli di Infascelli e Scaringi rasentano il didascalismo; così come, sull'altro piatto della bilancia, la profondità dell'episodio di De Seta, l'humour surreale di quello di De Matteo o il monologo comico del corto di Veronesi possono arricchire il film, ma sono un piccolo valore aggiunto ad un'opera che farà sicuramente parlare di sé anche senza la sua visione.

In conclusione, non c'è stata la prevista conferenza stampa, a causa dei già citati inconvenienti organizzativi (particolarmente limitanti per tutta la manifestazione, a dire il vero), solo uno scambio velocissimo di battute da parte di Torelli e alcuni registi. I quali, in maniera tanto cortese quanto imprevista, non si sono risparmiati un paio di rasoiate politiche – sulla schedatura dei rom, sull'istruzione, persino sul caso Saviano, che qualcuno ha valutato “meno grave del previsto”. Ma facendosi un giro al cinema oggi, e vieppiù al Festival Internazionale del film di Roma, si capisce che sono rasoiate sacrosante, legittime, coraggiose. Di quel coraggio che manca alla cinematografia italiana d'oggi e che, si spera, con “All Human Rights for All”, si possa cominciare a ritrovare.

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