Una coppia di sorelle ancora bambine, figlie di un uomo con ritardi mentali, sono pronte ad essere vendute sul mercato nero ad uno statunitense per fini diversi dall’amore paterno: arriva oggi al Giffoni Film Festival “Barbie” (Corea del Sud, 2011), una pellicola la cui storia è un affondo soffocante nello stomaco che alterna momenti di opprimente tensione a scene di normale quotidianità di estrema dolcezza. La proiezione del film, diretto dal Coreano Lee Sang-woo, è riservata ai giurati della sezione “Generator +18”, per i ragazzi che hanno più di 18 anni.
“Barbie” racconta la vita della piccola Soon-young, tredicenne coreana che si occupa da sola della casa e della famiglia: suo padre ha dei disturbi mentali, mentre la sorella è sempre malata. Nella loro vita entra un medico americano, in viaggio in Corea con sua figlia Barbie, più o meno della stessa età di Soon-young.
Tra le due bambine si crea un legame molto forte, mentre gli adulti contrattano per uno scambio: Soon-yeong sarà data in affidamento alla famiglia dell'uomo in cambio di soldi, perché possa vivere una vita felice. Quella che sembra una semplice adozione illegale ha però dei contorni molto più drammatici perché Steve, in realtà vuole usare Soon-young per un trapianto di cuore, al fine di salvare la sua vera figlia, affetta da una grave malattia cardiaca. Ignara della verità, la sorella più piccola di Soon, innamorata dell’America, cerca di prendere il suo posto.
Film indipendente a basso costo, “Barbie”, mostra la lotta impari tra quella che dovrebbe essere la spensieratezza dell’infanzia ed un mondo di adulti in cui si è disposti a tutto pur di alleviare il proprio dolore, anche a discapito di altri.
La pellicola vede tra le protagoniste la baby attrice Kim Sae-ron, già vincitrice del “Best New Actress Award” all’ottava edizione del Korean Film Awards per il suo ruolo in “The Man From Nowhere” (2010) che, dopo l'intenso “A Brand New Life” (2009) e proprio il duro “The Man from Nowhere” (2010), conferma una rara intensità della recitazione istintiva, con una predilezione per ruoli difficili, come visto anche in “I Am a Dad”(2010).
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!