Intervista ai registi di "Gente d'Alpe"

Intervista ai registi di "Gente d'Alpe"

GENTE D’ALPE diretto da Giovanna Poldi Allai, Filippo Lilloni e Sandro Nardi, in concorso alla seconda edizione di ViaEmiliaDocFest (www. viaemiliadocfest.

GENTE D’ALPE diretto da Giovanna Poldi Allai, Filippo Lilloni e Sandro Nardi, in concorso alla seconda edizione di ViaEmiliaDocFest (www.viaemiliadocfest.tv), documenta la vita di alcuni abitanti dell’Appennino Tosco-Emiliano. Tutto si svolge sull’Alpe di Succiso, crocevia di vite e destini umani attraverso i secoli. La vita in montagna è dura e dolce: giorno per giorno le difficoltà sono ricompensate dalle soddisfazioni dell’allevare bambini e animali. Al dolore del distacco corrisponde la certezza del ritorno. Uno stile di vita nel rispetto delle leggi naturali, senza filtri ideologici. Il mondo del web, la multimedialità e le nuove tecnologie influiscono sul vostro modo di creare film? E se sì, come? “Usiamo telecamere HD, computer per montare, facebook e tutto quello che c’è di economico e leggero. Certamente le nuove tecnologie influiscono massicciamente, per il semplice fatto che esistono, che ci viviamo immersi dentro. Occupandoci di immagini in movimento siamo comunque obbligati a confrontarci seriamente con la trasformazione dell’immagine indotta dalla tecnologia in termini di valore, statuto, funzione, forma, tecnica. Cerchiamo di creare immagini utilizzando le tecnologie accessibili ma che non siano troppo effimere, troppo determinate dalla tecnologia, troppo usa e getta. Ci vorrebbe la pellicola per renderle un po’ più corporee, meno evanescenti, più durature”.

Credete che il web possa essere decisivo nella diffusione del cinema documentario? “Probabilmente in quel mare infinito di immagini ci sta anche il cinema documentario, insieme a tutto il resto”. Perché avete scelto di raccontare questa storia attraverso il documentario? “Più che una storia Gente d’Alpe è un insieme di ritratti di persone vere, persone che ci piacciono, ci hanno affascinati nella loro realtà. Il documentario è molto adatto a fare il resoconto di una scoperta. L’Alpe c’era già, c’è sempre stata. Per noi è stata una scoperta che ha delle facce ben precise : Giovanni, la Michela e Michele, Mauro Rossi, Agostino, le pecore massesi che sembrano degli arieti antichi, i cani bianchi maremmani…La bellezza è tutta nell’ intensità di queste facce vere”.

Tre cose per invogliare il pubblico a guardare il vostro doc e votarlo. “Ci sono gli animali, le montagne e, tra gli altri esseri umani, c’è anche Giovanni Lindo Ferretti!”.

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