Italians, il film di Giovanni Veronesi, candidato al Nastro d'Argento Speciale 2009 come "Miglior Commedia". Giovanni Veronesi ci parla del film - A me non piaceva molto viaggiare, insomma non ero convinto che fosse strettamente necessario conoscere altri popoli viaggiando come Marco Polo in giro per il mondo. Sì, riconoscevo il fascino dell’avventura, della scoperta, dell’esperienza che viaggiare ti può portare, ma volete mettere stare su un comodo divano a leggere, a studiare, a guardare la tv e viaggiare con la fantasia? Come diceva Gaber, “a volte è bellissimo perdere le cose invece di viverle”. Tutto questo per dire che ora non la penso più così, non la penso più come Gaber. Ora penso il contrario, voglio solo viaggiare perché dopo l’esperienza di questo film ho capito che viaggiare non significa conoscere, ma “fatica” di conoscere. Per ITALIANS ho viaggiato quasi un anno e ho amato e odiato i popoli con cui ho lavorato via via che giravo pezzi del film. La lavorazione è stata lunga e tortuosa: prima la fatica del deserto marocchino, poi l’impossibilità di girare a Dubai, dopodiché le difficoltà logistiche di San Pietroburgo e infine il caldo torrido del Qatar. Viaggiare è fatica, fatica di dover conoscere altra gente, altre mentalità, fatica di comunicare, di entrare nella testa di popoli che magari ti snobbano o ti credono inferiore. Fatica! E a me da sempre piace faticare. Mi rende felice, soddisfatto, mi dà la forza di andare avanti. Ma nonostante la fatica, in questo film ho curato i particolari come non avevo mai fatto. Intendo dire, ad esempio, i continui movimenti di macchina che, anche se impercettibili, rendono sempre l’immagine in divenire, come fosse un viaggio, un percorso anche quello. E la scenografia, gli sfondi, gli ambienti sono stati accuratamente e manicanialmente ricercati. Nei titoli vedrete i nomi di tre scenografi, di tre fonici, di due organizzatori generali, insomma un lavoro realmente articolato e faticoso. Però ho scoperto il gusto del “viaggio”, dell’essere straniero e considerato tale, di portare con me quella dose di italianità che mi rende unico nel mazzo di altri stranieri, perché l’italiano lo è. Il titolo ITALIANS è una gentile concessione di Beppe Severgnini e del corriere della sera che hanno una rubrica da tanti anni sul giornale con lo stesso titolo. In fondo poi questo è il nome con cui veniamo identificati dagli altri. gli ITALIANS sono una categoria ormai riconosciuta, sono come un popolo a sè. L'idea di ITALIANS è nata in una delle tante cene tra me e Aurelio De Laurentiis. Quando lui mi disse che gli sarebbe piaciuto fare un film sugli italiani famosi all'estero e io gli risposi che a me sarebbe piaciuto fare un film sugli italiani all'estero e basta, anzi meno famosi erano e meglio era. sicuramente sarebbero stati più simpatici e riconoscibili per il pubblico. Lui ci pensò un po' e alla fine della cena disse: “Hai ragione tu, niente famosi!”. La prima storia nei paesi arabi l'abbiamo scritta con l'aiuto di un nostro amico giornalista, per tanto tempo inviato tv in quei luoghi, Franco di Mare, che ringrazio ancora. Ci siamo documentati molto, addirittura attraverso un agente dell'Interpool, per non sbagliare nulla sui traffici di macchine rubate che finiscono in quelle zone. ho parlato molto con gli attori per definire i personaggi e poi con Chiti e Agnello i miei fidi sceneggiatori abbiamo scritto il testo. Con la storia di Carlo Verdone invece è andata diversamente. Io e Carlo eravamo in viaggio verso Sorrento, per le Giornate Professionali di Cinema) e ci siamo inventati la traccia del soggetto e il suo personaggio e una volta fatto questo con gli sceneggiatori mi sono messo a scrivere. Carlo essendo autore a sua volta controlla sempre ciò che accade e una volta ogni tanto andavo da lui per leggere insieme le pagine di sceneggiatura. Alla fine dopo cinque mesi di scrittura abbiamo consegnato l'intera sceneggiatura. Da lì è cominciato il travaglio. Ora siamo al parto ma se ripenso a quanti momenti difficili ci sono stati... Sono doverosi i ringraziamenti a tutti i miei collaboratori, audaci e testardi come me, i produttori Aurelio e Luigi che credono in me più di me stesso, a Maurizio Amati che più c’è da lottare e più lotta, a Tani Canevari, un vero scudiero e a tutti gli altri che in qualche modo hanno “viaggiato” con me. Ma concedetemi un ringraziamento speciale a Valeria, la mia Valeria, che mi ha regalato forse il più bel momento del film con il suo sguardo accecante. E’ stata una grande favola questo film ed è per questo che chiude come chiuderebbe una fiaba dolce e antica… “C’era una volta un’Italia fatta di pezza stesa su un prato verde e tanti bambini piccini seduti intorno a lei…”.
Italians candidato a Miglior Commedia al Nastro d'Argento Speciale 2009
Italians, il film di Giovanni Veronesi, candidato al Nastro d'Argento Speciale 2009 come "Miglior Commedia". Giovanni Veronesi ci parla del film - A me...
Discussione 1
Poi paragonare l'Italia con Dubai o San Pietroburgo non ha molto senso. Sarebbe stato più intelligente paragonare l'Italia con un altro paese europeo, insoma tra la stessa cultura occidentale almeno.
Perché il fatto che le donne possano avere un ruolo attivo nella sociètà di oggi non mi sembra particolarmente italiano.