Eroi, avventurieri, uomini intrepidi e pronti ad accogliere ogni sfida: da sempre questi personaggi popolano l’immaginario collettivo. D’invenzione o realmente esistiti, questi uomini, grazie alle loro imprese, sono diventati miti intramontabili e hanno ispirato le fantasie di letterati, registi e sviluppatori di videogame. Come i miti di Achille e Ulisse hanno ispirato i poemi epici che hanno fondato la cultura occidentale, Iliade e Odissea, così le gesta di Lawrence d’Arabia hanno dapprima ispirato il personaggio cinematografico e oggi le imprese di Nathan Drake, nel terzo attesissimo capitolo di una delle saghe di maggior successo per PlayStation 3: Uncharted 3: Drake’s Deception. Sarà per quel suo turbante bianco che cela il capello biondo e svela misteriosamente l’occhio celeste, per il suo aplombe così british, a metà tra l’algido e il nobile, ma Lawrence d’Arabia (1962), diretto da David Lean e interpretato da Peter O’Toole, è una pietra miliare nel cinema d’avventura. Thomas Edward Lawrence era un ufficiale dell’esercito inglese distaccato in Egitto, al quale venne affidato il compito di coordinare le truppe arabe che, a partire dal 1916, si allearono con Francia ed Inghilterra contro l’Impero Ottomano, dietro la promessa di vedere riconosciuta l’indipendenza dell’Arabia al termine del conflitto. Nel corso della guerra, Lawrence si distinse per le azioni militari condotte al fianco di ‘Abd Allāh e Faysal, figli dello Sceicco della Mecca, che contribuirono alla vittoria nei confronti degli Imperi Centrali.
Dopo il conflitto, tuttavia, vennero svelati gli accordi segreti che Gran Bretagna e Francia avevano sottoscritto per spartirsi la penisola araba: deluso dalla falsa promessa fatta agli arabi, Lawrence si dimise da consigliere politico per gli Affari Arabi, rifiutando anche la carica di viceré delle Indie e la prestigiosa Victoria Cross, la più alta onorificenza militare britannica, lasciandola clamorosamente nelle mani di re Giorgio V che stava per consegnargliela. Lawrence si ritirò così a vita privata nel Dorset, dove scrisse le sue memorie – che confluirono nel libro I sette pilastri della saggezza – e dove rimase fino al misterioso incidente in motocicletta che gli procurò la morte nel 1935.
È noto che il film, vincitore di sette premi Oscar, è una delle pellicole preferite da Steven Spielberg, che alla fine degli anni Ottanta si impegnò attivamente per completarne il restauro. Da Lawrence a Indiana Jones, che ha il volto dall’indimenticabile Harrison Ford, il passo è breve: il personaggio dell’archeologo avventuriero ideato da George Lucas rivela infatti non pochi tratti in comune con Lawrence.
Al di là delle ambientazioni, che in tutti i film della saga rivelano richiami alla pellicola di Lean, ne Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) è presente un diretto omaggio a Lawrence: la pistola utilizzata da Indy non è infatti la Smith & Wesson dei precedenti film, ma un revolver MKVI, lo stesso utilizzato da Lawrence durante la guerra nel deserto. Ancora più esplicito, infine, il richiamo presente nella serie tv Il giovane Indiana Jones – prodotta dopo i primi tre film della tetralogia – dove il protagonista della rivolta araba viene rappresentato come un vecchio amico di Indiana.
L’archeologo ideato dalla premiata ditta Lucas&Spielberg è poi stato a sua volta fonte di ispirazione per numerosi personaggi a cavallo fra l’intellettuale e l’avventuriero che hanno affollato il cinema negli anni successivi: dal Jack Colton interpretato da Michael Douglas in All’inseguimento della pietra verde (1984) prima e ne Il gioiello del Nilo (1985) poi, fino al criptologo Benjamin Gates (Nicholas Cage), protagonista de Il mistero dei templari (2004) e Il mistero delle pagine perdute (2007).
Il cortocircuito fra realtà, cinema e videogiochi prosegue ora con Uncharted 3: L’inganno di Drake™. Proprio sulle orme di Lawrence d’Arabia, Nathan è alle prese con una rischiosa spedizione nel cuore del deserto arabo, alla ricerca di una mitica Atlantide del Deserto. Lotta alla sopravvivenza, sfide ai limiti fisici, azioni impavide, scontri, imprevisti, ma non solo: la vera sfida sarà affrontare le proprie paure più recondite e segrete e certi fantasmi del passato che ritornano.
In Uncharted 3: L’inganno di Drake™, la commistione tra cinema e videogame non si limita a temi e personaggi, ma si traduce anche nelle modalità di realizzazione: fattezze, espressioni e movimenti dei personaggi sono stati ricreati attraverso la tecnica del motion capture. Gli attori reali coinvolti nelle riprese sono stati coperti da marcatori e il movimento del corpo, così come le espressioni facciali (inclusi gli occhi, le pupille e l’animazione labiale), sono stati “catturati” da una serie di telecamere che ne hanno registrato i dati emessi sotto forma luminosa.
Questi sono stati poi elaborati in tempo reale da un software in grado di creare uno scheletro digitale dalle informazioni ricevute per studiarne il movimento relativo e applicarli ai personaggi virtuali del gioco, rendendoli così estremamente realistici. Uncharted 3: L’inganno di Drake™: il mistero è nascosto nella sabbia, ma soprattutto dentro sé stessi.
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