Opel, 50 anni fa partiva il programma Opel Rally in Italia

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Dopo essere stato per molti anni sinonimo di una comoda, solida vettura da famiglia destinata a lunghe percorrenze chilometriche, all’inizio degli Anni Sessanta il marchio Opel torna nelle competizioni. Non è passato neanche un anno dalla presentazione al pubblico della Kadett-A quando Hans Beck e Lutz Kemper al volante della nuova Opel portarono a termine, primi di classe e sesti assoluti, l’edizione 1963 del Tour de Europe. Per la Kadett era il primo di una lunga serie di successi.

Sull’onda di questi risultati, esattamente cinquanta anni fa, nel 1969, alcuni intraprendenti concessionari cominciano a dedicarsi alle competizioni. La Kadett-B Rallye si era rivelata infatti l’auto ideale per tanti piloti privati, per lo più rallisti, che dovevano fare i conti con i costi sempre elevati delle competizioni automobilistiche. Alle tradizionali doti di robustezza e semplicità di manutenzione delle automobili Opel, la seconda generazione della Kadett associava infatti un’indiscutibile competitività agonistica. Questo fatto portò molti preparatori a cimentarsi con crescente impegno nell’elaborazione di Kadett per il gruppo 1 e il gruppo 2. Ricordiamo fra i tanti gli italiani i fratelli Gino e Silvio Carenini e Virgilio Conrero con quest’ultimo destinato di lì a breve a legare il suo nome a quello dell’attività sportiva di Opel in Italia.

Nel 1970 parte il programma clienti sportivi

Il programma sportivo divenne più consistente nel 1970 quando l’importatore diede il via a una politica che prevedeva facilitazioni sull’acquisto delle vetture e dei ricambi, nonché premi in denaro a fine stagione. E fu proprio nel 1970 che la Kadett ottenne a Pordenone la sua prima affermazione nei rally italiani. Nel giro di due anni le Opel si guadagnarono una notevole fama sportiva e gli allora responsabili delle competizioni in Italia decisero di puntare sui rally che per la loro conformazione ritenevano mettessero a dura prova tutti gli organi meccanici, esaltando le doti tipiche di Opel: la robustezza e l’affidabilità. I rally erano sempre più seguiti dal pubblico e dalla stampa e contribuirono ad attribuire al marchio un’immagine più dinamica, sottraendolo all’idea di produttore di auto da famiglia.

L’indirizzo scelto si dimostrò giusto e le vittorie furono sempre più numerose. Nel 1972 la Opel Kadett-B Rallye 1900 preparata da Conrero e guidata da Salvatore Brai-“Rudy” vinse il gruppo 1, riservato a vetture praticamente di serie, nel Campionato Italiano Rally Nazionali.

L’Ascona 1.9 SR

La Kadett-B passa il testimone alla nuova Ascona 1.9 SR che ne riprende meccanica ed esperienze puntando ancora più in alto. Brai e “Rudy” con la vettura preparata da Conrero vincono il titolo di Gruppo 1 nel Campionato Italiano Rally Internazionali, dove si mettono in luce anche Francesco “Chicco” Svizzero e Roberto “Bobo” Cambiaghi e ancora Antonio Bellosta con la versione Gruppo 2.

Il trend tricolore dell’Ascona A prosegue nel 1974. Il secondo titolo tricolore Gruppo 1 arriva per merito di Angelo Presotto e Maurizio Perissinot, che si impongono anche a livello internazionale vincendo anche il Gruppo 1 nella Mitropa Cup.

Gli anni della Kadett-C GT/E

Un ulteriore passo avanti fu compiuto con l’impiego della Kadett-C GT/E,  equipaggiata con lo stesso monoalbero a iniezione elettronica della Manta 1900 e dotata di una carrozzeria basata sul corpo vettura della Kadett-C Coupé, ma con parafanghi allargati simili a quelli dell’Ascona da rally, che si impose in Italia in Gruppo 2, vetture turismo preparate, con Federico Ormezzano-“Rudy” e in Gruppo 1 con Angelo Presotto-Maurizio Perissinot a conferma di un’effettiva competitività nella sua categoria, ribadita tra l’altro dal successo in Gruppo 1 di Bellosta-Bondesan nel Campionato Rally Nazionali.

La stagione italiana 1977 fu dominata dalle Kadett preparate da Conrero trionfatrici con “Lucky”-Braito in gruppo 1, con Ormezzano in gruppo 2, con Ballestrieri-“Rudy” in Gruppo 4 e con Fabrizia Pons nel femminile. Altre vittorie in Gruppo 1 vennero da Angelo Presotto nella Mitropa Cup, da Dus-Dorato nel CNR, da Ippolita Rabusin nel CNR-Femminile.

Accanto alle Kadett-C GT/E Gruppo 1, che ormai disponevano di 140 CV (103 kW), e alle Gruppo 2 con motori da 190 CV (140 kW), merita di essere ricordata la versione Gruppo 4 sviluppata da Conrero. Il motore, la cui cilindrata era stata portata a 1.980 cc, era stato dotato di iniezione indiretta Kugelfischer e sviluppava 225 CV (166 kW), cambio a 5 marce a innesti frontali, differenziale autobloccante, freni a disco autoventilanti sulle quattro ruote. La vettura, il cui peso era stato contenuto in 890 kg, si rivelava molto maneggevole sui tratti misti e misto-veloci, anche se il ponte posteriore rigido limitava spesso la possibilità di scaricare a terra tutta la potenza, specialmente all’uscita dei tornanti.

Alla ricerca di una maggiore competitività in senso assoluto a partire dal 1978 fu progressivamente introdotta la versione GT/E2 con motore 2 litri. In Italia, la Kadett ribadì la sua supremazia in Gruppo 1 vincendo nel 1978 la Coppa CSAI con Dario Cerrato-Lucio Guizzardi, il titolo femminile assoluto con Fabrizia Pons, il CNR con Amedeo Gerbino-Luca Pazielli, il CNR Femminile con Antonella Cusinati e la Coppa FISA (classe 2.000 cc) con Pierluigi Grassetto.

Cerrato-Guizzardi “bissarono” la vittoria l’anno successivo in gruppo 2 con una GT/E preparata da Conrero dotata di un motore ad iniezione Kugelfischer da 215 CV (158 kW). Nel 1979 la GT/E colse altri successi a livello nazionale con “Faber” nel CNR (Gruppo 1) e con Furlan nella Coppa FISA (2000 cc). Queste erano però le ultime affermazioni di rilievo della Kadett-C, destinata nei programmi della Opel a cedere nuovamente il passo alla più potente Ascona.

Progressivamente abbandonata dalle grandi scuderie, la Kadett-C GT/E continuò a essere utilizzata a lungo con soddisfazione da molti concorrenti privati. A loro si deve se, all’inizio degli Anni ’80, il nome Kadett rimase ancora ben vivo sulla scena dei rally. I buoni risultati ottenuti dalla Kadett-D 1.3 SR preparata da Carenini per l’equipaggio femminile Micky Martinelli-Patrizia Zanetti rivestono infatti un significato puramente episodico.

1981: campioni d’Italia con “Tony”-“Rudy” e la Ascona 400

L’epopea Opel nei rally italiani culminò nel 1981 con la vittoria – prima e per molti anni unica di una Casa estera in Italia – della Ascona 400 preparata da Conrero per l’equipaggio “Tony”-“Rudy” nel Campionato Italiano Rally. Con la stessa vettura,  dotata di un 4 cilindri di 2,4 litri da 240 CV (180 kW) sviluppato dalla Cosworth abbinando una testata a 16 valvole con il monoblocco della Opel Rekord Diesel, l’equipaggio italiano vinse l’anno seguente il campionato europeo della specialità.

La naturale evoluzione dell’Ascona 400 fu l’Opel Manta 400 omologata nella nuova definizione di Gruppo B. A questa vettura, preparata da Virgilio Conrero, è legata l’ultima vittoria assoluta di Opel e di “Penna Bianca” nel Campionato italiano al Rally della Lana 1985 con Cerrato-Cerri.

Nel 1986 debuttò la Kadett-E GSi 1.8 presto affiancata da una versione con motore bialbero a 16 valvole da 220 CV (162 kW), preparata in Gruppo A per i due nuovi piloti della squadra dei concessionari Stefano Milanesi e Fabrizio Fabbri, mentre una Manta GTE privata preparata da Silvio Terrosi fece suo il titolo Promotion riservato ai piloti non prioritari con Marco Tulini.

A questo punto l’interesse dell’importatore italiano per i rally si indirizzò in altre direzioni come la creazione della Scuola Rally affidata a Rudy Dal Pozzo e all’organizzazione dei trofei monomarca, come quello riservato alla Opel Corsa che all’inizio di quegli anni fece la sua apparizione sul mercato.

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