Quel che resta di mio marito di Rowley

Tre amiche, una vecchia Cadillac decappottabile e una missione molto speciale: è l’inizio di una commedia on the road tutta al femminile, affidata a un...

Tre amiche, una vecchia Cadillac decappottabile e una missione molto speciale: è l’inizio di una commedia on the road tutta al femminile, affidata a un cast d’eccezione che vede insieme per la prima volta tre delle più grandi attrici del cinema americano, il due volte premio Oscar Jessica Lange, il premio Oscar Kathy Bates e la candidata all’Oscar Joan Allen. Tra risate, confidenze, litigi e incontri avventurosi, la lunga corsa delle protagoniste verso la California diventa un viaggio alla scoperta di una nuova vita e di una libertà che sembravano aver dimenticato. Arvilla Holden (Jessica Lange) ha appena perso suo marito, Joe, dopo vent’anni di matrimonio e di intesa perfetta. Quando l’odiosa figliastra Francine reclama le ceneri del padre (che Arvilla ha promesso di spargere al vento), minacciando altrimenti di toglierle la casa, la donna accetta di mettersi in viaggio per la California, portandosi dietro l’urna di Joe. A bordo di una Cadillac Bonneville rossa fiammante le fanno compagnia le sue migliori amiche, Margene e Carol (Kathy Bates e Joan Allen), che decidono di non lasciarla sola in questa avventura.

Se per Carol, la più timida, si tratta di una delle rare occasioni di separarsi dal marito e dai figli, Margene è ancora single e sprizza entusiasmo e ironia: così, mentre le tre donne attraversano i grandi spazi aperti dell’America, quello che sembrava dover essere un viaggio malinconico diventa l’occasione per tornare ad assaporare la libertà di un tempo e le gioie dell’amicizia. A rendere il tragitto ancora più ricco di sorprese sono gli incontri con il giovane autostoppista Bo (Victor Rasuk), e con il prestante Emmett (Tom Skerritt), camionista e gentiluomo che si lancia nel corteggiamento di Margene, con esiti imprevedibili.

Tra piacevoli deviazioni, incidenti di percorso e una puntata a Las Vegas in cui anche Carol si lascia andare all’euforia del momento, la missione è finalmente compiuta e Arvilla consegna le ceneri di Joe in tempo per il funerale. Se non fosse che una nuova sorpresa attende tutti proprio durante la cerimonia…

Quel che resta di mio marito è un film che, in apparenza, può sembrare stonato nel listino della Teodora Film. Quello di “mio marito” è stato un caso buffo: a Cannes, una mattina, ci siamo presi una vacanza di due ore dai film di nicchia per andare a vedere la nostra attrice preferita, Jessica Lange.

Jessica rappresenta la crema del cinema statunitense – è un’attrice che ormai si vede poco e sceglie anche lei dei film spigolosi. Non si è mai ‘venduta’ o ‘svenduta’ al cinema facile come le sue coetanee, da Meryl Streep a Diane Keaton. E in effetti anche questa volta non ci siamo sentiti traditi. Quel che resta di mio marito è solo in apparenza una commedia leggera come potrebbero essere Perché lo dice mamma, Quel mostro di suocera, Il diavolo veste Prada – citiamo non a caso questi titoli che sono rappresentativi del cinema americano di oggi: film matrimonialisti in cui si celebrano i valori più conservatori, in cui trionfano il sentimentalismo facile e la reazione perbenista dell’era Bush. Il percorso morale di Arvilla (Jessica Lange), la protagonista di Quel che resta di mio marito ci ricorda molto quello di certo free cinema degli anni settanta, per osare un paragone azzardato quello di Jack Nicholson in Cinque pezzi facili o L’ultima corvèe. Arvilla è un’ultracinquantenne che si trova di fronte a una scelta: perdere la casa o perdere un ideale. Contro ogni buon senso decide di perdere la casa, di rimanere senza tetto, pur di non scendere a compromesso con una realtà per lei scomoda. È un road movie dalla struttura libera in cui gli autori non si spaventano a mettere in scena tre donne di mezza età (personaggi fuorilegge secondo tutte le regole commerciali in America) o a parlare di argomenti che sarebbero all’ordine del giorno, ma vengono ormai relegati al cinema di nicchia: morte, solitudine o sesso occasionale. Non c’è possibilità di equivoco: benché (e per fortuna) in chiave di commedia, tutto il film è pervaso da un’ideologia controcorrente, dove trionfa, valore assoluto, la libertà.

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