RECENSIONE (Ps4, Xbox One) – PES 2016, il Calcio secondo Konami

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Anche quest’anno riparte la battaglia per la conquista del trono della simulazione di calcio per eccellenza. Konami gioca d’anticipo, uscendo una settimana prima dello storico concorrente targato EA Sports. Con quali risultati? Scopriamolo insieme!

Potremmo iniziare con la solita introduzione, raccontando di come il calcistico di Konami si sia prima fatto amare allo sfinimento, dal lontano 1997, quando ancora si chiamava International Superstar Soccer Professional (ISS Pro, per gli amici), per poi far disaffezionare i suoi giocatori e farli volare via verso altri lidi… Ma no, facciamo qualcosa di alternativo, e veniamo al dunque: dall’anno scorso Konami ha invertito la marcia, in modo deciso, spiazzando in parte chi ormai aveva “tradito” la serie: scegliere oggi tra PES e Fifa non è tanto una questione di campo, quanto di contorno. Perché ora, a calcio, sanno giocare entrambi, ma è tutto quello che ruota attorno, tutto quello che c’è prima del campo, a far prendere una decisione su quale dei due giochi investire i propri sudati risparmi.

Partiamo dalle note dolenti, così ci togliamo subito il dente e, a poco a poco, ritorna il sorriso; il problema delle licenze c’è ancora. Ecco, detto, quindi rassegnatevi. Quantomeno Konami ha restituito ai giocatori un ottimo Editor e la possibilità di caricare (solo su PlayStation 4) loghi e magliette originali, e tanti cari saluti al “Sansagiulo”. Ecco, a proposito del problema delle licenze, giacché siamo in argomento, mi chiedo da anni per quale motivo al mondo Konami, non riuscendo ad acquisire le licenze, debba pure complicare la vita ai suoi fans, proponendo nomi assurdi. Nel 1997 scorrevi la formazione dell’Italia e trovavi “Riggio”. Non c’era neanche bisogno di pensarci, sapevi che era il “Divin Codino”, e ti accontentavi. Temo che questo quesito sia destinato a rimanere tale, quindi procediamo, non prima di segnalarvi che ad oggi (22 Settembre), le rose risultano ancora non aggiornate: Konami, datti una mossa!

PES 2016 ci accoglie con un menù in tutto e per tutto identico a quello della scorsa edizione, offrendo, oltre alle classiche amichevoli, tutta una serie di competizioni ufficiali, quali la Champions League, l’Europa League e via discorrendo. La modalità regina delle serie, la Master League, è stata invece totalmente rinnovata nell’aspetto, ma non nelle meccaniche. Partecipare ad un match di Champions, durante una stagione, con tanto di inno ufficiale e stadio addobbato a tema per l’occasione, è un’emozione davvero forte. A rovinare, in parte, l’atmosfera, c’è sempre il problema delle licenze, quindi un intero pomeriggio passato nell’Editor è caldamente consigliato, per godersi al meglio l’esperienza. La gestione del calciomercato, all’interno della Master League, si attesta su buoni livelli, ma se siete alla ricerca di un “Football Manager”, allora avete sbagliato totalmente strada. Il costo dei giocatori non rispecchia la realtà in modo convincente, così come, ad esempio, l’esito di alcune trattative sarà poco credibile: potreste portarvi a casa il nuovo Messi di turno, con estrema semplicità, ma potreste avere difficoltà ad ingaggiare un Bonera qualsiasi. Il menù totalmente rinnovato fa godere meglio, però, l’intera esperienza, con tanti piccoli filmati, piazzati al momento giusto, che innalzano l’asticella del coinvolgimento, con il risultato di una Modalità sicuramente più “calda” e “viva” di quanto offerto dalla concorrenza. Per quanto concerne la Modalità My Club, la risposta di Konami all’Ultimate Team di EA Sports, poco da dire: tutto è rimasto pressoché invariato, così come l’impossibilità di creare una rosa a proprio piacimento, perché i giocatori vengono ancora una volta vinti, in maniera totalmente casuale, tramite il sistema delle “sfere” che girano. Ehm, appunto.

Sotto il profilo della gestione della squadra, tra tattiche, formazioni ed ordini da impartire singolarmente, c’è da perderci la testa. Konami deve averlo capito, e ha finalmente realizzato un pratico tutorial, soprattutto per quanto concerne la possibilità di creare tre tattiche differenti, da poter utilizzare durante la stessa partita. Resta ancora l’incomprensibile limite di appena 3 formazioni da poter salvare (i tempi delle Memory Card son finiti, ormai abbiamo degli interi Hard Disk a disposizione, dai Konami!), mentre segnaliamo un netto miglioramento nella rapidità e funzionalità dei menù pre-partita.

Ci siamo, facciamo un bel respiro, saliamo quei gradini e… siamo in campo. La bellezza degli stadi, modellati poligono per poligono, ci avvolge, facendoci sentire davvero partecipi di un match che sta per iniziare. Le squadre entrano in campo, e subito salta all’occhio il lavoro di Konami per quanto concerne i volti dei giocatori: quelli fatti bene, non sono semplicemente belli, sono di un fotorealismo disarmante, del tipo che quando si entra in modalità replay e ci si ritrova il volto di Menez a tutto schermo, ci si sente quasi osservati, quasi in imbarazzo. Restano, come ovvio, anche dei volti realizzati in maniera non ottimale, ma in linea di massima tutti i calciatori più famosi hanno una loro magnifica controparte virtuale in questo PES 2016.

Battiamo il calcio d’inizio e ci accorgiamo subito della potenza del Player ID, quella particolare capacità del Fox Engine di ricreare animazioni ad-hoc per i calciatori più importanti: riconoscere Robben e distinguerlo da un Balotelli, non è semplice questione cromatica, è un’operazione naturale, logica, che nasce dall’osservare le movenze tipiche dell’uno e dell’altro, che si fondono sul campo di gioco con una naturalezza impressionante. A fondersi sono anche le animazioni, sempre più convincenti, sempre più numerose. Konami asserisce di aver addirittura triplicato il numero delle movenze: non sappiamo quantificarle, quel che è certo è che ormai impossibile affermare che PES non è bello da vedere in movimento quanto Fifa perché ormai, da questo punto di vista, non vi è più alcuna differenza. Tutta questa magnificenza grafica risulterebbe del tutto inutile se non fosse sostenuta da un gameplay di altissimo livello, cosa che, fortunatamente, la Software House nipponica riesce a restituire pad alla mano: detto che con i tiri “Full Manual” ed “Avanzati” c’è ancora qualche problema con le conclusioni di prima intenzione (i giocatori fanno quasi sempre un controllo, prima di calciare), disegnare trame degne del miglior Barcellona non è solo cosa fattibile, ma anche più semplice: i giocatori reagiscono immediatamente ai comandi impartiti, e teniamo a sottolineare l’incredibile precisione del motore di gioco nel calcolare le traiettorie, siano esse di passaggi rasoterra o lanci in profondità. L’errore può sempre scappare, come ovvio, ma in generale ci si sente incoraggiati nel tentare qualcosa di difficile, perché raramente in campo non accade quanto sperato.
Questo non vuol dire segnare ad ogni tentativo, perché l’abilità è ovviamente sempre richiesta, ma avere fiducia nel proprio alter-ego virtuale è una delle migliori sensazioni che questo PES riesce a dare. Le possibilità di controllare la sfera sono innumerevoli, ed il motore di gioco riesce sempre a calcolare la miglior animazione possibile in base al contesto, quindi alla posizione del pallone rispetto al giocatore e via discorrendo. La telecronaca è purtroppo di livello scadente: un piccolo miglioramento rispetto alla scorsa edizione c’è stato, ma qualcuno dovrebbe rianimare Caressa quando si tratta di chiamare i giocatori. Il nostro consiglio è quello di disattivarla al più presto e godersi i cori dagli spalti.

Nel calcio, lo scopo è fare gol, e Konami in questo PES 2016 ci da la possibilità di segnare nei modi più spettacolari, ci convincono un po’ meno i tiri a giro che, a nostro parere, creano delle traiettorie piuttosto rigide, dando la sensazione che il pallone corra su un binario, al contrario di quanto accade nel resto del campo, dove la sfera sembra avere vita propria e reagire nei modi più disparati in base alla precisione ed alla forza del tocco. Le conclusioni “normali”, invece, ci hanno totalmente convinto: si ha la possibilità di tirare una sassata all’incrocio o un missile a filo d’erba con estrema naturalezza. Con altrettanta naturalezza, e con molto allenamento, riuscirete a riprodurre in campo i dribbling più spettacolari, con il solito metodo che richiede l’utilizzo di entrambe le leve analogiche: con la destra si avvia la finta, con la sinistra si impartisce la destinazione di “chiusura” del trick, molto più semplice a farsi che a dirsi. Quest’anno PES presenta una novità: il meteo dinamico. Operazione riuscita a metà, a dire il vero, visto che le condizioni climatiche possono cambiare soltanto nell’intervallo tra la prima e la seconda frazione di gioco. Sicuramente, meglio di niente.

La CPU, che nella passata edizione non pressava l’avversario umano, nemmeno con un mitra spianato in pieno volto, ha subito un notevole miglioramento: l’IA di PES 2016 ci ha convinto, con la sua capacità di adattarsi allo svolgimento del match, con la scelta, del tutto autonoma, di rallentare o velocizzare la manovra a piacimento… Alcune volte vien da guardare con sospetto la console, messa lì, sotto il televisore. Ci sono sembrati più convincenti anche i portieri, con animazioni più credibili e risposte più reattive alle varie situazioni che si verificano in campo.

Nota dolente, sotto il profilo del gameplay, è sicuramente l’arbitraggio. Qui Konami ha ancora molto da lavorare: le scivolate vengono giudicate in maniera piuttosto precisa, ma non viene chiamato un fallo (che sia uno!) se, al momento di effettuare un tackle “normale” (doppia X), invece di andare sul pallone si colpisce soltanto l’avversario. Niente, per l’arbitro è tutto ok ed il match può proseguire. Speriamo che la situazione possa risolversi con una patch, perché da questo punto di vista, proprio non ci siamo.

Le Modalità online, dalle semplici amichevoli ai match online del My Club, passando per le classiche Stagioni, sono ancora una volta supportate da un’infrastruttura che non riesce a reggere il passo con la concorrenza: il lag è sempre dietro l’angolo e, sebbene questi problemi li abbia anche Fifa, il diretto rivale, qui il problema si presenta con più frequenza. Dobbiamo sottolinearlo per dovere di cronaca. Anche il semplice “Tentativo di comunicazione” ai servers di Konami, durante le varie schermate dei menù, può portare un giocatore allo sfinimento. Confidiamo in una patch che possa velocizzare la risposta tra la console ed i servers.

Insomma, PES ha vinto la sfida con il diretto concorrente? Come l’anno scorso, la risposta è “Ni”. La mancanza di licenze e la qualità dell’online non eccelsa inficiano un prodotto che, sul campo, mette in mostra una qualità davvero altissima, con un ritmo di gioco realistico, delle meravigliose animazioni e un impatto grafico davvero notevole. La decisione è esclusivamente vostra: se decidete di chiudere un occhio sulle sue mancanze, avrete tra le mani un magnifico gioco di calcio.

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