La Count Basie Orchestra è la diretta discendente delle leggendarie big band guidate da Count Basie e ne continua il sound caratteristico, attraverso un repertorio di grande impatto. Richiestissima in tutto il mondo, l’orchestra, diretta da William H. “Bill” Hughes, è ora formata da 18 elementi. Alcuni di questi suonavano già con lo stesso Basie, altri sono stati scelti appositamente da lui, scomparso nel 1984. Nella sua storia la CBO ha vinto un totale di ben 17 Grammy Award, sia da sola (migliore jazz performance) che con grandi ospiti (Rosemary Clooney, George Benson, Joe Williams, The Manhattan Transfer, The New York Voices, Tito Puente). Innumerevoli le sue partecipazioni a festival e i concerti nelle sale più prestigiose di tutto il mondo. Ascoltando la Count Basie Orchestra si ha l’impressione di aver ritrovato un oggetto prezioso direttamente giunto dal passato. Per alcuni un miracolo vivente, per altri semplicemente swing allo stato puro. In entrambi i casi, un’esperienza difficilmente ripetibile. Chi assiste a un concerto della Count Basie Orchestra assiste all’abc del linguaggio jazz, dello swing più coinvolgente che si possa avere la fortuna di ascoltare. Si è immersi in una sequenza ininterrotta di passaggi repentini, che da un andamento pianissimo passano a ritmi indiavolati, il tutto eseguito in piena scioltezza, tanto da far apparire tutto molto easy. Si tratta di swing, si tratta di linguaggio jazz, parlato da chi questo idioma lo ha inventato, elaborato e reso facile all’ascolto, quasi si trattasse di un gioco da bambini, che gioco però non è. Maestria, sincronismo, stacchi al millesimo di secondo, attacchi all’unisono che bruciano il tempo, rendendolo docile e impazzito nel giro di un amen. Energia allo stato puro. Come scrisse Arrigo Polillo nel suo oramai celebre volume “Jazz”, “Count Basie è, per i cultori del jazz, l’uomo che venne al Nord da Kansas City a portare un po’ di fuoco nel mondo delle orchestre swing nella seconda metà degli anni trenta”.
La Count Basie Orchestra, a metà degli anni ’30, divenne la più celebre espressione dello swing che si fosse mai conosciuta sino ad allora e per gli anni a venire. Erano i tempi in cui la Count Basie Orchestra competeva con la Duke Ellington Orchestra per lo scettro della migliore orchestra swing d’America. In quegli anni, Basie arrangiò e registrò alcuni suoi capolavori: “Shiny Stockings”, “Corner Pocket” e “April In Paris”. Negli anni d’oro, la Count Basie Orchestra poteva contare su sassofonisti come Lester Young, Herschel Evans, sulle trombe di Edison e Buck Clayton e sui tromboni di Beny Morton e Dicky Well, senza dimenticare la batteria di Jo Jones, caposcuola per tutti i primi drummer be-bop. Tra i veterani inoltre, va annoverato il trombonista Bill Hughes, che venne assunto nel 1953, sotto la raccomandazione di Frank Wess. Accanto a lui, a formare una sezione di tre trombonisti, sedevano Henry Coker e Benny Powell. Il suono sviluppato era tanto incisivo da venire considerata la migliore sezione del mondo.
Direttore: William H. “Bill” Hughes
Trombe: Michael Williams William ‘Scotty’ Barnhart Waldron Ricks Kris Johnson
Tromboni: Clarence Banks David Keim Barry Cooper Alvin Walker
Sassofoni: John Williams, baritono Doug Miller / Road Mgr., tenore Marshall McDonald, primo alto Doug Lawrence, tenore Cleave Guyton, alto
Ulysses Owens - batteria James Leary - contrabbasso Will Matthews - chitarra Llew Matthews - pianoforte
Melba Bradford - voce
Mercoledì 5 Novembre Sala Sinopoli ore 21, Auditorium Parco Della Musica
Discussione 0
Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!