Continua la nostra intervista a Francesco Cavuoto, lo showman campano, classe 1979, artista poliedrico seguito nelle sue imprese dall'agenzia creativa Mind the Lab di Benevento. A leggere dalla presentazione sulla sua fan page ufficiale di Facebook, è definibile come "l’uomo dai mille perché, una jingle-machine, un effetto sonoro con sembianze umane... questo è Francesco Cavuoto, lo speaker-no speaker, l’unico cabarettista che fa radio perché non sa di essere cabarettista !!!" E, a proposito di radio, ci siamo lasciati parlando delle Cavuotate... D: Nell'ambito delle Cavuotate, ce n'è una a cui sei affezionato e una di cui sei pentito - in questo caso quando magari la vittima dello scherzo piange, ci rimane evidentemente male? R: C'è ne una a cui sono particolarmente affezionato ma perché c'è una storia dietro, ed è quella della signora e dei tubi ghiacciati. Ecco perché non mi preparo: c'era stata una forte gelata e mi è venuto in mente uno scherzo, che ho subito comunicato a Gennaro, "il tecnico" [ è il fonico Gennaro "J" Toscano, NdR]. Gli dico: "Dobbiamo chiamare qualcuno in Abruzzo e dire che i tubi sono ghiacciati e che si devono sghiacciare, chiamiamo, mi verrà qualcosa". E abbiamo fatto un numero a caso, abbiamo trovato questa signora che ha fatto tutto ciò che le dicevo, peraltro improvvisando, e che si può sentire nella Cavuotata. Due cose mi sono rimaste impresse: il tecnico dall'altra parte che era con le lacrime e per non farmi ridere sì è messo sotto il mixer; e in secondo luogo, essendo la signora spontanea, è diventata un personaggio amato e adorato, abbiamo addirittura registrato la voce e fatto scherzi con la sua stessa voce - da qui sono nate anche le Bischerate. Per la Cavuotata che mi è rimasta impressa nell'altro senso, c'è quella della sposa e lo scafandro, dove mi fingo un commesso di un'azienda che vende abiti da sposa e che due giorni prima ha venduto il suo vestito, lasciando solo un abito estremamente più largo che sarebbe stato riempito con della spugna. Lei ha pianto così tanto che durante la chiamata mi è venuto di interrompere lo scherzo e dirle subito che era tutto uno scherzo. Mi è dispiaciuto tantissimo ma spontaneamente sono andato avanti. E continuava a dispiacermi, mi sembrava di rovinarle il giorno più bello della sua vita. E invece è stato il giorno più bello della sua vita davvero, mi hanno detto i suoi testimoni che le hanno registrato lo scherzo e lo hanno fatto sentire anche al suo matrimonio. E ha riso tantissimo. D: E' una cosa bella da raccontare: dimostra che la gente che sa prendersi in giro fortunatamente c'è ancora! R: Molti dicono che sono cinico. Forse lo sono, ma nei confronti delle brutture della vita. Mi piace quel detto "Chi è causa del suo mal pianga se stesso". Non mi piace a priori giustificare tutti i mali e tutti i dolori e aver compassione per tutto. Se tu una cosa te la sei cercata, forse potevi pensarci prima. Negli scherzi non sono cinico. Lo scherzo è pesante, ma è il personaggio che è cinico. Se il maresciallo ti telefona e ti rimprovera perché hai un verbale che dimostra che andavi a 170 km/h sull'autostrada, la "cazziata" non te la fa Francesco Cavuoto, ma il maresciallo dei carabinieri. E ci sta che ti rimproveri perché hai fatto una trasgressione sull'autostrada ed è giusto che un carabiniere ti rimproveri, anche se magari Francesco Cavuoto non lo farebbe. D: E a proposito di cinismo, tornerei al discorso della televisione. Per parlare però di un immaginario edulcorato, fatto di slogan e apparenza, un mondo che comunque condiziona le nostre vite. Pensi che sia possibile avere un antidoto, un qualcosa da inserire in questo mondo irreale? R: Sai, io dico una cosa: la gente sta sognando ma ha smesso di sognare. Ricordo le cose che raccontavano i miei nonni, che come tutti i nonni penso siano una salvezza per tutti, perché possono raccontarci il nostro passato e aiutarci con il nostro futuro. Spesso vengono anche sottovalutati, si sente spesso "sei vecchio, cosa capisci?" E invece, i nonni ci facevano sognare. Ci si dice spesso che prima non c'era la televisione o la radio - che intendiamoci, per fortuna che sono state inventate - allora c'era il libro davanti al caminetto, c'era il vicino che sapeva meglio l'italiano, che magari raccontava storie e ti faceva sognare. Ecco, la televisione han perso la capacità di farci sognare come i nonni o quel vicino sapevano fare. Non lasciano lo spazio alla tua immaginazione, al mondo che io vogli costruirmi. Perché il libro è sempre più bello del film? Perché il libro ti dà gli spunti, ma poi il mondo in cui è immersa la storia la sogni tu. Nel film tu assisti alla visione del regista, al suo sogno. Ecco perché la radio la spunterà sempre sulla televisione, secondo me: perchè non obbligandoti a vedere ti da degli input e tu poi crei il tuo disegno attorno a quegli spunti. Ecco quindi perché dico che la gente non sogna più. Forse sarebbe il caso che tornasse a farlo. D: E parlando di sogni e di spettacolo, anche in quanto a società dello spettacolo alla Deborde, cosa sogna di fare Francesco Cavuoto da grande? R: Vuole essere felice. Voglio alzarmi un mercoledì qualunque tra trent'anni, alzare la tapparella, guardare fuori ed essere felice, anche se il mondo non è andato avanti come volevo io. Vorrei guardarmi indietro dire "Cazzo, sono felice". Felice perché ho fatto quello che volevo fare, perché ci ho creduto e non perché qualcuno o qualche esigenza mi abbia spinto a farla. Qualcuno ci ha messi su questa terra, chi dice mamma, chi dice papà, Dio, Gesù o Buddha, ma comunque siamo qui, e non sappiamo cosa c'è li fuori. La vita è un gioco, una partita. Quindi giochiamocela. Ma non per chi ci guarda ma per noi. E' ancora il discorso del bambino: il bambino gioca senza importarsene di chi lo guarda. Frose di mamma e papà, ma mamma e papà sono troppo impegnati nelle loro cose da grandi. Il bambino pensa a giocare e divertirsi. E questo vorrei che fosse la mia vita. Che poi ci metti un ruolo al cinema, una tourné tetrale, un varietà di sabato sera su Raiuno, sono sogni che ho nel cassetto e magari un giorno ci arriveremo insieme, ma nel frattempo giochiamo. Continuiamo a giocare.
Speciale Francesco Cavuoto - seconda parte
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