Speciale Francesco Cavuoto

Speciale Francesco Cavuoto

Attore? Sì, ma non solo. Quindi anche doppiatore? Sì, ma è ancora poco. Animatore radiofonico? Anche. Insomma, definire Francesco Cavuoto per la sua...

Attore? Sì, ma non solo. Quindi anche doppiatore? Sì, ma è ancora poco. Animatore radiofonico? Anche. Insomma, definire Francesco Cavuoto per la sua preparazione e per ciò che è capace di fare è un'impresa piuttosto ardua. Attivo in radio sin dall'età di 15 anni, animatore in discoteca praticamente prima ancora che potesse prendercisi tutti i tipi di cocktail, agitatore delle giornate al mare delle spiagge del centro e sud Italia, ma anche allievo di Roberto Pedicini e Christian Iansante a Pescara e voce di spot istituzionali (avete presente "Tifo Liberooooooo"?), autore di scherzi telefonici in radio e dal vivo: le Cavuotate. Insomma, giungere al bandolo della matassa è davvero dura. Allora, quale miglior soluzione se non chiederlo in prima persona al diretto interessato? D: Innanzi tutto, chi è Francesco Cavuoto secondo Francesco Cavuoto? R: Francesco Cavuoto è un bambino nel corpo di un adulto. E' un trentenne che ha lasciato la Campania per stare a Roma e inseguire un sogno, che si può "ridurre", se mi permetti questo termine, alla comunicazione, a comunicare qualcosa. Insomma dare qualcosa di me alla persona che mi ascolta o che mi guarda. E questa comunicazione ha diverse strade, che sono la radio, il doppiaggio, lo spettacolo e quanto altro. D: Parlando di diverse strade e modalità di comunicazione, hai un tuo personale cavallo di battaglia? Ti senti più portato per un'attività rispetto a un'altra? R: Guarda, in realtà non c'è un vero e proprio cavallo di battaglia. C'è un veicolo, che è la rappresentazione scenica, in radio, al doppiaggio, c'è chi definisice tutto questo lavoro come "lavoro attoriale": tu sei un attore e non fai il doppiaggio, non fai radio o lo spettacolo, bensì fai l'attore al doppiaggio, l'attore alla radio, l'attore nello spettacolo, l'attore anche nella vita. Riportando tutto in due parole, mi piace divertire ed emozionare: che sia radio o spettacolo o teatro, l'importante è far divertire ed emozionare. D: Penso che queste cose siano nel tuo DNA, nel senso che la voglia di comunicare o la si ha o non la si ha. Se convieni su questo punto, potresti dirci come hai assecondato queste tue propensioni anche tecnicamente e come studio, come anche a livello di gavetta? R: Credo che in qualsiasi professione artistica e in generale ci voglia esperienza, preparazione, tanto allenamento, tante prove: provare a misurarsi con se stessi e con le persone che si hanno intorno. Spesso si pensa di essere i primi, ma non si tiene conto del contesto. Io posso vivere in un paesino ed essere il più bravo a disegnare, posso avere gente che viene ad applaudirmi e a commentare le mie opere, però poi arrivato a Parigi o Milano o qualsiasi città d'arte, mi accorgo di essere l'ultimo tra i primi, ed è lì che cominci a capire quale sia la tua preparazione, i tuoi punti deboli e i tuoi punti forti su cui lavorare. A prescindere, per quanto si possa essere portati e preparati, per questo lavoro ci vuole sempre tanta gavetta, tanto studio, tanti sacrifici. Ma i sacrifici intesi come voglia di mettersi a studiare, applicarsi e prepararsi al proprio lavoro, poi magari un sacrificio non è, ci può essere amore e passione. Perché parliamoci chiaro, è un grande gioco questo: il vero lavoro per noi è trovare lavoro. E' un divertimento, perché penso che nessuno di noi sceglierebbe un lavoro che sia un sacrificio. E' come il bambino se ci pensi. Come fai a togliere la palla a un bambino? Mica il bambino sa che mentre si allena si sta sacrificando? Cosa gli importa se per quattro giorni alla settimana è lì su un campo con la pioggia o con la neve? Il bambino sta giocando e deve giocare, anche se gli fa male il piede, non importa, lui vuole giocare e il resto può aspettare. D: Indagando sulle tue attività, sei molto noto per le tue Cavuotate, i tuoi scherzi telefonici trasmessi in radio e nei tuoi spettacoli. Mi ha colpito, al di là della tecnica, il rapporto spontaneo che si crea con l'interlocutore... R: Amo tutte le mie Cavuotate, tranne quando dall'altra parte sento la rabbia o la cattiveria di chi non accetta fino alla fine lo scherzo. Mi arrabbio quasi sempre perché, non capisco perché una persona non possa divertirsi. E' stato uno scherzo, una cosa di cinque minuti, anche se ti ho fatto credere che era un problema gravissimo ti ho anche detto che era tutto frutto della fantasia. Per il resto, amo tutto delle Cavuotate. Anche la Cavuotata è un gioco: mi diverto a giocare con l'interlocutore. Dove è il segreto? Una volta una ragazza mi disse che era tutto finto, ed erano già sei anni che facevo le Cavuotate. Non voglio difendermi a tutti i costi ma riflettiamo: sono sei anni che faccio Cavuotate, cinque volte a settimana. Calcolando cinque Cavuotate per cinquantadue settimane per sei anni, io dovrei trovare 1.500 attori diversi, uno per ogni scherzo. E dove potrei mai trovarli? Il segreto è che non mi preparo niente: ho dei dati di partenza, ma non conosco il tuo carattere. Quando le registro, i primi cinque minuti sono dedicati a questo, a conoscerti. Quando comincio a capire come poter approfondire e farti parlare di te, allora mi adatto: faccio la vittima, faccio l'arrabbiato, ti prendo in giro, insomma cerco di capire come entrare in confidenza. E lì poi arriva il fuoco della Cavuotata: quando cominci a crederci sul serio e sei convinto che ti sto dicendo la verità, ti dico che è tutto uno scherzo. E questo, si può fare solo ascoltando e studiando il carattere dell'altra persona. Poi ci sono naturalmente gli scherzi che riescono meglio, gli scherzi non riusciti, magari qualcuno mi riconosce pure, se mi ascolta in radio. Concludendo, le Cavuotate sono un gioco dove mi diverto tantissimo, metto alla prova le persone che mi ascoltano e me stesso. Se ne inventano di tutte i colori e ho capito una cosa: che la gente ha tantissimi pensieri. Se la gente riflettesse per un attimo alla telefonata, direbbe subito: "Non è possibile". Invece ci stiamo con tutti e due i piedi in questa vita surreale propinata dalla tv e dalla pubblicità, che tutto può accadere. Scusami una parentesi seria: l'11 Settembre 2001, quando caddero le torri, io stavo guardando un film. Quando tutte le reti proposero le immagini del crollo, io credevo che fosse il trailer di un altro film. Abbiamo visto scene simili in così tante pellicole che non pensavo fosse reale, non sembrava strano. Ecco perché la Cavuotata fa breccia: perché nulla più sembra strano. D: E' una riflessione che trovo giusta: non si crede più a niente ma paradossalmente si crede a tutto... R: E' vero. E pensavo che, se fossi un delinquente, potrei farmi soldi con scherzi e inganni. Nelle Cavuotate mi è capitato di dire alle vittime, di preparare una busta con dei soldi che poi passo a prendere, e la gente lo fa. E se il mio è uno scherzo, ci sono persone che invece ne approfittano veramente, e quindi vediamo questi servizi alle Iene o Striscia La Notizia...

(continua...)

Speciale Francesco Cavuoto

Discussione 4

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.
OR
orazio · 15 anni fa #
...eh Bravo... Cavuoto
LI
Lina · 15 anni fa #
Complimenti a Francesco! Sei una bella persona!
E ti seguo...anche se non assiduamente.
La tua ora di trasmissione equivale, per me, all'ora di pausa pranzo...in cui tutto faccio tranne che...ascoltare la radio, sigh!
Ma quando posso ti ascolto eccome!
AL
alfredino · 15 anni fa #
bella intervista francè
MA
Marilena (BN) · 15 anni fa #
sono troppo felice per il tuo successo!!!
Grande Francesco....sei UNICO!!!