Facciamo una chiacchierata con una nuova, piccola, realtà musicale italiana.
Megamodo: Prima di tutto, grazie per averci concesso l’intervista! Grazie a Megamodo per aver contattato la Bottega del Tempo a Vapore
M: Se non abbiamo contato male, siete in sette. Mettere d’accordo tutte queste teste è difficile? È vero, sette teste pensanti non sono facili gestire e far andare all’unisono senza un minimo di impegno e maturità professionale. Fortunatamente pensiamo e lavoriamo in funzione del gruppo, mettendo da parte i personalismi. In questo modo è più semplice individuare soluzioni che soddisfino tutti o la maggior parte di noi. E se qualche volta non è accaduto o non dovesse accadere, abbiamo la semplice regola della maggioranza, con buona pace di chi non è d’accordo.
M: Chi ha scelto il nome del gruppo? Il suo significato? “Il nome l’ha proposto Alfredo Martinelli. In uno dei tanti pomeriggi domenicali trascorsi a valutare idee creative e organizzare le attività da svolgere per il progetto, Alfredo ci ha proposto due nomi. Il secondo, quello a cui lui teneva maggiormente, l’ha tirato fuori dalla manica, dopo aver visto i volti perplessi all’ascolto del primo nome. Il secondo nome era “la Bottega del Tempo a Vapore” e ci ha colpito fin da subito. In netto contrasto con ogni regola di marketing riferita al naming, ha la capacità di catturare l’attenzione. Il nostro approccio alla musica non è omologato, siamo una voce fuori dal coro, e ciò lo volgiamo trasmettere fin da subito. Inoltre in sé raccoglie e sintetizza diversi concetti per noi importanti. La Bottega è per noi quella delle arti e dei mestieri che ha reso celebre il Rinascimento Italiano. In quelle antiche botteghe si sono formati grandi Maestri, ma l’aspetto più importante è che ogni maestro dava il proprio contributo per quel che erano le sue competenze, arricchendo e a sua volta arricchendosi in un muto e perpetuo scambio di conoscenze. Il Tempo è una costante delle nostre opere, sia l’attuale, che le future, su cui abbiamo già idee interessanti. Esso è inoltre un importante parametro di riferimento della Vita che scorre. Un costante monito a ricordare quanto sia infinitamente breve il tempo a noi riservato sulla Terra. Il Vapore è quell’elemento naturale, denso quanto basta per essere visto, seppur impalpabile, in grado di generare forze notevoli capaci di spingere locomotive, far muovere macchine industriali e, al tempo stesso, infilarsi in ogni piega e fessura, come vogliamo che faccia la nostra arte.
M: I testi sono molto ricercati, quanto tempo vi ha preso la stesura di ogni brano? “Per i testi il discorso è più complesso di quel che può sembrare. Tutto parte da loro, anzi, per essere più precisi, da un racconto che Alfredo ha scritto circa un paio di anni fa. Convinto che avesse le caratteristiche giuste per essere trasformato in un’opera rock, si è messo alla ricerca di musicisti che, come lui, avessero la giusta dose di fantasia e quel pizzico di pazzia adatta ad affrontare l’impresa. Durante la ricerca, aveva già suddiviso in capitoli il racconto. In ogni capitolo era ben descritta l’evoluzione della storia. Quando è iniziata la composizione musicale, curata da Alessandro Zeoli, ci vedevamo e insieme si parlava di quel che accadeva nel capitolo di cui si andava a comporre la musica. Con tutti i pezzi pronti e arrangiati, Alfredo è passato alla scrittura dei testi. Quest’ultimo passaggio è stato più breve dei precedenti in quanto la storia era ben delineata e molte scelte narrative già prese. Ad esempio, se si focalizza bene l’attenzione, si noterà che noi siamo i narratori di una storia e non i protagonisti di essa. In questo modo sono state aggirate alcune difficoltà, che avrebbe posto una narrazione in prima persona. Al termine di questo lavoro di scrittura è giunto il momento di Angelo Santo che ha dato vita alla linea melodica, il cosi detto cantato, che è una diretta emanazione della sua sensibilità espressiva. In tutto l’opera è stata scritta in nove mesi, partendo però da un racconto già esistente“.
M: Esattamente, in quale genere musicale potremo mai “catalogarvi”? Avete in mente di esplorare altri generi? “Il nostro genere musicale di riferimento è il progressive rock. Come ben sottolinea Angelo D’Amelio, la scelta progressive non è assolutamente casuale. Negli ultimi tempi la musica ha subito una semplificazione strutturale per renderla maggiormente adatta a un pubblico più vasto. La nostra peculiarità artistica va invece in una direzione di più ampio respiro, in cui le sonorità, le ritmiche e gli arrangiamenti sono elementi articolati e fondamentali per consentire all’ascoltatore di “vedere” la storia narrata, consentire un’apertura sensoriale a più livelli in cui le parole del testo si amalgamano alla musica e amplificano la portata dell’Opera. Per queste ragioni, al momento non pensiamo di esplorare altri generi, se non con sfumature che possano arricchire le nostre opere future“.
M: Chi rappresenta, per voi, il “Guerriero errante”? Il Guerriero è per noi un eroe comune, le cui gesta abbiamo reso estreme per dar loro un valore epico, ma sono non altro che la metafora delle difficoltà che quotidianamente accadono a molti di noi. Colui che s’impegna con costanza e senza demordere, fino al raggiungimento del proprio obiettivo, può essere considerato alla stregua del nostro “Guerriero errante”.
M: Di questo album, ognuno di voi avrà il suo brano preferito. Diteci quale e perché. (Di seguito le risposte di ognuno, ndr) - Alessandro Zeoli: “Premesso che tutti i brani per me hanno un significato speciale, se dovessi sceglierne uno, il mio preferito é Urlanti Demoni perché é il punto focale di tutto il disco, musicalmente e testualmente parlando, é il momento della scoperta da parte del re dei due amanti e della maledizione eterna , è il momento in cui le distorsioni salgono e si prova a descrivere la terribile Janara”. - Alfredo Martinelli: “Personalmente, a “Fumo d’anime” sono legato per una questione sentimentale. È stato il primo testo da me scritto per un brano musicale. “Mendicanti luridi” rappresenta un personale punto di vista su alcuni aspetti della società, che tra le trame del racconto emerge come pensiero del Guerriero. “Eterea fusione” ha una genesi anomala rispetto agli altri brani. Eravamo alla ricerca di un pezzo lento, con cui rappresentare l’Amore fra la Dama e Guerriero. Le precedenti composizioni non soddisfacevano. Un giorno Alessandro porta in sala di registrazione un paio di temi suoi, composti tempo addietro. Il primo mi colpisce in modo particolare, al solo ascolto già mi sentivo in sintonia per scrivere. Gli faccio una notevole promozione, agli altri è ugualmente piaciuto ed è stato selezionato. Il testo l’ho poi scritto in giro per l’Italia, un po’ alla volta. Narra dell’incontro amoroso fra i protagonisti, senza mai citare la parola Amore, così come avviene in tutta l’Opera, ma soprattutto nella strofa iniziale, mi sono fortemente ispirato alla Vita, quella alla quale si affacciano i neonati non appena escono dal ventre materno: un tripudio di colori, forme e profumi, non ancora filtrati dalla coscienza e dalla sovrastruttura dell’educazione che lo società impone”. - Angelo D’Amelio: “Ad essere sincero non saprei rispondere con sicurezza a questa domanda, il motivo di ciò è che a mio parere, quando vedi un lavoro a cui appartieni (e non è un caso che non abbia preferito dire : “che ti appartiene”) crescere e prendere forma , finisci per legarti in maniera diversa ad ogni parte di esso. In ogni caso se dovessi scegliere uno o più pezzi a cui sono più affezionato probabilmente preferirei “eterea fusione” , “fumo d’anime” e “ombra di falce”. Il primo menzionato poiché ritrovo fortemente coerenti tra loro il testo e le musiche che nel loro insieme riescono a rendere molto bene l’idea del rapporto amoroso tra la dama ed il guerriero, il secondo forse proprio per il valore di “primo brano” che ha avuto all’interno dell’album e del gruppo stesso (è spesso usato per sound check, è quello più volte ascoltato, è il primo singolo uscito, ecc) ed infine l’ultimo, poiché nella sua struttura musicale riesce, a mio parere, a contenere in maniera soddisfacente passaggi tra loro armonicamente e ritmicamente molto diversi (basti considerare l’accompagnamento di fondo all’assolo di sax, in netto contrasto con il resto dell’opera), significando in maniera lineare la nostra scelta di genere”. - Angelo Santo: “In realtà io non ho un brano preferito, sono legato a tutti in modo diverso. Ma se proprio devo scegliere ne dico due. “Mendicanti luridi” per lo sviluppo del pezzo, l’esplosione finale è un intreccio tra poesia e melodie, difficili da trovare oggi in un brano italiano. Ovviamente il secondo brano è la ballad, “Eterea fusione”, mi emoziona cantarlo, ogni volta è come se fosse la prima”. - Gabriele Beatrice: “Il pezzo più bello per me é sicuramente “Arabeschi sentieri”. C’é praticamente di tutto in quel brano: inizio introspettivo, strofe piene di groove, parti progressive, epic, ritornelli sostenuti, orchestrazioni, pause, e la parte finale é sempre un’emozione enorme suonarla. - Giovanni Santamaria: “Eterea fusione”, perché la dolcezza di questo brano lascia un attimo spiazzati ma allo stesso tempo non si dimentica di essere un brano di un opera progressive. I suoi cambi di personalità lo rendono poetico e sprintoso allo stesso tempo. Per quanto riguarda “Vita sospesa” e stato il brano che mi ha ospitato in questo mondo progressive fatto di cambi di tempo e linee vocali che si intrecciano in una miscela davvero interessante”. - Giuseppe Barbato: “E’ difficile scegliere un brano preferito tra i tanti. “Ombra di falce”è un pezzo che mi piace per la dinamicità del brano che spazia da parti veloci suonate all’unisono a parti dove il brano respira con sonorità più lievi e dilatate; è un brano progressive a tutti gli effetti grazie anche agli intermezzi di sax, piano e chitarre piacevoli da accompagnare e ovviamente per il testo che si adatta bene alle parti suonate. Non posso poi non avere una certa propensione per “Mendicanti Luridi” per vari motivi; anche in questo brano la dinamicità è particolarmente evidente,l’introspezione del Guerriero e quindi l’atmosfera che diventa più perturbata e angosciata per poi riprendere un accento più risolutivo nel finale, il tema del fato e della religione”.
M: Perché le persone dovrebbero ascoltarvi? Cosa volete raccontarci attraverso la vostra musica? “Ascoltarci e importante, perché si apre sullo spettatore un nuovo mondo musicale in cui si fondono letteratura e musica, in cui gli strumenti sono al servizio della storia e non un mezzo per fare sfoggio di sé. La composizione e gli arrangiamenti sono curati, non esiste nella nostra Opera la struttura strofa-ritornello-strofa basata sui soliti tre o quattro accordi accompagnati da un testo in rima banale. Ogni pezzo è stato pensato e calato nella realtà del racconto per rendere musicalmente la scena narrata”.
M: Quali sono gli obiettivi che vi siete posti? Cosa volete raggiungere? “Nel breve termine c’è la promozione del “Guerriero errante”. Abbiamo intenzione di farlo suonando in giro per l’Italia. Per il lungo periodo ci stiamo impegnando fin da subito al fine di rappresentare in Italia un punto di riferimento nella musica moderna“.
M: Dai, salutiamoci alla grande: raccontateci qualcosa che non avete ancora svelato a nessuno, qui, in esclusiva, per Megamodo! “È già pronta la struttura narrativa della prossima Opera. C’è un soggetto e una sinossi con la suddivisione dei capitoli. Ma per la musica ci vorrà ancora tempo. Un caloroso saluto a Megamodo e tutti i suoi lettori da “la Bottega del Tempo a Vapore”.
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