Baustelle, il nuovo album dal 26 marzo

MusicaWarner

“Mistici dell’occidente” è il titolo di un’opera di Elemire Zolla, in cui lo storico delle religioni asseriva che “non a caso il isticismo porta spesso alla creazione di nuove comunità entro lo Stato o ai suoi margini: conventi, associazioni di anacoreti, come a ripristinare le condizioni di una comunità diversa e più antica”. Questo nel 1963; quasi quarant’anni dopo i Baustelle (foto di Gianluca Moro) ripropongono il concetto per lanciare il loro quinto lavoro, a due anni di distanza da “Amen”, vincitore peraltro del titolo “Album dell’anno”. “Mistici dell’Occidente” è il titolo quindi anche dell’album che Warner distribuirà sul mercato a partire dal 26 marzo, anticipato dal singolo “Gli Spietati”.
Baustelle
Rachele Bastreghi (voce, synth, piano elettrico, clavinet, organo, percussioni), Francesco Bianconi (voce, chitarre, synth, organo), Claudio Brasini (chitarre) propongono un lavoro in cui già la copertina ha un rimando cripto-esoterico-mistico: una chiara citazione del beatlesiano “Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, in cui tra gli altri figurava Aleister Crowley, guru del satanismo moderno.

“I Mistici dell’Occidente”, prodotto da Pat McCarthney (U2, Madonna, R.E.M.) fianco a fianco con Bianconi, ha a che fare con la voglia di contrapporsi in qualche modo alla “vanità” che ci circonda, e all’assenza di pensiero che tutto permette e tutto assimila. Per recuperare, attraverso la ricerca di qualcosa di più alto, un rapporto interiore che proprio al sé, all’individuo, alla persona, porti nuovamente valore. Non è questo, però, un disco “spirituale”, di fuga, tutt’altro: i riferimenti politici, culturali, sociali abbondano, regalando concretezza “terrena” ad un album che potrebbe sembrare da essa apparentemente lontano. Del resto «per trascendere il mondo bisogna che il mondo ci sia», dice ancora Elémire Zolla, e allora basta ascoltare le prime canzoni del disco, come l’introduttiva “L’indaco” – addirittura speranzosa nel marcare il tono del disco – o “San Francesco” e la stessa title-track per avere un’idea di come anche l’album sia profondamente radicato nel “qui e ora”, così come accade con “Gli spietati” e “La canzone della rivoluzione”.
Baustelle
Non mancano però pagine più autobiografiche, nello stile che fu caro a Luciano Bianciardi, toscano come loro, in cui la cronaca (spesso locale) diventa letteratura e analisi di costume: “Le rane”, “Follonica”, “La bambolina” sono racconti che mescolano immagini letterarie, sequenze cinematografiche, fotoromanzo e manga giapponese. La forza de “I Mistici dell’Occidente” è, del resto, proprio questa, quella di continuare, canzone per canzone, scena per scena, a cambiare regole, punti di riferimento, stili, senza mai tornare indietro. Così un finto divertissment come “L’estate enigmistica” colpisce davvero il segno, e lo stesso succede con l’autoritratto dolente de “Il sottoscritto”, e con “Groupies”, in cui Bianconi esprime una cifra artistica ancora diversa e ironicamente autoindulgente.
la cover del CD
Costruito a suo modo proprio come un percorso d’ascolto, che svela piacevolezze continue ad ogni passaggio di livello fino a sfociare in un brano splendidamente risolutivo come “L’ultima notte felice del mondo”, “I Mistici dell’Occidente” svela in un colpo solo tutte le unicità e i pregi dei Baustelle. Fotografandoli come una band – una setta di iniziati? (o di finiti?) – che, per visione artistica e qualità di scrittura, oggi non ci si può più permettere di ignorare.
Dal primo aprile sarà anche in rotazione televisiva il video de “Gli Spietati” diretto da Daniele Persica: un omaggio alla New York della pop art Warholiana in cui partecipano tanti attori del nuovo cinema italiano: Carolina Crescentini, Diane Fleri; Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni. Ancora, tre concerti a Roma, Milano, Firenze e sei tappe alla FNAC per ascoltare dal vivo il nuovo album

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