Captivity, regia di Roland Joffé

Captivity, regia di Roland Joffé

Jennifer Tree (Elisha Cuthbert) è un'icona della moda le cui immagini campeggiano sui muri e sugli autobus di tutta New York. E’ brillante, determinata e...

Jennifer Tree (Elisha Cuthbert) è un'icona della moda le cui immagini campeggiano sui muri e sugli autobus di tutta New York. E’ brillante, determinata e sicura del suo successo, ma le sue paure più profonde stanno per diventare realtà. Improvvisamente si risveglia, disorientata e confusa, in un letto che non è suo e si rende conto di essere prigioniera in una cella buia, senza porte né finestre. Appoggiati alle pareti quattro armadietti contrassegnati da un numero e in alto un monitor sul quale scorrono, inquietanti, scene tratte da vecchie interviste che la ritraggono mentre parla di sé, delle sue passioni e delle sue fobie. Sempre più terrorizzata Jennifer realizza con orrore di essere costantemente spiata dal suo rapitore. Tenta la fuga, ma fallisce. E’ a quel punto che si accorge di non essere sola. Oltre il muro della sua prigione, un’altra persona condivide il suo medesimo destino…

NOTE DI REGIA

Da molto tempo volevo dirigere un thriller, perché i thriller hanno per protagoniste persone che si trovano sotto grande pressione e soltanto in certe circostanze l’uomo arriva a scoprire chi è realmente. È un'alchimia che trovo eccitante e affascinante.

Captivity è allo stesso tempo un thriller e una storia d'amore. La storia presenta una piccola dose di erotismo e un pericolo fisico e psicologico in continua crescita. L'azione si svolge in una casa, spesso in una cella, e questo fa sì che il nostro coinvolgimento nella loro sofferenza aumenti insieme alla nostra paura per la loro sorte. Essere rapiti è di per sé spaventoso, ma essere rapiti da uno psicotico intelligente e ossessivo è assolutamente terrificante. Soprattutto se a compiere questo gesto criminale è una persona che ha studiato le sue vittime e sa quali pulsanti emotivi e fisici premere per suscitare terrore, panico e, infine, sottomissione.

Penso che un buon thriller debba seguire le regole del suo genere, spaventando il pubblico ma anche conducendolo in luoghi inaspettati. Volevo che Captivity fosse veloce, costantemente emozionante e spaventoso. Credo si tratti di una storia trans-generazionale perché ci fa chiedere, come dice Jennifer Tree, “chi sono io?”

Roland Joffé

Captivity, regia di Roland Joffé

Discussione 0

I commenti vengono moderati prima di essere pubblicati.

Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!